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Home » Ast, caso ‘under 40’: reagisce la politica

Ast, caso ‘under 40’: reagisce la politica

di Marco Torricelli
28 Febbraio 2016
in Ast, Economia, Imprese, In evidenza, Lavoro, Politica
Tempo di lettura: 2 minuti di lettura
L'Ast

L'Ast

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Il caso ‘under 40’ – ex lavoratori della ThyssenKrupp Ast – che hanno accettato di lasciare il lavoro con la ‘buonuscita’ e per i quali, terminato l’anno di mobilità, non è possibile accedere a nessun altro tipo di ammortizzatore sociale, si arricchisce di altre informazioni e prese di posizione.

Matteo Verticchio
Matteo Verticchio

La circolare Secondo Matteo Verticchio, l’esponente di ‘Movimento civico Italia’ che decise di investire una quota della ‘buonuscita’ ricevuta dalla ThyssenKrupp Ast nel progetto di public company «tutto nasce da quanto contenuto in una circolare Inps del maggio 2015 e nella quale si legge che per avere diritto alla nuova Assicurazione sociale per l’impiego (NASpI) è necessario aver assommato trenta giornate di lavoro effettivo, a prescindere dal minimale contributivo, nei dodici mesi che precedono l’inizio del periodo di disoccupazione».

La contraddizione La richiesta, spiega Verticchio, «è stata insomma respinta per il semplice fatto che i terminali dell’Inps non ritrovano il mese lavorativo entro l’anno appena passato (se l’anno si è passato in mobilità logicamente non può esserci il mese lavorativo), cosa che invece questa circolare riconosce per chi è stato in cassa integrazione anche per più di un anno, come se chi è in mobilità non rischi gli stessi disagi e pericoli per futuro suo e della sua famiglia».

La tutela La circolare, secondo Verticchio, «però non sostiene la negazione con dovuta spiegazione a chi è stato in mobilità, ma proprio non viene citata, la mobilità. Ci si ritrova ora da una situazione di ‘tutela’, che era l’anno di mobilità, ad una situazione in cui quella ‘tutela’ limita un’ulteriore tutela che invece spetta ad tutte le altre situazioni di disagio. C’è da sollevare il problema per capire se questa mancanza di citazione della mobilità sia dovuta ad una svista, ad una mancanza, o a cosa e quindi soggetta a possibile modifica, oppure se è dovuta ad una discriminante apposita. Ma che almeno ci si spieghi il perché chi ha ricevuto un solo anno di mobilità non abbia diritto ad una tutela maggiore come tutti gli altri». E annuncia che «faremo pressione, a tutti i livelli, perché si arrivi a comprendere davvero cosa sia successo».

Francesco Ferranti
Francesco Ferranti

Forza Italia «La vicenda sollevata da questo gruppo di lavoratori   dice Francesco Ferranti (Forza Italia) è fortemente preoccupante e in futuro riguarderà altri. Nella vita esistono le norme rigide e fredde ed esiste l’impegno comune e doveroso delle istituzioni a creare opportunità ed ammortizzatori. Mi domando a Terni e provincia oltre a litigare sulla sanità per le nomine, il Pd quale impegno sta mettendo in campo? Mi domando: non sarebbe un dovere del pubblico creare iniziative trainate dal pubblico stesso, per dare prospettive a tanti giovani che restano senza occupazione? Mi domando: cosa fa l’assessore allo sviluppo economico (il sindaco) e come pensa di affrontare questi problemi?».

In consiglio Ferranti, poi, prosegue: «Me lo domando e glielo domanderemo in aula con interrogazione urgente, chiedendogli di far concentrare anche la presidente della Regione su queste vicende anziché sulle liti della sua giunta. Certo non vi è da fidarsi di un pubblico che ha lasciato fallire l’Isrim, societa al 100% partecipata, ma non è mai troppo tardi per iniziare a operare per il bene comune. Nel direttivo di martedì prossimo chiederò al partito di impegnarsi in tutte le istituzioni per sollecitare giunte comunali e regionale».

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