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Home » Perugia sgomenta per la morte di Maddalena: ‘Ma chiamatela Malìa’

Perugia sgomenta per la morte di Maddalena: ‘Ma chiamatela Malìa’

di Redattore
31 Marzo 2021
in Apertura 5
Tempo di lettura: 2 minuti di lettura
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«L’ultimo giorno che l’ho sentita mi sono sbagliato e l’ho chiamata ‘Maddy’. Mi ha risposto: “Se mi chiami di nuovo così non ti parlo più”». Si presentava come Malìa, agli amici di Perugia, Maddalena Urbani, la giovane trovata a morta a Roma nel fine settimana in circostanze ancora: «Nome che le stava benissimo – racconta ora uno di loro – perché lei era così: ammaliante»

ERA LA FIGLIA DEL MEDICO EROE MORTO DOPO AVER SCOPERTO LA SARS

La foto a Perugia

In tanti hanno gli occhi pieni di lacrime in questi giorni. E difendono la ‘loro’ Malìa dalle voci e da ciò che leggono in giro. La ragazza, per quanto gioviale, era molto riservata. Non amava ricordare le proprie origini né esibirsi tanto adesso. Poco social, tanto che per trovare una sua foto del periodo perugino, diversa da quella che è circolata finora, abbiamo dovuto rivolgersi a un suo amico, che a malincuore l’ha resa pubblica e a patto che ricordassimo quanto Maddalena, pardon Malìa, era speciale, lontana dall’immagine di tossicodipendente con cui inevitabilmente ora la sua memoria dovrà fare i conti. «E mi dà pure fastidio che si parli di lei come ‘la barista’ – aggiunge l’amico – perché lei non era una barista, con tutto il rispetto per chi fa questo lavoro, ma faceva la barista in questo periodo giusto per essere indipendente». 

Le indagini e le voci

I frequentatori del bar via Gluck, proprio di fronte alla Fontana Maggiore, si ricordano di lei, così come i ragazzi che frequentano la zona di piazza Grimana, attorno all’università per Stranieri: «Anche solo guardare le foto ci taglia il cuore, è impossibile tuffarsi nel mare dei ricordi e non uscirne bagnati». Sommessamente parlano delle sue frequentazioni. Proprio non ci stanno a far passare nuovamente Perugia come la città della perdizione, della droga e delle amicizie pericolose per i giovani che vengono qui a studiare. Sono passati oltre dieci anni dal caso Meredith, ma qui la memoria del marchio è ancora viva.

La ricostruzione

Sulla morte della ragazza indaga la polizia romana: gli uomini del commissariato Flaminio hanno ricostruito che Malìa era arrivata a casa di Abdul Aziz Rajab (il siriano arrestato per traffico di stupefacenti e indagato per morte come conseguenza di altro reato) insieme a un’amica. Ma pare che l’uomo frequentasse anche la città di Perugia; così come pare che quella visita non fosse la prima. Al vaglio anche la denuncia dell’amica, che ha dichiarato che avrebbe voluto chiamare i soccorsi quando Maddalena era ancora viva, dopo il malore di venerdì sera, ma che proprio l’uomo le avrebbe impedito di farlo. Al vaglio degli inquirenti anche il possibile incontro con un secondo uomo, uno spacciatore, e il sospetto di molestie ai danni della ragazza, rimasta per un’oretta senza l’amica, andata a fare la spesa. 

L’autopsia

Molte delle risposte arriveranno dall’autopsia sul corpo della 20enne eseguita in queste ore (che intanto ha già confermato la presenza di un mix letale di sostanze tossiche). Anche per consentire gli esami autoptici ed altri accertamenti non si sono svolti i funerali, oltre che per il fatto che il fratello grande, Tommaso, è ancora fuori dall’Italia. Lunedì ricorreva l’anniversario della morte di Carlo Urbani, il medico morto di Sars dopo aver salvato con il suo tempestivo allarme migliaia di persone. Forse Malìa ha cominciato a morire dentro quel 29 marzo di 18 anni fa.

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