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Home » SI Terni e il lavoro ‘a rischio’: «C’è chi non passerà un buon Natale»

SI Terni e il lavoro ‘a rischio’: «C’è chi non passerà un buon Natale»

Sinistra Italiana elenca alcune delle situazioni industriali di maggiore criticità nel territorio ternano. «C'è poca attenzione della collettività»

di Fabio Toni
26 Dicembre 2025
in Economia
Tempo di lettura: 2 minuti di lettura
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di Sinistra Italiana Terni – Segreteria provinciale

In questi giorni di festa, c’è chi ha bisogno di qualche augurio in più: sono coloro che vedono messo in discussione il proprio posto di lavoro nell’area della Conca ternana.

FORVIA: sono rimasti circa 250 addetti dopo la pesante riduzione di personale dello scorso anno (circa 70 somministrati mandati a casa e altri 70 diretti in esodo volontario). Ai primi di gennaio scade la cassa integrazione e la residua possibilità di avere un reddito è legata al ricorso all’Area di crisi complessa. Ulteriori tagli dei somministrati (un’altra ventina di persone cui non sarà rinnovato il contratto), nessuna prospettiva di diversificazione e una nicchia di mercato sempre più ristretta: un futuro estremamente incerto.

UNICOOP ETRURIA – SUPERCONTI: gli esuberi sono oltre 500 in tutto il territorio in cui opera la società, con la controllata Superconti pesantemente colpita in termini di rete commerciale e di livelli occupazionali. Le cene di beneficenza non bastano a rendere presentabile il comportamento di una cooperativa di consumo nata per tutelare il potere d’acquisto dei lavoratori e oggi intestardita a seguire strade sin troppo battute e rivelatesi inefficaci.

MOPLEFAN: riprende la cassa integrazione, dopo il mancato inveramento delle mirabolanti promesse della Visopack, subentrata a Jindal nel 2023. In due anni, due settimane di produzione. A luglio era stato incautamente annunciato da parte del Comune che “in autunno tutti i lavoratori in forza sarebbero tornati all’attività produttiva”. Ci avevano messo le mani il Ministero di Urso e Bandecchi: una garanzia! Nulla è ripartito; sono arrivate diverse ingiunzioni di fornitori non saldati; si lavora a un ingresso nel capitale sociale di Invitalia e, intanto, da novembre è avviata la procedura per un nuovo massiccio ricorso alla cassa integrazione, della durata di 12 mesi, per la quasi totalità dei 100 lavoratori attualmente in forza.

SANGRAF: l’attività produttiva è ferma, con i sessanta lavoratori quasi tutti in cassa integrazione. Sin da giugno scorso l’azienda ha mostrato segni di difficoltà, con una fermata impianti parziale e con il ritardo nel pagamento degli stipendi. Poi, a settembre, l’attività produttiva si è fermata: sono arrivate ingiunzioni dai fornitori creditori, e diversi istituti spettanti ai lavoratori non sono stati corrisposti. La situazione del sito è così velocemente degradata che sono venute meno anche le attività di pulizie e di smaltimento dei rifiuti, per mancanza di fornitori di tali servizi.

Sono le maggiori situazioni di criticità nel settore industriale e commerciale della Conca ternana. Per queste centinaia di lavoratrici e lavoratori sarà un Natale tutt’altro che sereno. L’attenzione della collettività sui problemi del lavoro non è adeguata. La Regione Umbria ha aperto tavoli di confronto su tutti questi casi: ci vogliono piani industriali. Ci vuole che si ricominci a pensare a nuove prospettive di sviluppo sostenibile, per un territorio la cui vocazione impone di indirizzarsi verso la green economy, l’alta formazione e la ricerca avanzata. Dai singoli tavoli di crisi bisognerà passare a una sede unica di confronto, con il Governo e con le parti sociali.

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