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Home » Stadi aperti in serie A, si lavora su B e C

Stadi aperti in serie A, si lavora su B e C

di Redattore
20 Settembre 2020
in Coronavirus, In evidenza, Sport
Tempo di lettura: 2 minuti di lettura
Lo stadio Curi

Lo stadio Curi

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di Pietro Cuccaro

C’è una coerenza interna nella gestione delle misure di limitazione dei contatti sociali in ottica di prevenzione del contagio: nello sport come nella scuola, le regole sono tante e confuse. Così, dopo che il ministro Spadafora aveva annunciato l’apertura degli stadi a mille tifosi (scelti come? perché proprio mille?) negli eventi all’aperto, a prescindere dalla capienza degli impianti, senza però preoccuparsi di pubblicare un regolamento preciso; dopo la ‘fuga in avanti’ del governatore emiliano Bonaccini (che aveva dato il via libera agli ingressi per le partite di serie A che si svolgono domenica nella sua regione (Parma-Napoli e Sassuolo-Cagliari), alla vigilia della prima domenica di campionato e con due partite già disputate, arriva il provvedimento del governo, che liberalizza gli ingressi (mantenendo la limitazione a mille spettatori) per tutte le partite. Col paradosso che ora, visto il poco tempo a disposizione, si creeranno assembramenti ai botteghini per l’acquisto dei biglietti.

Il 7 ottobre scade il Dpcm

A rigor di logica, nulla vieta che il provvedimento valga anche – perlomeno – per serie B e serie C, ma (perché no) anche la D si potrebbe adeguare e avrebbe una settimana di tempo per farlo. Mille persone sono facilmente gestibili. E darebbero perlomeno l’immagine di un tentativo di ripartenza. Poi, si lavorerà per redigere un protocollo attuabile alla scadenza delle restrizioni dell’attuale Dpcm (in vigore fino al 7 ottobre) anche se, visti i precedenti, il rischio è che le linee guida vengano pubblicate la notte del 6. Fra l’altro in quei giorni la C sarebbe in pieno fermento, visto che è la settimana del turno infrasettimanale.

Come è arrivata la decisione

Dopo la confusione post annuncio di Spadafora, che aveva creato malumori, ad esempio, in federazione (la Figc ha confermato le porte chiuse per le partite della nazionale), Francesco Boccia, ministro per gli Affari regionali, ha convocato una videoconferenza urgente con lo stesso Spadafora, con Speranza (Salute), con il presidente della Conferenza delle Regioni Bonaccini e vari governatori. Al termine, è stata resa nota la novità, varata soprattutto per non creare disparità nelle decisioni dei vari governatori. «È una sperimentazione per le prossime aperture; l’obiettivo è definire un protocollo unico che preveda una percentuale di spettatori in base alla capienza reale degli impianti», ha detto Spadafora.

I dubbi di Figc e Serie B

«L’apertura degli stadi al pubblico è una bella notizia ma il fatto che il via libera valga solo per la Serie A, e non per gli altri campionati professionistici, mi lascia perplesso – ha detto Gabriele Gravina, presidente della Figc – perché i protocolli di sicurezza sono i medesimi». Stesse perplessità espressa dalla Serie B: «Non si comprende la ragione delle motivazioni secondo le quali il governo ha dato il via libera all’apertura parziale degli stadi solo in serie A. Questo considerando che i protocolli di sicurezza sono i medesimi per tutti campionati professionistici e che la B ha un valore sociale ed economico fondamentale. I club risulterebbero gravemente penalizzati dal punto di vista economico e della passione dei tifosi, aspetto fondamentale anche per la regolarità del campionato. L’auspicio è che ci possa essere al più presto da parte del governo una decisione uniforme per la serie B e tutti i campionati professionistici con una ratio che preveda in piena sicurezza l’apertura ad una percentuale di tifosi come avvenuto in vari sistemi europei».

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