di S.F.
«La commissione, a seguito della attività svolta, ha accertato che, indiscutibilmente, questa procedura di nomina non ha seguito gli indirizzi del consiglio comunale espressi con la delibera 27 del 26 febbraio 2024. Ha altresì riscontrato che il criterio dell’urgenza, evidenziato dal dirigente Bernocco, non rientrasse nelle fattispecie specificamente definite tali dalla legge. Ha chiarito, infine, l’impossibilità di procedere ad un annullamento automatico di questo atto in nessuna sede interna all’amministrazione, se non su iniziativa del dirigente competente». Lo mette nero su bianco la IV commissione consiliare controllo e garanzia del Comune di Terni in merito al ‘caso Cardinali’ per la nomina a presidente Asm dello scorso febbraio. Sotto il documento integrale pronto ad essere discusso lunedì in assise.
LA RELAZIONE DELLA IV COMMISSIONE SUL CASO CARDINALI

Il documento è stato redatto in seguito alle audizioni del dirigente Cataldo Renato Bernocco, «che ha la competenza specifica sull’atto amministrativo prodotto, avendovi apposto il parere di regolarità tecnica», del segretario generale Iole Tommasini e del direttore generale Claudio Carbone. Alla Tommasini è stato chiesto «un controllo formale in merito ad una procedura che – nel merito operativo – non aveva seguito del tutto gli indirizzi approvati dal consiglio comunale di Terni del 26 febbraio 2024, che avrebbero previsto l’apertura di una manifestazione di interesse con tempistiche da definire, ed in una seconda audizione per chiederle chiarimenti in merito alla corrispondenza intercorsa tra il segretario generale ed il dirigente Bernocco». Al dg invece per «avere conoscenza della sua valutazione in merito alla procedura».
Nelle conclusioni – che citiamo così come riportate nel documento ufficiale – si fa riferimento al fatto che nell’audizione di Bernocco lo stesso «riferiva alla commissione che si era proceduto senza manifestazione di interesse preventiva per ‘motivi di urgenza’, scaturiti dalla convocazione di un Cda della società partecipata Asm, nel quale il socio pubblico si sarebbe trovato non rappresentato adeguatamente. Il segretario generale, con comunicazione protocollo 45085 del 20 marzo 2026, evidenziava di non ravvisare palesi motivi di urgenza e pertanto sottoponeva la questione alla attenzione del direttore generale e del dirigente Bernocco». C’è anche altro.

La stessa Tommasini ha riferito che «su specifica richiesta, avrebbe valutato se formalizzare le proprie ritenute criticità e/o irregolarità ritenute all’Anac – Autorità nazionale anti corruzione, specificando anche che, nel frattempo, aveva constatato, su nuove procedure di nomina sindacale, un riallineamento agli indirizzi espressi dal consiglio comunale nel febbraio 2024 con la delibera 70». Ciò per quel che concerne Umbria Energy e Terni Reti. Carbone, dal canto suo, ha chiarito «che il Tuel all’articolo 42, richiede agli enti locali di dotarsi di specifici indirizzi con i quali procedere alle nomine da parte del sindaco, nelle società partecipate, fondazioni, consorzi ed Enti e che, pertanto, la delibera del consiglio comunale di febbraio 2024 non fosse da intendersi come un regolamento perentorio, bensì come un’autodisciplina ordinatoria. In merito all’urgenza riferiva di non conoscere le motivazioni che avevano indotto il segretario generale a mettere in discussione tale criterio. Riferiva, inoltre, che la possibilità di ritirare l’atto in autotutela fosse esclusivamente esercitabile dal dirigente titolare dell’atto, e che né lui, né il segretario, fossero nelle condizioni di imporre questa scelta attraverso una azione di ‘moral suasion’, svolgendo funzioni di coordinamento della macchina amministrativa ma non ricoprendo posizioni gerarchicamente sovraordinate agli altri dirigenti».

Infine Tommasini e Carbone hanno confermato in commissione «che la facoltà di impugnare l’atto in altre sedi, vedasi Tar, Anac e Corte dei Conti, spettasse ad ogni soggetto portatore di interesse diretto o indiretto (qualunque consigliere comunale)». E, a quanto pare, nel contempo è stato posta anche la questione di un possibile conflitto di interesse nella vicenda generale. Si vedrà.
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Per il presidente della IV, Francesco Maria Ferranti, «la commissione ha come sempre svolto un approfondita attività istruttoria, evidenziando aspetti critici sui quali si richiama per le future occasioni a procedere sempre con la manifestazione d’interesse pubblico preventiva al fine di promuovere al massimo scelte basate sulla meritocrazia e sulle qualità dei partecipanti».
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