Dopo il successo della rubrica sulla sostenibilità strategica d’impresa, che ha portato alla pubblicazione dell’e-book ‘Shift’, Valerio Zafferani avvia un nuovo percorso dedicato all’innovazione educativa. Quindici articoli che applicano il design thinking alla scuola, analizzando il gap generazionale tra insegnanti e studenti nativi digitali. Un viaggio pratico dall’assessment emotivo della classe alla co-progettazione di nuovi modelli didattici, con strumenti concreti per dirigenti, docenti e famiglie.
La rubrica
- Parte I – dalle fondamenta sostenibili al cambiamento educativo
- Parte II – comprendere il cervello che apprende
- Parte III – il design thinking educativo in azione
- Comprendere senza giudicare: l’empatia come punto di partenza (Parte 1 – Parte 2)
- Osservare la classe con occhi nuovi (Parte 1 – Parte 2)
- La matrice di materialità educativa: il cuore pulsante
- Ideare insieme: dal brainstorming al ClassLab
- Prototipare l’innovazione: dal concept alla realtà
- Testare e riflettere: la valutazione che migliora
- Parte IV – comunicare e sostenere il cambiamento
- Formare i facilitatori: coinvolgere il corpo docente
- Comunicazione esterna: le famiglie come stakeholder
- Sostenibilità educativa: dall’emergenza all’eccellenza
#8 – Osservare la classe con occhi nuovi (Parte 1)
Nell’articolo precedente abbiamo visto la fase del comprendere. Abbiamo scoperto che gli studenti della classe media-superiore non erano disinteressati ma insicuri, annoiati dal formato troppo frontale e confusi sulle aspettative. Ma c’è un problema: le persone non sempre dicono la verità. Non perché mentano intenzionalmente, ma perché esiste uno scarto sistematico tra ciò che diciamo di fare e ciò che facciamo davvero. Per questo serve la fase dell’osservare: guardare cosa succede realmente, senza filtri verbali.
Non è spiare, non è controllare, è guardare senza giudizio per cogliere dinamiche che altrimenti resterebbero invisibili. Nelle scuole dove ho lavorato, i docenti che accettano di farsi osservare scoprono sempre pattern di cui non erano consapevoli. Chiamano sempre gli stessi studenti, si muovono sempre nello stesso angolo della classe, usano sempre le stesse espressioni che credevano di variare. L’osservazione rende visibile l’invisibile.
Prima di entrare negli strumenti operativi, serve ricordare dove siamo nel processo. La fase dell’osservare è la seconda delle tre fasi dello spazio dei problemi. Comprendere, osservare e definire il punto di vista stanno tutte nello spazio dei problemi, quello in cui esploriamo a fondo la situazione prima di pensare a qualsiasi soluzione. Saltare questa fase significa correre verso soluzioni superficiali basate su intuizioni parziali invece che su dati concreti. E come per la fase del comprendere, anche l’osservare è un’attività pluralista: si fa ‘con’ la classe, non ‘da soli’. I docenti non osservano gli studenti come oggetti di studio ma coinvolgono gli studenti stessi nel processo di osservazione, creando consapevolezza condivisa su cosa sta succedendo davvero in aula.
La fase dell’osservare si appoggia su quattro strumenti che coprono diversi livelli di analisi. Il focus rimane sul problema: gli studenti partecipano poco attivamente alle lezioni. I docenti ora osservano il contesto in modo strutturato per cogliere dettagli che potrebbero sfuggire nelle interviste. In questo articolo vediamo i primi due strumenti, nel prossimo gli altri due.
- La mappa dell’empatia
La mappa dell’empatia aiuta a organizzare le osservazioni mettendo gli studenti al centro. Si divide in quattro quadranti: Cosa dice, Cosa fa, Cosa pensa, Cosa sente. I docenti osservano una lezione e compilano la mappa basandosi su un gruppo di studenti.
Come si usa:- Passo 1: Iniziate con i primi due quadranti osservabili. Cosa dice l’utente? Cosa fa l’utente? Questi sono dati diretti che potete raccogliere guardando e ascoltando.
