Terni, stadio-clinica: «Incarico a studio per bozza convenzione, conferma per l’iter»

A livello politico si è riacceso il dibattito dopo le parole di Coletto e la replica di Bandecchi. Il project manager Anibaldi si espone sul lato tecnico

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di S.F.

Il progetto definitivo da presentare, la presidente della Regione Tesei e l’assessore Coletto che mettono un freno, il presidente della Ternana che reagisce a modo suo, il sindaco di Terni Latini che, avvertito l’odore dell’ennesimo caos mediatico dietro l’angolo, interviene in modo ‘tiepido’ – non sono pochi i cittadini che vorrebbero delle prese di posizione più risolute nei confronti di palazzo Donini, anche su altre tematiche – per mettersi al fianco dell’imprenditore livornese. Poi il dietrofront dell’esponente veneto della giunta. Sono bastate poche parole del numero uno della sanità regionale per scatenare un nuovo putiferio intorno all’iter per mettere in piedi l’accoppiata nuovo stadio Ternana-clinica privata da oltre 50 milioni di euro. A livello politico l’argomento è scottante e allora, vista la situazione, è bene fare anche un cenno sul lato tecnico della vicenda. E lo facciamo con chi da mesi sta seguendo la procedura tra carte, calcoli, normative e idee, il project manager Sergio Anibaldi.

IL DECRETO 70 DEL 2 APRILE 2015: TUTTI I VINCOLI
ACCREDITAMENTI: IL DECRETO 502 DEL 1992
IL DECRETO 28 DEL 2021: LEGGE STADI
LA LEGGE 147 DEL 2013: ‘VECCHIA’ NORMATIVA STADI
LE CASE DI CURA PRIVATE ACCREDITATE AL MOMENTO: 4 PERUGIA, 1 FOLIGNO

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La risposta che non è andata giù

La premessa è che il progetto definitivo non è stato ancora presentato. A Terni a più di qualcuno non è andato giù il pressappochismo con il quale Coletto ha declinato l’argomento martedì, di fatto ‘scaricando’ il tutto sul ministro Roberto Speranza: «La clinica? L’Umbria ha già superato la soglia dei posti letto per pazienti ‘acuti’ fissata a livello nazionale (in realtà è 3,7 per 1.000 abitanti e si parla di posti letto ospedalieri accreditati ed effettivamente a carico del Ssr, ‘comprensivi di 0,7 posti letto per mille abitanti per la riabilitazione e la lungodegenza post-acuzie’). Ci si deve rivolger al ministro Roberto Speranza per una deroga». Stop. Una bocciatura preventiva in linea di massima, quindi il passo indietro odierno a placare gli animi. Bandecchi e vari esponenti politici hanno già detto la loro, ma cosa ne pensa Anibaldi in merito? Si parte da un aspetto già noto: «La procedura è stata attivata secondo una normativa (la legge Stadi 147 del dicembre 2013), oggi modificata ai fini della realizzazione con il decreto legislativo 38 del 2021. Il riferimento è questo per la seconda parte». Iter percorribile con la possibilità di proporre la realizzazione di strutture extra sportive per il ritorno economico e la previsione di contribuzione pubblica. Su questa logica la proposta della Ternana ha una sua legittimità: un’opera pubblica con investimento privato ed un minimo di contributo legato alla clinica privata». Su ciò si è sviluppata la Conferenza di servizi comunale propedeutica alla dichiarazione di pubblico interesse, arrivata la scorsa primavera: «In tal senso – aggiunge – la legge dà il compito di definire se ci sono elementi di criticità oppure prescrizioni da recepire e la Cds può anche dire che la soluzione non è percorribile. L’Usl Umbria 2 è il soggetto che si occupa degli accreditamenti e che poi sottoscrive il convenzionamento. Loro non hanno espresso un parere. La Regione invece lo ha fatto, con tanto di complimenti per l’obiettivo riqualificazione dell’area». Ne sa qualcosa l’assessore alle infrastrutture Enrico Melasecche: facile immaginare che una chiacchierata con il collega veneto possa esserci stata.

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PROGETTO STADIO-CLINICA: PARERI E PRESCRIZIONI DEI DIRIGENTI COMUNALI
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Il nuovo decreto legislativo ed i 90 giorni

Bene. Prossimo step: «Il nuovo decreto – ricorda Anibaldi – dice che la conferenza servizi decisoria può richiedere al proponente modifiche strettamente necessarie ai fini della valutazione positiva del progetto». Con deliberazione entro 90 giorni nel caso di palazzo Donini. C’è il check della rispondenza tra il progetto definitivo e le prescrizioni emesse nella precedenza Cds comunale. Un po’ l’aspetto sottolineato da Bandecchi martedì: «Se c’era questa posizione, doveva emergere nella fase precedente», puntualizza il project manager ternano. Nel contempo l’imprenditore livornese si è fatto risentire martedì mattina sulla vicenda: «Ringrazio Coletta (errore voluto?) per avermi fatto risparmiare 55 milioni di euro».

