di S.F.
«Cerchiamo di dirlo nel modo più neutrale possibile per evitare polemiche inutili». Questo l’invito lanciato venerdì pomeriggio dal professor Fabio Santini, presidente dei corsi di laurea in economia della sede ternana dell’università degli studi di Perugia: il focus tecnico è stato sul progetto stadio-clinica nell’ambito de ‘I dialoghi di Zimé’. Protagonista in particolar modo il responsabile unico di progetto e del procedimento dell’iter, il dirigente ai lavori pubblici del Comune Piero Giorgini.
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Introduzione di Santini (ha ricordato le iniziative di Zimé e gli obiettivi del gruppo), dopodiché spazio all’assessore allo sviluppo economico Sergio Cardinali: «Ci sono tanti progetti da qui al 2030 su tante filiere. Vogliamo trasformare la storia industriale in una città sostenibile», le sue parole nel citare le intenzioni sul polo chimico, Ast e università. «Tutto bello, ma servono soldi. E con il bilancio del Comune non li avremo mai». Da qui la spinta sui project financing: «Stadio-clinica è un’eccellenza in tal senso, appetibile per soggetti esterni. Può rappresentare un’esperienza da riprodurre su altri terreni». Poi spazio all’architetto che, volente o nolente, è ‘costretto’ a ricevere un bel po’ di attenzione considerando il suo ruolo da Rup.
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«Voglio descrivere un percorso partito pochi anni fa, nel 2010, che spero si concluderà con la realizzazione di stadio-clinica. Ho partecipato, ahimé sono sempre stato Rup nei vari interventi realizzati nell’area della ‘Città dello sport’», la premessa del dirigente. Che ha voluto ricordare con cifre e dati tutto ciò che è accaduto dal 2010 in avanti, in particolar modo la nascita delle piscine dello stadio (inaugurazione nel 2014), il palazzetto dello sport (2023) e poi stadio-clinica. Con attenzione sul lavoro di ‘ricucitura’ del territoriale e soprattutto il collegamento della zona sportiva con il centro, anche attraverso la realizzazione del sottopasso di via Aroldi di recente aperto.
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«Stadio-clinica è un progetto su 213 mila metri quadrati, 170 dei quali per lo stadio. Vale 64 milioni di euro e con zero risorse pubbliche per la prima volta. Sì, c’è il diritto di superficie ed un valore c’è. Tuttavia cash zero. Tutto finanziato dal privato», ha ricordato. La situazione del ‘Liberati’ è tutt’altro che ottimale al momento: «Il Comune nel 2026 dovrà fare qualcosa. Oppure ridurre la possibilità di utilizzo», il cenno in merito. «Si parla di spazi pubblici recuperati per la città, nuovi. Così lo stadio non è più visto come struttura per giocare le partite di pallone», ha ribadito in riferimento allo sviluppo urbanistico della zona nell’ambito del project. «In totale, tra i tre project citati, il costo è di 99 milioni di euro ed a carico del pubblico sono 5,5 milioni. Su un totale di 299 mila metri quadrati. Se i privati investono in opere pubbliche, devono avere un ritorno economico».
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Il Rup – ovviamente molto attento alle parole visto il contesto generale di bagarre giornaliera pressoché totale e su più fronti – ha voluto sottolineare un aspetto: «Sui project mi sono speso in questi anni, ci credo e ci ho creduto. Non sono semplici perché talvolta i rapporti con i privati non sono facili da gestire. Ma questo è il futuro ed i project devono essere visti in modo positivo». Si arriva alla Ternana: «La Ternana ha colto un’opportunità e lo stadio da solo non regge l’investimento. La legge stadi consente di inserire attività collaterali, tranne le residenze. Nel 2032 ci sono gli Europei e, credo, l’unico impianto a norma è quello della Juventus», ha poi commentato sulle condizioni delle strutture nostrane.
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In tutto ciò cosa fa il Comune? Scattato il maxi riepilogo dell’iter: «Il primo passaggio è stata la conferenza di servizi preliminare, positivo con prescrizioni. Poi la proposta del pubblico interesse al consiglio comunale, che votò a favore. A quel punto dissi alla Ternana di sviluppare il progetto definitivo per la conferenza di servizi decisoria». Dopodiché «la verifica che le condizioni/prescrizioni fossero state superate e la variante urbanistica, perché il terreno non era destinato al sanitario». «La Regione ha quindi convocato la conferenza di servizi, ci sono state due sedute e si è chiusa favorevolmente con prescrizioni ed un dissenso motivato per la clinica perché all’epoca la programmazione sanitaria non prevedeva i posti letto per la provincia ternana», la puntualizzazione sul convenzionamento. «Eravamo tutti d’accordo che, una volta caduti i motivi del dissenso, si poteva andare avanti». Infine l’attualità.
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«La firma della convenzione c’è stata perché ho verificato che tutti i motivi ostativi fossero stati superati. La fatidica determina 2088», con breve sorriso. «Vediamo che succede». Presenti anche il project manager del progetto Sergio Anibaldi (che ha ricordato anche il maxi project di corso del Popolo), l’amministratore delegato della Ternana Women Paolo Tagliavento, i leader dello studio Baldi-Margheriti Associati e il consigliere regionale Enrico Melasecche.
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