Si è tenuta martedì mattina al Perugia, l’udienza di fronte al Tar dell’Umbria relativa al ricorso presentato dalla Regione Umbria contro la determina dirigenziale del dirigente del Comune di Terni Piero Giorgini, datata 23 luglio 2025, relativa all’iter clinica-stadio avviato da palazzo Spada e contestato da palazzo Donini.
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Udienza che, senza discussione dell’istanza cautelare, si è conclusa con un rinvio al prossimo 27 gennaio per discutere il ricorso nel merito: la tempistica fa presupporre che la sentenza possa giungere fra febbraio e marzo ma questo tempo – è la percezione – servirà anche alle ‘parti in causa’ per dialogare e provare a trovare una soluzione prima che sia il Tar umbro ad esprimersi.
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LE POSIZIONI DELLE PARTI IN CAUSA

Nel corso della mattinata le prime reazioni. La Regione spiega che «il tibunale amministrativo regionale dell’Umbria ha deciso di esaminare il ricorso in merito allo stadio -clinica di Terni il giorno 27 gennaio 2026. Nell’udienza di questa mattina fissata per decidere la sospensiva della determina del Comune di Terni n. 2088 del 23 luglio 2025, su valutazione congiunta delle parti, auspicata dall’organo giudicante, è stato disposto, dato il rilievo della materia, di decidere in un’unica udienza come previsto dalle norme del processo amministrativo. Quindi il presidente del Tar ha favorevolmente accolto tale modalità fissando l’udienza, per sospensiva e merito, come da processo verbale, per il giorno 27 gennaio 2026, apprezzando il comportamento processuale delle parti».
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Nel pomeriggio c’è un’altra nota per dire che «l’avvocatura regionale non ha ritirato la sospensiva. Nell’udienza di oggi, su valutazione congiunta di tutti i legali delle parti avvalorata pienamente dal presidente del Tar, è stato disposto, dato il rilievo della materia, di decidere tutto, cautelare- sospensiva e merito in unica udienza breve come da codice del processo amministrativo. Il presidente del Tar ha favorevolmente accolto tale modalità, verbalizzandola, fissando udienza per il giorno 27 gennaio 2026, apprezzando il comportamento processuale delle parti, auspicando una definizione congiunta ove possibile. Da ciò è evidente che l’avvocatura regionale non ha assolutamente ritirato la richiesta di sospensiva. Udienza e pre udienza si sono svolte in un regime di massimo rispetto e collaborazione tra i legali di tutte le parti».

Per la Ternana Calcio «si è consumato l’ennesimo sgarbo nei confronti della città di Terni, che resta nuovamente bloccata. I cittadini e le imprese dovranno attendere altri due mesi solo per sapere se il Comune di Terni potrà confermare il provvedimento già adottato o se sarà costretto a emetterne uno nuovo. In sostanza, ciò che è accaduto oggi è nulla: un rinvio che non produce alcun avanzamento e che continua a penalizzare la città. Questo ritardo sta arrecando danni economici gravissimi. La Regione, già da ieri sera, ha preso atto delle nostre stime: 70.000 euro di perdita al giorno. Arrivando al 27 gennaio, qualunque sarà l’esito, la Regione avrà causato un danno complessivo di 6 milioni e 300 mila euro, a cui si aggiungeranno altri 70.000 euro per ogni ulteriore giorno di ritardo. Terni non può più permettersi di aspettare. La città merita rispetto, certezze e decisioni tempestive». Stessa nota della Ternana Women.
LE POSIZIONI POLITICHE

Azione Terni esprime «soddisfazione per la decisione della Regione Umbria di ritirare la richiesta di sospensiva relativa al ricorso al Tar sul progetto Stadio-Clinica. Questo gesto – spiega il segretario Michele Pennoni – è un segno tangibile di responsabilità istituzionale che Azione accoglie con favore e che va nella direzione auspicata per sbloccare l’impasse burocratico-amministrativo. Tuttavia, dopo questa apertura, è fondamentale che il tempo a disposizione non venga sprecato. A fronte delle dichiarazioni positive e della chiara espressione di favore al progetto da parte di tutte le forze politiche, ultimo il PD regionale – partito di maggioranza relativa in Regione – l’imperativo è uno solo: agire subito. Il rinvio deciso dal Tar al 27 gennaio non può e non deve essere un periodo di stallo. La politica e le istituzioni hanno il dovere di fare il loro lavoro, trovando soluzioni pratiche, immediate e definitive che garantiscano la legalità e la regolarità degli atti amministrativi, ma che al contempo consentano alla città e alla provincia di Terni di non perdere un fondamentale treno di sviluppo. Gli appelli alla responsabilità devono ora tradursi in fatti. Azione dice basta al rumore sterile, è ora di soluzioni concrete e lavoro: il destino sanitario e di sviluppo del sud dell’Umbria si gioca in questi tre mesi poiché il futuro della città di Terni e del Sud Umbria si decide sul doppio binario del progetto Stadio-Clinica e della pratica relativa al Nuovo Ospedale di Terni. Entro il 15 dicembre è atteso l’esito dello studio per l’individuazione del luogo più idoneo alla realizzazione del nuovo polo ospedaliero. Ciò significa che, da qui a gennaio, si definirà in larga parte il futuro della sanità e dello sviluppo socioeconomico dell’intera provincia. Questo momento rappresenta un passaggio storico per questo territorio. La politica dimostri di essere all’altezza delle sfide che attendono il territorio: Azione è in campo per porre fine alle polemiche e collaborare ad un impegno congiunto per la responsabilità e il lavoro finalizzato a trovare soluzioni amministrative».