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Studio Dentons, legittimità e rapporti con Regione

Tutte questioni già affrontate più volte. Il focus si sposta sull’ambito sanitario, tirato in ballo martedì da Coletto: «La legge prevede che nel progetto definitivo dobbiamo predisporre una bozza di convenzione, ovvero il contratto per i rapporti per i 33 anni tra ente pubblico e concessionario. Abbiamo incaricato uno studio internazionale, Dentons, e c’è dentro un illustre rappresentante ternano come l’avvocato Giovanni Diotallevi. Lui ci ha confermato perfettamente la correttezza della nostra impostazione da un punto di vista giuridico-amministrativo, è legittimo ed in linea con l’ultima normativa della legge Stadi». Al centro dell’attenzione la liaison con la Regione: «Il decreto legislativo e tutte le indicazioni della commissione sanità a livello nazionale dicono sostanzialmente che la competenza in materia di organizzazione sanitaria è affidata all’autonomia regionale. Sono loro che definiscono caratteristiche, strutture, piano sanitario, reparti posti letto ecc.. Le amministrazioni centrali verificano le adesioni agli standard e non le singole scelte. La ratio della legge non è di limitare i posti, ma i costi. Non è che lo Stato obbliga dove andarli a mettere. Sappiamo che c’è una problematica da un punto di vista di adeguamento territoriale e mobilità passiva».

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Il 3 per 1.000, vincoli e parametri

Si scende più nei dettagli: «Le scelte le fa la Regione. Il decreto legislativo 70 del 2015 prevede tutta una serie di vincoli, non solo quello degli acuti per 1.000 abitanti. I parametri sono diversi e, nell’ambito del piano regionale, devono essere correttamente valutati. Al netto della proposta proveniente da Terni. Si parla di percentuale di ospedalizzazione, di durata massima del ricovero, dei posti letto minimo sulle case di cura che non devono essere inferiori a 60 ecc.; un minimo di check all’interno della programmazione dei parametri previsti dalla legge è necessario. Non si tratta di togliere da una parte e trasferirli da un’altra, si parla di efficientamento generale». Non è finita.

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Gli accreditamenti

Tirato in ballo anche il decreto legislativo 502 del 1992 per gli accreditamenti: «In un passaggio – lettera B dell’articolo 8 – viene specificato che si può prevedere un numero di accreditamento superiore al fine di garantire una corretta competitività per migliorare il servizio e, nel caso questo numero maggiore non sia coperto dal bilancio, si riduce in forma proporzionale in funzione di tutto. Cosa significa? Riequilibrio territoriale». Esempio concreto: «Se hai 350 posti privati accreditati sul Perugino e 100 su Terni, quest’ultimi sono superiori ma si possono prevedere. Se non ci sono i fondi succede che si fa la riduzione: 65 a Terni e 285 tra Perugia e Foligno. Lo dice la normativa». E dunque «prima di dire no vanno fatte altre verifiche, tecnicamente ci saranno dei parametri da valutare che proporremo nel progetto definitivo. Poi si dirà sì o no, ma con motivazione».

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Il bando, la domanda ed il piano sanitario

Altro tema già trattato e che merita di essere ricordato. Molti si chiedono una cosa: «Tutti i posti sono nelle cinque cliniche private/ case di cura tra Perugia e Foligno, nessuna a Terni. Non si possono rimodulare per il riequilibrio?». Lecito chiederlo se non si conoscono per bene i procedimenti: «Non è uno spostamento, si fa un bando. La Regione – l’idea di Anibaldi – dice ‘mi servono 300 posti da accreditare’ e scatta l’iter, con parametri qualitativi ed economici da rispettare». Da ricordare che a palazzo Cesaroni sono stati approvati due atti proprio in merito al riequilibrio in ambito sanitario e all’ospedale di Terni: «Tutto ciò come è stato valutato dalla giunta nel nuovo piano sanitario? Magari dovrebbe dire che servono dei posti anche su Terni e avviare la gara pubblica. In questo caso noi abbiamo anticipato ». Di certo c’è che per l’accreditamento sono coinvolti due organismi, l’Oaia e l’Otar, il primo per la fase amministrativa e l’altro per quella tecnica. Di bandi finora non se ne sono visti. Per ora il documento è stato solo preadottato, in arrivo c’è la lunga fase di concertazione. Giocoforza il progetto rossoverde sarà di nuovo oggetto di confronto.

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La consegna del progetto definitivo e la viabilità

Bandecchi ha dichiarato che a stretto giro, entro fine novembre, il progetto definitivo sarà consegnato: «Lo stiamo elaborando nell’ambito del recepimento dei pareri della conferenza di servizi. Ci sono aspetti rilevanti e stiamo dialogando con la pubblica amministrazione. Esempio? Il Comune in sede di Cds ulteriori opere pubbliche come il sottopasso carrabile e anche la modifica del traffico su viale dello Stadio. Tutto migliorativo. Ma scontano dei processi». C’è ancora da attendere. Poi con le varie tavole sotto e le relazioni tecniche ci si potrà ‘divertire’ nelle varie valutazioni. Magari Bandecchi, Coletto e Tesei rideranno insieme davvero. In tutto ciò il sindaco gioca in difesa e con costanza finisce sotto pressione dei cittadini.

