La ‘cittadella dell’amicizia e del dopo di noi’. Questa la proposta presentata dalla fondazione Aiutiamoli a vivere per la riqualificazione dell’ex convento di Colle dell’Oro, a Terni: c’è il semaforo verde dell’esecutivo Bandecchi alla proposta di co-progettazione.
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C’è inoltre la dichiarazione di pubblico interesse dopo le valutazioni del dirigente Piero Giorgini. Ci sarà la pubblicazione di un avviso pubblico per dare notizia della proposta con l’obiettivo di individuare i soggetti interessati al tavolo di progettazione. Infine il direttore generale Claudio Carbone istituirà un gruppo di lavoro interdirezionale ad hoc per il progetto riguardante l’area utilizzato dalla Comunità Incontro fino al 1997. E ormai da tempo in degrado.
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«Una struttura da recuperare e riqualificare quindi – le parole del vicesindaco Riccardo Corridore – per il rilancio della quale è pervenuta all’amministrazione Comunale, a maggio 2025, una proposta da parte della fondazione Aiutiamoli a Vivere Ong. Questa proposta ha trovato il consenso del Comune in quanto concorda con le linee programmatiche dell’amministrazione comunale che prevedono la realizzazione di una Cittadella dell’amicizia in cui si sperimentino inedite forme di welfare per coprire i bisogni reali delle famiglie, in un sistema che si faccia carico, con strutture e luoghi della disabilità, delle difficoltà e dei disagi personali. È stata pensata come luogo permanente per chi non può vivere da solo o in famiglia, come luogo di ascolto per le donne, i minori e per tutti i soggetti vulnerabili», sottolinea.
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Per Corridore «sarà una realtà in grado di attivare forme di collaborazione con il tessuto associativo di volontariato e con il terzo settore, creando un intero sistema a servizio delle le persone con disabilità, composto da servizi, spazi ricreativi, unità abitative, aziende agricole, capace di autosostenersi. L’obiettivo dell’amministrazione comunale con questa struttura è quello di mettere al centro la persona prendendo in esame il suo ambiente di vita e la sua rete di relazioni, non isolandola dal contesto sociale e facendone emergere le capacità e i talenti, aiutandola a costruire il proprio progetto di vita, acquisendo capacità e competenze, costruendo delle opportunità nel territorio di inclusione sociale e socio-lavorativa. Ciò può essere realizzato mettendo in sinergia le risorse pubbliche con il privato e il privato sociale in un’ottica di solidarietà e responsabilità condivise».
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