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Home » West Nile virus in Umbria: la situazione attuale e le misure di prevenzione

West Nile virus in Umbria: la situazione attuale e le misure di prevenzione

La Regione fa il punto in seguito al primo caso registratosi nei giorni scorsi nel Perugino

di Simone Francioli
29 Agosto 2025
in Ambiente e salute
Tempo di lettura: 4 minuti di lettura
Foto Shutterstock

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Un punto della situazione sul West Nile Virus in Umbria dopo il primo caso registrato nei giorni scorsi. A farlo è la Regione Umbria.

West Nile Virus: colpita una farmacista. «Rischi ridotti grazie a formazione e sistema di sorveglianza»

«Il West Nile Virus – spiegano da palazzo Donini – rappresenta infatti una preoccupazione per la salute pubblica, data la sua diffusione e la possibilità di causare malattie come la febbre West Nile e più raramente una forma di encefalite grave. È fondamentale, dunque, comprendere come si trasmette e quali sono le azioni di prevenzione più efficaci. L’infezione umana da WNV, in oltre l’80% dei casi, è asintomatica. Nel restante 20% dei casi i sintomi, che generalmente compaiono tra 2-14 giorni dalla puntura di una zanzara infetta, sono quelli di una sindrome pseudo-influenzale (comprendenti febbre, mal di testa, nausea, linfonodi ingrossati, dolori muscolari e stanchezza) ai quali si aggiungono, spesso, sfoghi cutanei. Seppur molto raramente – solo in meno dell’1% di tutti i casi, l’infezione virale può provocare una sintomatologia neurologica del tipo meningite, meningo-encefalite».

«Il West Nile Virus è endemico in Italia dal 2008, per tale motivo, su tutto il territorio nazionale è ormai attivo e consolidato un sistema di sorveglianza che si estende dall’ambito umano a quello veterinario ed entomologico ed il cui scopo è quello di vigilare sulla circolazione del virus e di attivare tempestivamente gli interventi di sanità pubblica necessari. Gli esiti della sorveglianza stagionale condotta a cura dei Servizi Veterinari delle Aziende USL Umbria 1 e Umbria 2 e del Centro di riferimento per le malattie trasmesse da vettori dell’IZS Umbria e Marche su uccelli selvatici e sinantropici, hanno dato esito negativo per la presenza di virus, confermando dunque che il virus non è attivamente circolante nel nostro territorio».

Come si trasmette?

«Il virus circola – prosegue la Regione – principalmente in un ciclo che coinvolge zanzare e uccelli selvatici. In questo ciclo, gli uccelli fungono da serbatoio del virus e le zanzare, in particolare quelle del genere Culex (comunemente presenti nelle aree rurali e ad attività notturna), lo diffondono pungendo altri uccelli. Durante questi cicli di trasmissione e ritrasmissione si ha una progressiva anticipazione del ciclo virale. Gli uccelli portatori del virus sono appartenenti a diverse specie selvatiche presenti negli habitat naturali, meno frequentemente si riscontra sugli uccelli delle aree urbane. Le specie di uccelli maggiormente interessate sono appartenenti agli ordini dei Passeriformi, Caradriformi e Strigiformi; in altre specie quali Columba livia (piccione selvatico), invece, il virus replica determinando una viremia di intensità e durata insufficienti a consentire l’infezione delle zanzare attraverso il pasto di sangue il che limita, verosimilmente, la possibilità che questi possano infettare le zanzare e quindi l’uomo. I mammiferi non rientrano nel ciclo vitale del virus; può però accadere che, occasionalmente, vengano punti da una zanzara infetta. In questo caso solo l’uomo e gli equidi possono sviluppare la malattia seppure non siano in grado di trasmetterla a loro volta. È cruciale sottolineare, infatti, che la trasmissione all’uomo avviene esclusivamente attraverso la puntura di una zanzara infetta o attraverso trasfusioni di sangue o di organi da donatori infetti. È per questo che, a differenza di altre malattie, il contatto diretto con un individuo malato non comporta alcun rischio di contagio così come un uomo o un equide infetto, se punto, non può trasmettere a sua volta il virus ad una zanzara».

Trattamenti di disinfestazione: differenza tra adulticidi e larvicidi

«La principale forma di prevenzione del WNV – viene puntualizzato – e dei virus trasmessi dalle zanzare è attuata attraverso la protezione individuale e ambientale, al fine di limitare la possibilità di essere punti (ad es. utilizzare vestiti adatti, repellenti specifici) e di favorire la proliferazione e la diffusione delle zanzare (ad es. uso di zanzariere, rimozione delle piccole raccolte d’acqua non controllate dove le zanzare moltiplicano attorno alle abitazioni). Per contrastare tutti i virus potenzialmente trasmessi da zanzare, sono inoltre previste due tipologie di interventi di disinfestazione (lotta integrata), distinti per finalità e modalità di esecuzione: i trattamenti larvicidi e quelli adulticidi. L’approccio antilarvale agisce sulle larve di zanzara, che si sviluppano in acque stagnanti come tombini, caditoie e fontane, con l’obiettivo di colpire la zanzara nella sua fase acquatica interrompendo il ciclo di riproduzione e riducendo significativamente la popolazione prima che possa diventare un vettore di trasmissione. Questa strategia è considerata la più efficace, mirata e con il minor impatto ambientale. I trattamenti adulticidi, invece, mirano a eliminare le zanzare adulte in volo. Vengono utilizzati solo in casi specifici e in aree circoscritte, per ridurre rapidamente la densità delle zanzare infette. Tali trattamenti sono considerati interventi straordinari e di emergenza poiché hanno un notevole e dannoso impatto sull’ambiente locale. Queste sostanze, infatti, possono compromettere l’equilibrio dell’ecosistema causando danni significativi, tra l’altro, anche alla fauna utile. Inoltre, l’utilizzo massiccio e indiscriminato di questi prodotti sta contribuendo alla comparsa di resistenze negli insetti, rendendo i trattamenti meno efficaci nel tempo. La loro applicazione, dunque, è limitata a situazioni emergenziali come, ad esempio, i casi in cui venga rilevata positività al virus in uccelli o zanzare sottoposte al monitoraggio o in presenza di casi autoctoni (non importati) di infezione umana (perché questi ultimi presuppongono la presenza di zanzare infette nel territorio)».

«Infine, è fondamentale sapere che, nell’eventualità si verifichi un caso di infezione umana di importazione (cioè di una persona che ha contratto il virus in un’area nazionale o internazionale differente da quella locale), non si ricorre a trattamenti adulticidi. Questo perché la persona infetta non può trasmettere il virus alle zanzare locali e non essendoci alcun rischio che si possa sviluppare un focolaio autoctono non è giustificata un’operazione di disinfestazione così invasiva».

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