di S.F.
La compartecipazione per l’inserimento dei pazienti nelle strutture residenziali psichiatriche convenzionate con la Usl Umbria 2 per interventi socio-riabilitativi. Tema molto delicato e complesso, per il quale il Comune si è ora attivato con un suo specifico disciplinare per accertare e autorizzare l’integrazione della quota sociale: c’è la firma dell’assessore Alessandra Salinetti e della dirigente al welfare Donatella Accardo. In arrivo il confronto in consiglio comunale. O meglio, era in arrivo. Mercoledì mattina ci sono stati sviluppi.
IL DISCIPLINARE DEL COMUNE PER LA COMPARTECIPAZIONE

Si tratta delle strutture convenzionate con il Comune di Terni e con personale per fasce orarie (denominate a livello tecnico Rp2-Srp 3.3). Al 1° gennaio 2026 ne risultano due in città e per ciascun paziente ricoverato viene stimato un importo di 15.305 euro annui per il costo di compartecipazione del 60% rispetto alla tariffa base di 66,56 euro. L’atto di palazzo Spada si basa su un articolato quadro normativo che coinvolge sia la Regione che lo Stato.
IL PRESSING POLITICO SUL REGOLAMENTO PER LE RETTE

I beneficiari saranno i residenti a Terni riconosciuti psichiatrici dall’azienda sanitaria locale e con Isee ristretto; sono invece esclusi coloro che unanno un patrimonio mobiliare superiore ai 3 mila euro netti. Inoltre c’è una differenza tra gli under 65 e gli over 65 (pubblichiamo l’intero documento) a seconda dell’Isee. «Per ogni giorno di assenza – viene specificato – dell’utente dalla struttura residenziale psichiatrica, conseguente anche ad eventuali ricoveri ospedalieri, il costo giornaliero della retta a carico del bilancio sociale verrà ridotto del 30%». Mercoledì il confronto in II commissione che ha portato al temporaneo stop con richiesta di audizioni. Ne parla il capogruppo FdI Roberto Pastura.
Terni, rette strutture psichiatriche: «Stilare il regolamento comunale»

«Oggi in commissione – le parole di Pastura – abbiamo affrontato un tema estremamente delicato, che non può e non deve essere trattato con superficialità o con tempi compressi. Parliamo infatti della quota sociale delle rette nelle strutture psichiatriche, un ambito che incide direttamente sulla vita di famiglie già gravate da un peso quotidiano molto complesso, ossia quello della gestione di un proprio caro con problematiche psichiatriche. Proprio per la rilevanza umana, sociale ed economica di questa materia, ho ritenuto necessario chiedere la sospensione del voto sul regolamento proposto dal Comune. Non si tratta di rallentare l’azione amministrativa, ma di garantirne la qualità e la sostenibilità nel tempo. Quando si interviene su diritti così sensibili e su equilibri familiari già fragili, serve un approccio serio, approfondito e soprattutto condiviso. Il regolamento, così come è stato presentato, merita infatti un’analisi più ampia e strutturata. Per questo ho chiesto che vengano auditi tutti i soggetti coinvolti nel sistema. La Regione Umbria, in quanto soggetto normatore che ha definito il quadro regolatorio di riferimento; le strutture private che operano in regime di convenzionamento e che sono parte attiva nell’erogazione dei servizi; e, soprattutto, le associazioni delle famiglie dei pazienti psichiatrici che rappresentano il punto di vista più concreto e reale rispetto all’impatto di queste scelte. Parliamo di un tema in cui si intrecciano responsabilità istituzionali diverse, sanitarie, sociali ed economiche e proprio per questo non può essere affrontato senza un confronto pieno e trasparente. Serve quindi metodo, serve ascolto e serve una visione di sostenibilità, non solo finanziaria ma anche sociale. Dobbiamo essere certi che ogni scelta sia equa, sostenibile e coerente con il quadro normativo, ma soprattutto che non produca ulteriori difficoltà per chi già vive situazioni di grande fragilità. Per questo motivo considero molto importante il fatto che la mia proposta è stata accolta all’unanimità. È un segnale politico – conclude – chiaro, ossia che su temi come questo non devono esserci divisioni, ma responsabilità condivisa».

Sul tema interviene anche il consigliere comunale di TMS, Valdimiro Orsini: «L’integrazione economica delle rette di ricovero nelle strutture psichiatriche rappresenta la garanzia che la cura non sia un privilegio, ma un diritto esigibile a prescindere dal patrimonio individuale. Se il sistema socio-sanitario entra in crisi, il rischio concreto è che le strutture psichiatriche tornino a essere luoghi di esclusione anziché di riabilitazione, poiché l’aspetto economico finirebbe per prevalere su quello clinico. Data la complessità della questione, la seconda commissione consiliare ha agito correttamente nel rinviare l’approvazione del regolamento. La decisione di approfondirne i vari aspetti attraverso una serie di audizioni è fondamentale: il coinvolgimento della Regione (sia per la parte politica che tecnica), del privato sociale e delle associazioni delle famiglie dei soggetti con disturbi psichiatrici è l’unica strada percorribile per garantire un sistema equo e sostenibile».
Infine l’assessore proponente, Alessandra Salinetti: «Sulle rette per i pazienti psichiatrici, quelle di sua competenza, il Comune di Terni sta facendo la sua parte. Sono tre i livelli di gravità in base ai quali sono suddivisi i pazienti, ai Comuni spetta la compartecipazione sul livello a bassa intensità, con assistenza a fascia oraria. Siamo pronti ad adottare il regolamento che prevede un contributo massimo del 60% qualora l’utente non abbia redditi sufficienti. Siamo pronti a farci carico di un costo complessivo di circa 100 mila euro all’anno. Sui pazienti ad alta e media intensità la normativa e la giurisprudenza sono chiari, spettano al servizio sanitario. Faccio notare che su questo versante la Regione dell’Umbria da oltre due anni non risponde ai nostri inviti, si sottrae al confronto. La stessa Regione che nel territorio di Perugia accetta che tutti i pazienti siano a carico del servizio sanitario nazionale, una disparità evidente, una discriminazione territoriale che penalizza fortemente gli utenti e le famiglie ternane. Come assessorato – conclude – e come amministrazione comunale insistiamo nel richiamare la Regione al confronto perchè il confronto sulle rette non può che essere tra istituzioni, in quanto sono queste chiamate alla contribuzione. I lavori di oggi della commissione consigliare dimostrano che comunque siano disponibile al confronto nell’interesse dei pazienti, delle loro famiglia e della sostenibilità economica del comune».






