di Giovanni Cardarello
1, 16, 121. No, non stiamo dando i numeri al Lotto sulla ruota nazionale. Sono, nell’ordine, le date cruciali di giugno per le scadenze federali e gli anni di storia del Perugia Calcio. Centoventuno anni di passione e blasone che, inevitabilmente, in questi giorni si trovano di nuovo messi in discussione dal combinato disposto tra scadenze burocratiche e trattative societarie. Cerchiamo di fare chiarezza, scindendo le indiscrezioni dalla realtà dei fatti su ciò che sta accadendo a Pian di Massiano.
Cessione societaria: tutto fermo
Nonostante il continuo tam tam che rimbalza tra la stampa e i canali social, la realtà ad oggi racconta che la trattativa per la cessione è ferma. I più volte citati incontri con cordate di imprenditori nazionali e con figure di prestigio del tessuto locale, semplicemente non ci sono stati. L’unica realtà concreta che ha manifestato un interesse reale, richiedendo e ottenendo l’accesso alla data room, è quella di cui umbriaOn parla ormai da giorni. Ma lo scenario emerso dall’analisi approfondita dei conti si sta rivelando complicato. Di fatto ogni discorso è rimasto in sospeso ed è stato rimandato al momento nel quale verrà fatta maggiore chiarezza sui conti che la due diligence sta mettendo in evidenza.
Lo scoglio del 1° giugno: la nuova regola
Per capire cosa succederà a brevissimo a Pian di Massiano, bisogna ricordare che nel calcio italiano la vecchia questione dell’indice di liquidità è stata recentemente sostituita da una regola molto più severa, denominata ‘Costo del lavoro allargato’. In parole più semplici, la Federazione va a controllare che un club non spenda per gli stipendi e per i cartellini dei calciatori più del 70% di quello che riesce effettivamente a incassare.
Proprio entro lunedì 1° giugno il Perugia e tutti gli altri club professionistici sono obbligati a inviare alla Covisoc i bilanci intermedi, utili a fotografare il rispetto di questa soglia. Se la società dovesse sforare questo parametro, scatterebbe immediatamente il blocco totale del mercato in entrata. Ciò significa che il club non potrebbe tesserare nessun volto nuovo se prima non dovesse riuscire a vendere qualcuno o a tagliare drasticamente i contratti più pesanti, a meno che l’attuale proprietà non decida di intervenire immettendo soldi freschi di tasca propria tramite un aumento di capitale o vincolando i vecchi utili di esercizio. La sensazione diffusa, tuttavia, è che la scadenza del 1° giorno di giugno non rappresenti un problema.
Il muro del 16 giugno: fideiussione, tasse e stipendi da saldare
Superato lo scoglio del bilancio, l’attenzione si sposterà interamente sul vero e proprio ‘giorno del giudizio’ per l’iscrizione al prossimo campionato di serie C, fissato per martedì 16 giugno. Entro questo termine perentorio, la società biancorossa non dovrà soltanto formalizzare la domanda di ammissione, ma sarà chiamata a compiere uno sforzo economico importante. Nello specifico, vanno versati 60 mila euro per la tassa d’iscrizione e, soprattutto, va presentata una fideiussione bancaria a prima richiesta da ben 350 mila euro a garanzia della stagione.
A questo pesante pacchetto burocratico si aggiunge l’obbligo tassativo di depositare la documentazione che attesti l’avvenuto pagamento di tutti gli emolumenti, dei contributi Inps e delle ritenute Irpef dovuti ai tesserati e ai dipendenti per le mensilità fino a maggio compreso. Le risorse per far fronte a questi adempimenti immediati sembra siano già nelle casse del Perugia e l’iscrizione formale non sembra a rischio, ma il mancato rispetto anche di uno solo di questi passaggi renderebbe la domanda nulla, senza alcuna possibilità di rinvio o di integrazione successiva.
Il vero problema, semmai, riguarda quello che succederà il giorno dopo. Se non si dovesse chiudere la cessione a stretto giro, la grande incognita sarà capire con quali fondi la società intenda impostare la campagna acquisti e l’intera gestione sportiva. Senza una svolta proprietaria, la sostenibilità tecnica del progetto rischia di trasformarsi in un vicolo cieco o, nel migliore dei casi, in un corposo innesto dei magnifici ragazzi della Primavera 2 di mister Giorgi, semifinalista dei playoff promozione. Per garantire una gestione sostenibile e liberare spazio di manovra sul mercato, l’attuale dirigenza sarà comunque costretta a compiere una rivoluzione finanziaria a partire dall’alleggerimento della rosa dai contratti più onerosi.
Diventa quindi strettamente necessario sciogliere i legami con i profili più pesanti rimasti in organico, come Dell’Orco, Bartolomei e Canotto, i cui ingaggi gravano in modo significativo sulle casse del club. Parallelamente, per fare cassa e finanziare l’operatività ordinaria, sarà inevitabile sacrificare sul mercato almeno tre dei pezzi più pregiati e richiesti della rosa attuale, individuati in Gemello, Bacchin e Montevago.
Voci sul Comune: tentativo fallito
Nelle ultime ore, infine, si sono rincorse con insistenza anche alcune indiscrezioni secondo cui palazzo dei Priori si sarebbe mosso dietro le quinte per garantire al Perugia un futuro sereno. Le voci descrivevano un’amministrazione comunale di Perugia particolarmente attiva nella ricerca di un socio forte. Ma il tentativo non è andato a buon fine.
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