La mobilità sanitaria continua a gravare sui conti dell’Umbria anche nel 2025. Il saldo tra pazienti in uscita e in entrata resta negativo e supera complessivamente i 55 milioni di euro, confermando una tendenza ormai strutturale. Il dato emerge dai documenti legati al riparto del Fondo sanitario nazionale ed è stato al centro del confronto nel consiglio regionale di giovedì. Il risultato complessivo include però anche i conguagli degli anni precedenti: il deficit riferito ai soli flussi del 2025 si attesta intorno ai 37 milioni di euro, in linea con il 2024. A questi si aggiungono circa 18 milioni di partite pregresse, che portano il conto finale oltre i 55 milioni.
Un saldo negativo strutturale
Da anni sono più numerosi gli umbri che scelgono di curarsi fuori regione rispetto ai pazienti che arrivano negli ospedali umbri, con un impatto diretto sui conti pubblici. Dopo l’ultimo saldo positivo registrato nel 2019, la forbice si è progressivamente allargata, fino a stabilizzarsi negli ultimi due anni su valori comunque elevati.
Le mosse della Regione
La presidente Stefania Proietti ha indicato nella gestione della mobilità sanitaria una delle priorità dell’azione di governo. Tra le misure messe in campo figurano gli accordi bilaterali con altre regioni: dopo l’intesa con l’Abruzzo, sono in arrivo quelle con Toscana, Emilia-Romagna, Marche e Lazio, con l’obiettivo di contenere le uscite e aumentare la capacità attrattiva del sistema sanitario umbro. Sul fronte della sanità privata, la giunta ha confermato i livelli di finanziamento esistenti, senza applicare l’aumento previsto dalla precedente amministrazione, chiedendo in cambio un maggiore contributo nell’abbattimento delle liste d’attesa.
Il nodo Terni e l’attrattività del sistema
Nel dibattito è emerso anche il tema dell’ospedale di Terni, storicamente uno dei principali poli di attrazione sanitaria della regione. Secondo l’opposizione, proprio la situazione della struttura ternana rappresenta un punto critico: negli anni è stata tra quelle con maggiore mobilità attiva, cioè capace di richiamare pazienti da fuori regione, ma oggi mancherebbero interventi chiari per rilanciarne il ruolo. La mancanza di indicazioni precise sul futuro dell’ospedale viene indicata come uno degli elementi che contribuiscono a mantenere elevato il saldo negativo complessivo, in attesa del nuovo piano sanitario regionale.
Lo scontro politico
I numeri hanno alimentato lo scontro in Aula. Le opposizioni sottolineano come il deficit resti sostanzialmente invariato rispetto all’anno precedente e criticano l’efficacia delle politiche adottate. Nel mirino anche la manovra fiscale da 184 milioni di euro, ritenuta non sufficiente a migliorare concretamente i servizi sanitari né a ridurre i tempi di attesa. Secondo i consiglieri di minoranza, la mobilità passiva riflette anche una fiducia ancora fragile dei cittadini nel sistema sanitario regionale e la mancanza di interventi strutturali incisivi.
Un nodo ancora aperto
La mobilità sanitaria resta dunque una delle principali sfide per la sanità umbra. Se da un lato la Regione parla di stabilizzazione e punta sugli accordi interregionali, dall’altro restano aperti nodi strategici, come il rilancio dei poli ospedalieri e in particolare quello di Terni. Sul tavolo pesa anche l’attesa per il nuovo piano sanitario regionale, considerato decisivo per affrontare in modo strutturale una criticità che continua a incidere sia sui conti pubblici sia sulla fiducia dei cittadini.
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