di S.F.

Riqualificazione architettonica e funzionale del complesso immobiliare di Pentima a Terni, c’è la scelta della Regione Umbria sulla strada da perseguire. O meglio, è stato approvato il documento di fattibilità delle alternative progettuali con chiaro indirizzo. A firmare sono la responsabile del procedimento Vanessa Salvo, il dirigente Paolo Gattini, il direttore regionale al governo del territorio Gianluca Paggi e l’assessore Francesco De Rebotti.
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Ci sono un bel po’ di fondi a disposizione per la riqualificazione architettonica e funzionale dell’area – il protocollo di intesa risale al febbraio 2022 e coinvolge Regione, Comune di Terni e università degli studi di Perugia -, con finanziamento da 17 milioni di euro a valere sulle risorse dell’accordo per la coesione Fsc 2021-2027. Lo scorso 9 luglio è stata individuata la struttura responsabile dell’intervento, ora c’è lo step successivo: «Attualmente il complesso, di proprietà della Regione Umbria e gestito in concessione da enti come l’Università degli Studi di Perugia, Arpal e Adisu, ospita un cluster scientifico-formativo negli ambiti dell’Ingegneria e della formazione professionale con spazi poco idonei ma che potrebbero essere implementati da quelli non utilizzati, alcuni dei quali versano in stato di abbandono (per come acquisiti al patrimonio regionale alla conclusione della procedura fallimentare di Isrim)», viene ricordato nel documento istruttorio.
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Al momento sono in corso di esecuzione interventi per 4 milioni di euro riguardanti la manutenzione straordinaria della palestra ed il miglioramento funzionale/impiantistico del centro di formazione professionale. In totale dunque l’investimento è di 21 milioni, con il quale il complesso di Pentima «potrà pertanto rivivere una importante fase di rilancio». Nel 2022 si parlava di campus universitario. In azione è entrato negli ultimi mesi il comitato paritetico di monitoraggio per un check della situazione. Due le alternative prospettate.
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La prima è la «riqualificazione e il miglioramento sismico del capannone centrale con la creazione di un cortile interno necessario per migliorare l’illuminazione e la ventilazione degli spazi da allestire all’interno; la riqualificazione degli impianti dei locali concessi in uso ad Arpal la sistemazione delle aree esterne. Tali interventi, tuttavia, presuppongono la sospensione prolungata delle attività didattiche e non consentono il recupero degli edifici ex Isrim». La seconda è per «interventi di miglioramento sismico e riqualificazione delle palazzine ex Isrim (edifici abbandonati dopo la conclusione della procedura di liquidazione), che consentono di recuperare ulteriori superfici da destinare ad attività formative, laboratori e uffici. Tali interventi sono possibili con una limitata interruzione delle attività formative e garantiscono inoltre la messa in sicurezza di fabbricati ad oggi inutilizzati (implementando il valore del patrimonio immobiliare)», viene sottolineato. La relazione tecnica porta la firma di Gattini, Antonio Galiano, Virginia Masciotti, Francesco Pozza (tutti ingegneri), Stefania Rosi Bonci (avvocato) e la Rup Salvo (architetto).
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Il 31 luglio il comitato si è espresso a favore della seconda alternativa, «preferibile per la riqualificazione del polo». Quindi il 22 settembre c’è stata una nuova riunione per l’esame definitivo del documento predisposto. Tuttavia non si è potuto esprimere in forma unanime «emergendo richieste di approfondimento da parte del Comune di Terni in merito alla definizione della strategia formativa nel medio e lungo periodo, da condurre con l’università di Perugia. Per come rappresentato dall’assessore De Rebotti, l’amministrazione regionale ha dato atto che potrà dare seguito in ogni caso all’approvazione del Docfap, non pregiudicando la relativa fase tecnico-amministrativa. Ribadendo che l’alternativa 2 è da intendersi la più coerente con i macro-obiettivi prefissati, offrendo il miglior rapporto tra costi e benefici per la collettività e l’ambiente». C’è dunque il via libera. Il complesso occupa in tutto 50.752 metri quadrati di superficie catastale, dei quali 16.780 mq coperta dai fabbricati. Tra le criticità elencate c’è la mensa non in funzione, seppur recentemente ristrutturata.







