A un anno dal femminicidio della studentessa ternana Ilaria Sula, il salotto di Verissimo torna ad accendere i riflettori su una vicenda che ha profondamente colpito l’opinione pubblica. Ospiti della puntata condotta da Silvia Toffanin e andata in onda nel pomeriggio di Pasqua, i genitori Flamur e Gezime, insieme al fratello Leon (intervistato separatamente), hanno ripercorso con lucidità e dolore gli ultimi giorni della giovane.
Un racconto segnato da un’assenza che resta incomprensibile. «Nostra figlia è stata uccisa da chi diceva di amarla», hanno ribadito i genitori di Ilaria, sottolineando come la relazione con l’ex fidanzato Mark Antony Samson fosse ormai conclusa, ma evidentemente non accettata da lui. Un rapporto che, col senno di poi, appare segnato da segnali preoccupanti ma difficili da decifrare fino in fondo.
Particolarmente toccante il ricordo dell’ultima telefonata con Ilaria: parole quotidiane, normali, che oggi assumono un peso enorme. Poi il silenzio. Da lì, l’angoscia crescente e l’inizio delle ricerche, tra appelli, speranze e una mobilitazione che ha coinvolto familiari, amici e istituzioni. «Abbiamo capito subito che qualcosa non andava», hanno spiegato.
Il racconto si è spostato quindi sui giorni della scomparsa e sulle ricerche disperate, fino alla tragica scoperta. Il corpo della 22enne venne ritrovato dopo giorni, al termine di indagini che portarono rapidamente all’ex fidanzato, poi reo confesso e ora a processo per omicidio volontario premeditato. Un epilogo che ha spezzato definitivamente ogni speranza.
Nel corso dell’intervista emerge anche il ricordo intimo di Ilaria: una ragazza solare, studiosa, con tanti progetti. «Era la nostra vita», dicono i genitori, che oggi trovano forza solo nella richiesta di giustizia. «Vogliamo che paghi per quello che ha fatto». A dare voce al dolore della famiglia anche il fratello Leon, che ha raccontato il legame profondo con la sorella e l’incredulità per quanto accaduto. Parole semplici, ma cariche di una sofferenza ancora viva.
Il racconto a ‘Verissimo’ si trasforma così in una testimonianza intensa, che va oltre la cronaca e diventa memoria. Perché, come ribadiscono i familiari, «Ilaria non è solo una vittima, ma una ragazza che merita di essere ricordata per ciò che era». E la loro battaglia, oggi, è tutta racchiusa in una parola: giustizia.
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