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Coletto e il passo indietro

Nel primo pomeriggio l’esponente dell’esecutivo Tesei fa un passo indietro rispetto alla dichiarazione di martedì sulla clinica privata: «Nessuna preclusione a prescindere purché sia nel rispetto delle norme. Quanto detto nei giorni scorsi – le parole rilasciate all’Ansa – era riferito ovviamente all’attuale situazione umbra. Ora siamo nella fase di concertazione del nuovo piano socio-sanitario regionale e di revisione della rete ospedaliera, vecchia ormai di 11 anni. La possibilità di realizzare a Terni la clinica sarà tenuta in considerazione. Verranno valutate in tal senso tutte le esigenze espresse dalla comunità ternana».

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Nel contempo il dibattito politico non accenna a fermarsi: «La presidente Tesei e l’assessore Coletto hanno dato martedì – l’attacco di Thomas De Luca del M5S – a Terni l’ennesima dimostrazione di superficialità e mancanza di rispetto delle sedi istituzionali preposte a dare risposta sui temi che riguardano anche la sanità pubblica e il riequilibrio territoriale dei posti letto convenzionati nell’Umbria meridionale. Avevamo chiesto e ottenuto durante la discussione in Assemblea legislativa, che la presidente dell’Umbria e l’assessore regionale alla sanità prendessero parte a un preciso iter di consultazioni sul tema che riguarda la riqualificazione del nuovo stadio della Ternana e la clinica convenzionata ad esso collegata. Il consiglio regionale ha votato una mozione che impegnava la giunta a prendere parte ad audizioni in commissione e nel comitato per il controllo e valutazione. Non solo la presidente Tesei e l’assessore Coletto non si sono mai presentati. Ma ieri addirittura hanno deciso di irridere i cittadini ternani rispondendo durante una conferenza stampa improvvisata con battute decisamente fuori luogo e un vergognoso scarica barile nei confronti del ministro della salute. Che tra l’altro fa parte dello stesso governo in cui c’è anche il partito che loro rappresentano. Non bastava il silenzio sull’annoso problema delle liste di attesa o sull’assenza di fondi per l’ospedale di Camartana nel Defr, la presidente dell’Umbria e l’assessore regionale alla Sanità hanno rifiutato di presentarsi all’organo politico appositamente predisposto per rispondere sostanzialmente che il progetto di cui da ormai due anni parla l’intera città di Terni non è cosa che gli interessa. Forse perchè in tema di sanità privata hanno la testa rivolta solo al nuovo ospedale di Terni. La mega clinica privata in project financing in cui il rischio d’impresa è totalmente sulla pelle del cittadino ed i profitti nelle tasche del privato. Per la giunta regionale a trazione leghista, in tema di sanità ciò che è pubblico deve diventare privato mentre il progetto di un privato che chiede trasparenza e chiarezza all’amministrazione pubblica semplicemente non è cosa che riguarda la presidente della Regione e l’assessore di riferimento. Questo è l’atteggiamento di coloro che si facevano paladini del riequilibrio territoriale a colpi di slogan elettorali. ‘Prima gli umbri, prima i ternani’ dicevano. Adesso rispondono ‘chiedete al ministro».

Nevi e il suggerimento a Coletto

Anche il parlamentare ternano di Forza Italia si è esposto sulla bagarre in essere: «Suggerisco all’assessore Coletto maggiore prudenza e approfondimento rispetto alla vicenda clinica-stadio. Noi siamo stati eletti per il diffuso malcontento rispetto ad una sinistra che sembrava voler chiudere le porte dell’Umbria per mantenere uno status quo fatto di amici degli amici e piccole conventicole. Noi dobbiamo aprirci e cercare in tutti i modi di attrarre investimenti come abbiamo fatto a Terni grazie a imprenditori seri di cui Bandecchi è sicuramente uno dei migliori esempi. Non si può dare risposte che appaiono troppo superficiali e che rischiano anche di sottovalutare procedure di legge espletate e in corso di espletamento. Suggerisco da tempo l’apertura di un tavolo di confronto politico-istituzionale che porti alla realizzazione di questo straordinario progetto che è strategico, come affermato dall’intero consiglio comunale di Terni. Tutti sappiamo benissimo cosa prevede la legge nazionale (che per inciso è in via di modificazione) e la situazione di Terni e di Perugia per ciò che attiene i posti letto ma certamente, come anche affermato nella risoluzione del consiglio regionale, c’è necessità di un riequilibrio nella presenza dei servizi sanitari regionali, soprattutto – conclude – per ciò che attiene la sanità privata. Certamente non possiamo violare le leggi, e questo direi che è scontato, ma dobbiamo avere una maggiore capacità di ascolto e mediazione altrimenti perderemmo una occasione unica per il nostro territorio».

 

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