- Passo 2: Passate ai due quadranti interpretativi. Cosa pensa l’utente? Cosa sente l’utente? Qui formulate ipotesi basate su ciò che avete osservato, sapendo che sono inferenze da verificare.
- Passo 3: Documentate quanto avete scoperto e concentratevi sui valori umani: pensieri, sentimenti, emozioni. Prestate attenzione al linguaggio del corpo e al paraverbale.
Nel caso della classe media-superiore, i docenti hanno compilato la mappa durante l’osservazione di una lezione tipo. Cosa dice: «Non ho capito questa parte», oppure silenzio totale quando viene posta una domanda. Alcuni studenti chiedono «questo sarà all’esame?» ma quasi nessuno chiede approfondimenti sull’argomento stesso.
Cosa fa: Alcuni studenti prendono appunti svogliatamente, altri guardano il telefono o fissano fuori dalla finestra. Quando il docente gira le spalle per scrivere alla lavagna, aumenta il brusio e l’uso dei telefoni. Quando viene chiamato direttamente, lo studente si raddrizza sulla sedia e risponde brevemente.
Cosa pensa (ipotesi basate su osservazioni): «Questo non mi serve», «Non voglio rispondere per paura di sbagliare», «Se sto zitto nessuno mi chiama», «Devo solo resistere fino alla fine dell’ora». Quando l’argomento sembra collegarsi a qualcosa di pratico, alcuni si sporgono in avanti interessati, ma poi il collegamento non viene sviluppato e tornano indietro.
Cosa sente (ipotesi basate su linguaggio del corpo): Noia (sguardo vuoto, postura rilassata), insicurezza (evitamento dello sguardo quando il docente fa domande alla classe), disinteresse (attività parallele con telefono o disegni), curiosità repressa quando l’argomento sembra interessante ma non viene approfondito (sguardo attento che poi si spegne).
La mappa rivela una discrepanza tra il potenziale interesse degli studenti e il loro comportamento passivo, suggerendo che il contesto della lezione potrebbe non incoraggiarli a esprimersi. Gli studenti non sono blocchi di pietra impermeabili, hanno momenti di curiosità che si accendono e si spengono in base a come viene gestita la lezione. Il problema non è l’assenza di interesse ma l’assenza di strutture che permettano a quell’interesse di manifestarsi in modo sicuro.
- 2. AEIOU
Il metodo AEIOU (Attività, Ambiente, Interazioni, Oggetti, Utenti) struttura l’osservazione del contesto della classe. Serve a sapere di più a proposito del problema, dell’utente e del suo ambiente fornendo struttura e guida. Raccoglie insight che non sono pubblicamente disponibili perché riguardano dettagli del contesto che diamo per scontati.
Come si usa:- Passo 1: Decidete quale situazione osservare (nel caso: una lezione tipo) e quando farlo.
- Passo 2: Preparate una griglia con le cinque categorie AEIOU: Attività, Ambiente, Interazioni, Oggetti, Utenti.
- Passo 3: Osservate la situazione e annotate concretamente cosa vedete in ciascuna categoria. Non interpretate, descrivete: cosa fanno le persone (Attività), com’è fatto lo spazio fisico (Ambiente), chi parla con chi (Interazioni), quali oggetti vengono usati e come (Oggetti), chi sono le persone presenti (Utenti).
- Passo 4: Confrontatevi con gli altri osservatori, raggruppate le osservazioni in temi comuni.
Questo strumento non è un framework rigido, adattatelo al vostro caso. L’importante è osservare sistematicamente tutte e cinque le dimensioni perché ognuna raccoglie insight che altrimenti sfuggirebbero.
Nel caso della classe media-superiore, i docenti hanno applicato AEIOU osservando una lezione tipo.
Attività: Gli studenti ascoltano una lezione frontale, occasionalmente rispondono a domande dirette o lavorano su esercizi individuali. La sequenza è sempre la stessa: spiegazione (30-40 minuti), esercizi individuali (15-20 minuti), raccolta compiti (5 minuti). Nessuna attività collaborativa spontanea, tutto è guidato dal docente.
