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Home » Comune e partecipate, la giunta inciampa

Comune e partecipate, la giunta inciampa

di Lucina Paternesi
14 Dicembre 2018
in Apertura 5, Politica
Tempo di lettura: 3 minuti di lettura
L'interno del teatro

L'interno del teatro

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Fuori da Umbria Mobilità e dalla Teatro Pavone srl. La volontà della giunta guidata da Romizi è stata frenata in commissione bilancio, venerdì mattina, dove è stata illustrata la pratica su ricognizione e razionalizzazione delle partecipazioni del comune di Perugia. La maggioranza è andata sotto, grazie al voto contrario del consigliere Nucciarelli e la pratica, al momento, è stata stoppata. Ma, come ha ricordato il vicesindaco Barelli, la dismissione dalle due società appare un fatto giuridico, più che politico, e quindi risulta inevitabile.

Umbria Mobilità

Asta pubblica che, se deserta, porterà a trattativa privata o a recesso. Il comune deve uscire da Umbria mobilità, come ha spiegato il dirigente Zampolini, perché la partecipazione non rispetta i parametri previsti dall’art. 20 comma 2 del testo unico in materia di società a partecipazione pubblica lettere A (società non strettamente necessaria per il perseguimento delle proprie finalità istituzionali) ed E (partecipazioni in società diverse da quelle costituite per la gestione di un servizio d’interesse generale che abbiano prodotto un risultato negativo per quattro dei cinque esercizi precedenti). La giunta ha proposto di avviare il procedimento di cessione delle quote entro il 1 settembre 2019,  a meno che, entro tale termine, non dovessero avverarsi tutte le condizioni funzionali all’avvio di operatività dell’Agenzia unica regionale per la mobilità.

Teatro Pavone

In relazione alla Pavone srl, invece, oltre al mancato rispetto del già citato parametro di cui alla lettera E si configurano anche altri due punti: B (società prive di dipendenti o che abbiano un numero di amministratori superiori a quello dei dipendenti) e D (società che abbiano conseguito, nel triennio precedente, un fatturato medio non superiore ad un milione di euro). Viene quindi stabilita la dismissione della partecipazione a mezzo alienazione a titolo oneroso. Si procederà a dismissione con particolare rammarico considerata la storia ed il prestigio della struttura. L’Amministrazione coglie comunque l’occasione per ringraziare il presidente ed i membri del cda, nonché i soci della società per quanto hanno fatto negli anni con impegno e senza alcun compenso e per quanto potranno fare e faranno in futuro. In ogni caso l’Amministrazione continuerà a collaborare fattivamente con la società Teatro Pavone per gestire al meglio il contratto di usufrutto quindicinale e per valorizzare uno dei contenitori culturali più importanti di Perugia.

Il no di Nucciarelli

E’ stato lo stesso consigliere di maggioranza Franco Nucciarelli, che ha fatto inciampare la giunta in un voto negativo, a sollevare ferma contrarietà circa la decisione di uscire dal Pavone, organismo fondamentale per la città. «La presenza del Comune nella società è determinante per favorire l’attività di un’istituzione storica della città». In merito ala dismissione delle quote nel Pavone, il vice sindaco ha ribadito che si tratta di una decisione imposta dalle normative vigenti e non frutto di una scelta politica.

L’attacco del Pd

A bollare la pratica come ‘ennesima brutta figura della giunta’ è stato invece il Partito democratico che denuncia: «Con un atto che rispecchia l’ignavia che ha contraddistinto questi cinque anni di Amministrazione Romizi: la giunta, per bocca del vicesindaco Barelli, ha cercato di far uscire il comune di dalla società Pavone S.r.l. depotenziando uno dei principali vettori culturali della nostra regione. Altra uscita, per fortuna stoppata dalla commissione, sarebbe stata quella da Umbria Tpl, un’uscita ancora più grave, se possibile, poiché Perugia, capoluogo di Regione, sarebbe stata alla finestra e totalmente assente dalle decisioni riguardanti la nuova Agenzia unica per il trasporto regionale».

Contraddizioni e ambiguità

«Invece di assolvere la funzione alla quale il Comune è chiamato, in particolare di monitorare i passaggi, complessi e delicati, che porteranno alla nascita di questo nuovo soggetto regionale incaricato di sovrintendere al trasporto pubblico locale e di farsi portavoce delle istanze e delle esigenze del territorio, chi amministra questa città sta cercando di sfuggire alle proprie responsabilità tagliando fuori la città da azioni politiche segnanti. Chi governa deve gestire i processi da protagonista e accompagnare il percorso verificandone modalità e contenuti». Barelli, peraltro, avrebbe presentato un atto contradditorio e ambiguo, sempre secondo l’opposizione, «in quanto le partecipate da cassare, strumentalizzando la Legge Madia, sarebbero state tre, mentre invece, per puro calcolo elettorale ed opportunismo politico, una delle tre viene salvata, le altre due affossate».

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