di Danilo Stentella
Centro studi politici e amministrativi ‘Franco Maria Malfatti’
Non รจ piรน uno stadio che si costruisce in Italia, รจ un affare sistemico, e fin qui nulla di anomalo. Ma quando lo stadio viene accompagnato da una clinica privata, non si tratta di un bonus per la comunitร , ma della punta visibile di un modello urbano che privatizza ciรฒ che dovrebbe restare pubblico. Parliamo del progetto stadio-clinica che a Terni ha acceso un dibattito rovente.
L’iter non รจ solo amministrativo, รจ politico, economico, ideologico. Il Comune ha dato il via libera ad una convenzione di 44 anni con la societร privata StadiumโฏSpa per progettare, costruire e gestire sia lo stadio che la clinica. I numeri sono concreti, lโinvestimento complessivo dichiarato supera i 62 milioni di euro. Di questi, la clinica privata da sola vale piรน di 20 milioni solo per scatola edilizia, attrezzature mediche e ingegneria sanitaria. Secondo il piano, 80 posti letto della clinica dovrebbero essere convenzionati con il servizio sanitario pubblico, ma non esiste alcuna garanzia certa che ciรฒ avverrร , e se quei posti letto non arrivassero il Comune dovrebbe rimborsare il costruttore fino a decine di milioni di euro: un rischio enorme scaricato sui cittadini.

La politica regionale dellโUmbria รจ spaccata. Lโassemblea legislativa non รจ riuscita a raggiungere unโintesa, le mozioni si scontrano, il centrodestra si frattura, Fratelli dโItalia sostiene con forza il progetto (ยซTerni merita un nuovo stadio e una clinicaยป) invocando opere strategiche e integrazione pubblico-privato, il Movimento 5 Stelle denuncia una ยซspeculazione edilizia e sanitariaยป e un rischio finanziario che graverร sulla collettivitร se il convenzionamento non andrร come previsto. Il progetto รจ ufficialmente dichiarato ‘di pubblica utilitร ’ dal Comune di Terni, grazie alla cosiddetta ‘legge stadi’, ma il pubblico in questo modello sembra essere solo una copertura retorica. Le aree sono pubbliche ma in concessione per decenni e i servizi (sanitร ) diventano strumenti finanziari. Si promette progresso, si offre la cittร in cambio di rendite.
E mentre le amministrazioni celebrano la valorizzazione urbana, i cittadini potrebbero ritrovarsi con un servizio sanitario privatizzato, costi impliciti altissimi e un indebitamento che si concretizzerร sul lungo termine. In questo clima di incertezza la Regione Umbria ha presentato un ricorso innanzi al Tar dellโUmbria avverso una determinazione dirigenziale, la numero 2088 del 23 luglio 2025, che autorizzava la realizzazione del progetto, che vedrebbe tra gli interessati, seppure indirettamente, lo stesso sindaco del Comune di Terni, in quanto presidente della Ternana Women Spa, proprietaria del terreno sul quale dovrebbe sorgere la discussa clinica privata. Lโudienza presso il tribunale amministrativo regionale รจ prevista per il 26 gennaio 2026, in quella sede saranno certamente chiarite eventuali fattispecie di vizio procedurale o sostanziale, anche se lโazione specifica del Tar si concentra sui profili di legalitร dellโatto.
In sintesi, la fattispecie di possibile conflitto di interessi riguarda la coincidenza tra incarichi pubblici rivestiti da Stefano Bandecchi e i rapporti economici o societari con soggetti coinvolti nel progetto stadio-clinica, che potrebbe aver influenzato il processo decisionale dellโente locale. Questo profilo, pur non essendo di per sรฉ un elemento decisivo di diritto amministrativo, costituisce un elemento critico nel giudizio di legittimitร davanti al Tar, specie se correlato alla correttezza procedurale e alla trasparenza dellโazione pubblica. Il giudizio del Tar Umbria a seguito dell’udienza del 26 gennaio si inserisce dunque in un quadro in cui il rispetto dei principi di imparzialitร , trasparenza e corretto esercizio del potere amministrativo, assume valore centrale indipendentemente dallโaccertamento di eventuali responsabilitร personali. Lโesito del contenzioso contribuirร a chiarire i limiti entro cui lโazione politico amministrativa locale puรฒ muoversi quando interessi pubblici e privati risultano strettamente interconnessi.
Il rischio sociale ed etico:
- sanitร diseguale: non รจ detto che tutti i pazienti potranno accedere ai posti letto accreditati. Se il convenzionamento salta la clinica resta privata;
- privatizzazione dello spazio urbano: lo stadio e la clinica sono la punta di un iceberg, dietro ci sono parcheggi, aree commerciali e altri volumi edificabili che possono essere usati per interessi speculativi;
- rischio per le casse pubbliche: la convenzione scarica sui cittadini il rischio imprenditoriale, in unโoperazione in cui il ‘pubblico’ agisce piรน da garante che da padrone;
- politiche inconcludenti: la politica locale e regionale non sembra in grado di trovare un punto di equilibrio reale, il dibattito si arena tra promesse e ricorsi, ma la partita si gioca su decenni.