«Dopo che la Regione – le parole del portavoce di Forza Italia e deputato di Terni Raffaele Nevi – ha ritirato la richiesta di sospensiva al Tar, rinnovo l’appello a trovare subito un’intesa interistituzionale sul progetto stadio–clinica di Terni. Non si può perdere altro tempo: tutti gli attori coinvolti hanno il dovere morale di mettere da parte la propaganda politica e definire con chiarezza la soluzione migliore, affinché anche la Ternana Calcio possa programmare in modo adeguato, sia dal punto di vista finanziario che amministrativo, il proprio futuro. Il sindaco – che è anche presidente della Provincia – deve essere in grado di far sedere allo stesso tavolo la Regione e i tecnici coinvolti, siano essi avvocati, ingegneri, architetti o commercialisti, per costruire insieme un patto di sviluppo che consenta di portare avanti questo progetto in maniera concreta e condivisa. La Regione, e in particolare i rappresentanti ternani, devono assumersi una responsabilità maggiore affinché questa vicenda non si trasformi in una sterile lotta di campanile, dalla quale usciremmo sconfitti tutti».

Il vicepresidente della Provincia, Francesco Maria Ferranti, sottolinea che «la rinuncia odierna da parte della Regione Umbria a discutere la sospensiva e la richiesta di rinvio per la discussione nel merito della vicenda (nuova seduta del Tar il 27 gennaio, ndr) è un passo avanti ma non è soddisfacente, poiché nel frattempo trascorreranno quasi 3 mesi. Saranno tre mesi persi per ottenere ciò che è giusto per Terni, per l’Umbria del sud e per i ternani e cioè avere un’equa ripartizione nel territorio umbro delle risorse stanziate dalla Regione per la sanità privata accreditata e convenzionata, poter usufruire di un servizio sanitario non caratterizzato da liste d’attesa interminabili e secondo il principio della prossimità della prestazione non costringendo gli utenti a spendere significative risorse per recarsi fuori dai confini provinciali e regionali come spesso avviene. Allo stesso tempo è giusto che il Comune di Terni possa dotarsi di un moderno stadio con attività collaterali anche produttive dal punto di vista economico e che concluda la riqualificazione dell’area ex Staino, un tempo zona urbana di degrado, oggi invece un fiore all’occhiello sotto l’aspetto del recupero urbanistico. Un recupero che si unisce alle piscine dello stadio e il Palaeventi e che con lo stadio rappresenterebbe l’ambiziosa cittadella dello sport. Detto questo – conclude Ferranti – resto fiducioso sul fatto che la Regione, proseguendo i suoi approfondimenti, rinunci nelle prossime settimane anche alla discussione nel merito, e dimostri di voler amministrare l’Umbria in modo equo e utile».
Secondo l’ex consigliere comunale Alessandro Gentiletti, «a Terni si dice che non bisogna mai vendersi la pelle dell’orso prima di averlo ammazzato. La rinuncia alla sospensiva da parte della Regione è un buon risultato, a dispetto di coloro che già si erano venduti la pelle della città. Ancora però questa non è la decisione definitiva, anche se fa ben sperare la desistenza del ricorrente. Se il Comune di Terni – prosegue Gentiletti – non ha ceduto al pressing e non si è fatto spaventare dal ricorso della Regione, non ritirando la determina impugnata, sicuramente dipende dal fatto che, a prescindere da come lo si giudichi, per la prima volta è fuori da ogni controllo politico e non ubbidisce a direttive esterne. Ciò che più stupisce è che tanti si ostinino a non capirlo e ad applicare le categorie dei normali bracci di ferro politici. Ma non solo. Penso onestamente che abbia fatto la differenza anche il fatto che una intera comunità, tranne rare e insignificanti eccezioni, abbia saputo mettere da parte le differenze e si sia trovata riunita intorno all’unica cosa che davvero conta: la città e il rispetto che merita. Su questa strada occorre andare avanti come comunità civile, senza mai abbassare la guardia. Servono tutti, a prescindere dal loro orientamento politico e dal giudizio che hanno sull’amministrazione comunale. Le amministrazioni passano, la città resta».