Ambiente: Aula tradizionale con banchi in file, lavagna o proiettore, luce artificiale, poco spazio per muoversi. I banchi sono fissi e disposti frontalmente verso la cattedra. Non ci sono spazi per lavoro di gruppo, tutto comunica «guarda avanti e ascolta». La temperatura è spesso alta, le finestre chiuse, l’acustica riverbera rendendo difficile sentire chi parla dalle file dietro.
Interazioni: Principalmente tra professore e studente, rare tra studenti stessi. Il professore domina la conversazione, gli studenti rispondono solo se interpellati. Quando due studenti parlano tra loro, vengono richiamati. Le uniche interazioni orizzontali permesse sono sussurri durante gli esercizi individuali. Il pattern è sempre verticale: docente chiede, studente risponde (o tace), docente conferma o corregge.
Oggetti: Quaderni (alcuni prendono appunti, molti no), penne (in mano ma spesso inattive), smartphone (usati di nascosto sotto il banco), slide proiettate (dense di testo, poco visuali). Il libro di testo è aperto ma viene consultato raramente. Gli oggetti raccontano una storia di disimpegno: il quaderno è mezzo vuoto, la penna gira tra le dita senza scrivere, il telefono è l’unico oggetto usato con vera attenzione.
Utenti: Studenti di età 16-18 anni, professori, qualche assistente presente. Gli studenti non sono un gruppo omogeneo: 3-4 sempre attenti e partecipi, 10-12 fingono attenzione mantenendo contatto visivo ma senza prendere appunti, 8-10 visibilmente disinteressati (sguardo fuori, telefono, disegni). Il docente sta in piedi davanti alla cattedra per la maggior parte del tempo, si muove solo per andare alla lavagna.
L’ambiente rigido e le interazioni unidirezionali potrebbero limitare la partecipazione spontanea, mentre l’uso nascosto degli smartphone suggerisce una ricerca di stimoli alternativi. Tutto il setting comunica ‘passività’: i banchi in fila dicono «guarda avanti», la cattedra rialzata dice «io parlo, tu ascolti», l’assenza di spazi collaborativi dice «lavoro individuale», il richiamo per chi parla con i compagni dice ‘silenzio’. Gli studenti non sono passivi per scelta, sono passivi perché ogni elemento del contesto li spinge in quella direzione.
Nel prossimo articolo vedremo gli altri due strumenti della fase osservare: il generatore di domande di analisi, che trasforma le osservazioni in domande strategiche, e l’osservazione tra pari, che permette ai docenti di osservarsi reciprocamente per cogliere dinamiche invisibili a chi è dentro la lezione.
Prossimo articolo: Osservare la classe con occhi nuovi (Parte 2) – Gli strumenti dell’analisi
Valerio Zafferani
ESG Innovation Manager per l’Umbria, consulente e formatore specializzato in sostenibilità strategica e design thinking. Dopo aver operato come imprenditore per 15 anni, ha canalizzato la sua attenzione per la sostenibilità focalizzandosi sulle politiche ESG e sull’innovazione organizzativa. Nel 2025 ha collaborato con il Gruppo Spaggiari di Parma nella formazione di insegnanti delle scuole primarie e secondarie sull’applicazione del design thinking alla didattica. È autore di ‘Quanto Basta’ (Intermedia Edizioni, 2021) e ‘Shift – Da costo a investimento: sostenibilità strategica per l’impresa del domani’ (Amazon KDP, 2025). Il suo prossimo libro ‘Rompitratta – Sull’abbracciare la complessità’ è in uscita nella primavera 2026. Ha conseguito la laurea in scienze dell’amministrazione presso l’università di Siena e ha completato tre master alla 24 Ore Business School: gestione e strategia d’impresa, marketing e comunicazione, HR e sostenibilità. È anchorman del programma YouTube ‘Un’ora con…’, dove intervista professionisti e imprenditori per promuovere la cultura aziendale e sociale.







