di Giovanni Cardarello
Un ‘binario’ perturbato che sembra non avere fine. L’Umbria si trova sotto lo scacco di un flusso atlantico che continua ad inviare perturbazioni a ripetizione, lasciando pochissimo spazio al sole e mettendo a dura prova la tenuta del suolo. Lo sostiene l’analisi di Michele Cavallucci dello staff della popolare pagina Facebook ‘Perugia Meteo‘. La situazione resterà estremamente variabile e molto piovosa almeno fino alla metà del mese.
Il quadro generale: piogge a fasi alterne
Dopo i fenomeni della notte tra giovedì 5 e venerdì 6 febbraio, la giornata odierna offrirà una breve tregua solo in serata, ma si tratterà di un intervallo effimero. Già da sabato 7 febbraio, una nuova perturbazione colpirà l’Umbria, portando rovesci diffusi anche per tutta domenica 8. Le temperature resteranno leggermente sopra la media, con la neve confinata solo sulle vette più alte dell’Appennino (sopra i 1.400 metri) come già visto in queste ora a Castelluccio di Norcia.
La situazione nei vari comprensori dell’Umbria
Il vero problema, sottolineano gli esperti, non è l’intensità dei singoli fenomeni, quanto la loro persistenza. Con terreni ormai incapaci di assorbire ulteriore acqua, la geografia umbra mostra i primi segni di sofferenza. Partendo dal settentrione e scendendo lungo la valle del Tevere, l’area di Perugia, Corciano e Città di Castello vedrà un susseguirsi di rovesci intermittenti che manterranno i campi in condizioni critiche. Non va meglio nel distretto del Trasimeno, dove il passaggio costante dei fronti oceanici sarà accompagnato da venti umidi, rendendo il paesaggio tipicamente autunnale.
Spostandosi verso est, tra Gubbio e l’eugubino, le piogge saranno più frequenti nelle ore centrali del giorno, senza però quel calo termico che permetterebbe nevicate a quote basse. Scendendo verso il cuore della regione, la Valle Umbra, tra Bastia, Assisi, Foligno e Spoleto, risentirà fortemente della mancanza di una pausa asciutta prolungata (che dovrebbe durare almeno 72 ore per permettere il deflusso), mantenendo la rete idrografica sotto costante stress. Situazione simile in Valnerina, dove il monitoraggio è rivolto soprattutto alla tenuta dei versanti montuosi per il rischio di piccoli smottamenti.
Le criticità maggiori si registrano però nella zona meridionale: tra Orvieto e Todi i terreni sono decisamente saturi, mentre nella Conca ternana, tra Terni e Narni, si sono già superati i 300 millimetri di pioggia annui, una soglia che normalmente si raggiunge solo a fine aprile. Qui, più che altrove, il rischio di allagamenti localizzati, piccole esondazioni o smottamenti è concreto a causa dell’assenza di tregue significative.
Un appello alla prudenza
La saturazione del suolo è il pericolo silenzioso di questi giorni. Senza fenomeni estremi, ma con una pioggia costante, tutti i piccoli corsi d’acqua e i canali di scolo in particolare potrebbero andare in seria difficoltà. Il consiglio è di prestare particolare attenzione ai bollettini ufficiali della Protezione Civile regionale e dell’Aeronautica Militare, soprattutto nelle zone storicamente esposte a criticità idrogeologiche.






