di Leonardo Latini
già sindaco di Terni
La notizia di oggi, ovvero la rinuncia della Regione Umbria alla richiesta di sospensiva sulla determina del Comune di Terni sul progetto stadio-clinica è comunque un passaggio importante, anche perché di fatto rivela un certo timore circa l’effettiva fondatezza del ricorso proposto. L’udienza di merito è stata intanto fissata al 27 gennaio. Questo, se da un lato allenta le tensioni legali immediate, dall’altro consente di concentrare l’attenzione sul più ampio tema politico in gioco: la stesura e l’approvazione del nuovo Piano sanitario regionale.
Dobbiamo dirci la verità: indipendentemente da come si evolverà la vicenda giudiziaria, il problema del potenziamento sanitario della nostra provincia dovrà essere affrontato e risolto con risposte strutturali e ingenti investimenti. La vicenda del project financing, infatti, si intreccia intimamente con la sorte del nuovo ospedale di Terni, opera fondamentale sulla cui ubicazione – sono sempre stato convinto che la sede più idonea rimanga Colle Obito – attendiamo comunicazioni entro il 15 dicembre. È in questo contesto più ampio che la Regione deve dimostrare coerenza.
Il progetto stadio-clinica, che ho avviato quando ero sindaco, non era estemporaneo ma, in una logica ampia di interesse, un tassello essenziale da cui partire per rendere più equo il sistema sanitario, pubblico e privato, nell’Umbria del sud. Era un primo passo necessario per un riequilibrio territoriale che aspettiamo da troppo tempo.
La giunta regionale ha in mano lo strumento chiave: il nuovo Piano sanitario regionale (Psr). È qui, in questo documento che definisce il nostro futuro sanitario, che la Regione deve trovare la coerenza non solo per confermare definitivamente i posti letto già previsti nella programmazione dalla precedente amministrazione regionale (uno degli elementi di criticità rimessi al Tar), ma soprattutto per ridisegnare un modello di sanità all’altezza delle aspettative e delle esigenze del territorio e della regione nel suo complesso. Anche rimettendo al centro del dibattito una questione importante, ma che pare accantonata, come la realizzazione di un IRCCS nella nostra città. L’atto di rinuncia odierno deve accelerare questa responsabilità.
Continuare a spendere cifre enormi – parliamo di decine di milioni di euro l’anno – per la mobilità sanitaria degli umbri che vanno a curarsi fuori regione, come succede ad esempio verso la Toscana, mentre un investimento privato qui da noi resta bloccato, è un controsenso che la politica non può più permettersi.
Proprio in questo momento, mi sento di stigmatizzare alcuni toni muscolari e da muro contro muro che non ci fanno onore. Tutta questa rissa politica non serve a nulla, se non a distrarci dal problema vero. Dobbiamo rivendicare i nostri sacrosanti diritti ma per farlo dobbiamo usare il cervello. Soprattutto, la rinuncia al Tar non deve diventare la scusa per nuovi tatticismi, speculazioni o populismo spicciolo. Anzi, dobbiamo avere il coraggio di usare questo nuovo scenario per riavviare subito il dialogo e superare l’impasse. Il futuro della sanità a Terni dipende dalla nostra capacità di agire in modo responsabile. La palla è nel campo della giunta e dell’assemblea regionale: si traduca la ferma volontà politica nel superamento delle sollevate criticità del progetto stadio-clinica e soprattutto in un Piano sanitario che riconosca finalmente i nostri diritti.