Questa non รจ solo unโoperazione sportiva o sanitaria, รจ una mossa ideologica, รจ la cifra di un neoliberismo urbano che trasforma i beni comuni, stadio, salute, spazi pubblici, in asset finanziari. ร la cittร che diventa progetto per investitori, non piรน uno spazio da abitare pienamente da cittadini. Se permettiamo che progetti come quello di Terni si moltiplichino, il rischio รจ chiaro: una progressiva svendita del pubblico, una privatizzazione mascherata da modernizzazione e una cittร che non appartiene piรน alle persone ma al capitale. Non stiamo parlando solo di cemento e asfalto. Stiamo parlando di diritti, non รจ piรน questione di avere uno stadio nuovo, ma di scegliere se la cittร deve restare un bene collettivo. O lasciamo che il pubblico torni a decidere o continuiamo a consegnare pezzo dopo pezzo la nostra cittร a chi ha i soldi per comprarla.
La questione dellโutilizzo di risorse pubbliche per finanziare cliniche private convenzionate pone al centro un tema cruciale di equitร , sostenibilitร e prioritร delle politiche sanitarie regionali. In Umbria, come in altre regioni italiane, il ricorso crescente alle strutture private convenzionate รจ diventato un elemento di discussione politica e tecnica, non solo tra gli addetti ai lavori ma anche tra cittadini e associazioni. Destinare ogni anno decine di milioni di euro (intorno ai 30 milioni) alla spesa per cliniche private convenzionate significa, di fatto, sottrarre risorse che, in un sistema sanitario perfettamente funzionante, potrebbero essere investite direttamente nel potenziamento dei servizi pubblici, negli ospedali, nei presidi territoriali e nella medicina di base.
Queste scelte finanziarie rischiano di aggravare il divario tra pubblico e privato, lasciando i cittadini con unโopzione di cura basata sulla convenienza del privato piuttosto che sul bisogno clinico oggettivo. Secondo diverse analisi e denunce (ad esempio della Fondazione Gimbe e di osservatori locali), in Umbria la quota di spesa pubblica destinata al privato convenzionato pesa significativamente e cresce in modo strutturale, contribuendo a uno spostamento dellโequilibrio tra pubblico e privato nella sanitร regionale. Questo fenomeno puรฒ essere letto non semplicemente come un ampliamento di capacitร , ma come una privatizzazione silenziosa della cura, in cui il pubblico sostiene finanziariamente prestazioni erogate da soggetti privati, anzichรฉ rafforzare i propri presidi e il personale.
Quando le risorse vengono conferite alle cliniche convenzionate, non รจ raro osservare che:
- le liste dโattesa nella sanitร pubblica si allungano, costringendo cittadini a rivolgersi al privato pur pagando con soldi pubblici;
- le famiglie sopportano spese dirette maggiori, perchรฉ in molti casi il convenzionamento non basta a evitare costi aggiuntivi o limitazioni nellโaccesso tempestivo alle prestazioni;
- chi ha meno mezzi rischia di rinunciare alle cure o di essere relegato a percorsi piรน lunghi e complessi.
A livello nazionale lโIstat e altri istituti sottolineano come la spesa privata e la rinuncia alle cure siano fenomeni in crescita, con effetti piรน marcati nelle regioni dove lโefficienza del pubblico รจ sotto pressione. La decisione di finanziare pesantemente le strutture private convenzionate spesso avviene senza unโanalisi chiara e trasparente dei fabbisogni reali della popolazione o senza una valutazione costi benefici pubblicata in modo comprensibile.
Il sistema sanitario regionale umbro registra un deficit strutturale significativo su cui gravano maggiori costi operativi degli ospedali e delle Usl rispetto alle risorse assegnate.
In questo contesto economico, destinare risorse fuori dal circuito diretto di potenziamento del sistema pubblico rischia di ritardare interventi fondamentali come lโassunzione di personale, lโadeguamento strutturale dei reparti e lโinnovazione tecnologica. La critica fondamentale alla destinazione di decine di milioni di euro pubblici alle cliniche private convenzionate in Umbria non si limita ad un approccio ideologico, ma si fonda su considerazioni di equitร , sostenibilitร e responsabilitร della spesa sanitaria. Quando le risorse vengono sottratte al fabbisogno della sanitร pubblica, si alimenta un circolo virtuoso al contrario: meno investimenti pubblici equivale a piรน ricorso al privato convenzionato, processo che porta a maggiori costi complessivi e disuguaglianze nellโaccesso alle cure.
Per assicurare un sistema sanitario che sia realmente universale, efficiente e capace di rispondere ai bisogni dei cittadini, รจ necessario ripensare queste scelte di policy, puntando a rafforzare la sanitร pubblica come primo pilastro di tutela della salute. Infine, a proposito del moderno Minotauro metร stadio e metร clinica, mi preme riflettere sul suo creatore, una legge parlamentare che consente a chi ricostruisce uno stadio di realizzare anche una clinica privata. Un accostamento il cui fondamento logico resta poco chiaro. Viene spontaneo domandarsi se alla base vi siano pressioni di interessi organizzati o se si tratti dellโennesima dimostrazione di una legislazione improvvisata.






