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Home » Terni, soli e poveri: l’altra festa del papà

Terni, soli e poveri: l’altra festa del papà

di Francesca Torricelli
20 Marzo 2018
in Altre notizie, Attualità
Tempo di lettura: 3 minuti di lettura
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di F.L.

Sbarcare il lunario vivendo in una situazione di profonda difficoltà – per ragioni spesso cercate, spesso solo capitate -, tentando al tempo stesso di non perdere la propria dignità. Come funamboli. Padri al limite, messi ko da una separazione che ha lasciato strascichi non solo economici, ma anche psicologici o giudiziari, a seconda dei casi.

Ricerca di aiuto Lunedì si è celebrata la festa del papà, ma per molti di loro non c’è stato motivo di festeggiare. Perché non possono vedere i propri figli, oppure perché la propria situazione economica non permette loro di comprare neanche un pezzo di torta. Quello dei disagi vissuti dai padri separati è un fenomeno che, ad esempio, hanno imparato a conoscere bene negli ultimi anni alla Caritas diocesana di Terni, alla quale si rivolge chi è alla ricerca di un pasto caldo, di un tetto o di un supporto psicologico, anche tra gli uomini adulti senza più un punto di riferimento familiare.

Casi emblematici «Abbiamo conosciuto i casi di due persone che vivevano in roulotte e che avevano come residenza provvisoria proprio la Caritas» spiega il suo direttore, Ideale Piantoni. «Un altro caso simile – aggiunge – è quello di un altro ternano che ha invece tutt’ora, come punto di riferimento, una parrocchia della prima periferia della città. Per continuare a stare vicino alla famiglia, anche dopo la separazione, da un paio d’anni dorme in auto sotto casa, anche con il freddo. La ex moglie gli concede almeno di fare la doccia nella sua abitazione. Eppure avrebbe anche un reddito, ma non riesce o non vuole a staccarsi da quella casa».

Il vizio del gioco Ma tra coloro che hanno chiesto aiuto alla Caritas c’è anche chi è vittima della ludopatia, oppure chi è caduto in una profonda crisi depressiva dopo la perdita del lavoro. «Un altro caso limite che ci è stato segnalato – continua Piantoni – è quello di un signore in pensione, che abbiamo sostenuto per qualche mese e poi non più, a causa del nostro regolamento: appena prende la pensione, piuttosto alta, la disperde tutta per colpa del gioco, è stato abbandonato per questo dalla famiglia e caduto in depressione. Lo stesso destino capitato ad un altro adulto, che ha perso il lavoro perché non in grado di adeguarsi ai tempi ed utilizzare il computer sul posto di lavoro. Anche lui è stato abbandonato dalla famiglia, riducendosi addirittura a fare il barbone, ma lo abbiamo aiutato a percepire una pensione minima ed oggi è rinato. Questa è d’altronde la nostra missione, far riacquistare dignità e speranze a chi le ha perse».

La struttura «Il problema – aggiunge il direttore della Caritas – è che di casi simili a questi ce ne sono molti altri che non giungono a noi, tutti con protagonisti uomini tra i 50 e i 60 anni che all’improvviso vedono venire meno le loro certezze e che, fino a che ce la fanno, non chiedono aiuto, lo fanno dopo molto tempo. Mi auguro che le nuove leggi sul mantenimento possano affievolire il problema, ma a Terni ci sarebbe forte bisogno di una struttura adatta ad ospitare anche queste persone. Stiamo cercando la possibilità di destinare una delle nostre proprietà, quella di strada di Cardeto, a questo tipo di problematiche. Ma dovremo affrontare costi importanti di ristrutturazione, speriamo di trovare finanziamenti e che non sia solo un’utopia».

I ‘no’ delle madri Certo, conferma Piantoni, non tutti gli uomini sono ‘vittime’ della separazione, c’è anche chi se ne approfitta e magari non corrisponde l’assegno di mantenimento. Ma non è questo il caso di alcuni padri che – racconta Ubaldo Valentini, presidente e cofondatore dell’Associazione genitori separati a tutela dei minori – anche in Umbria «non vedono i propri figli da oltre un anno o che se provano a telefonare loro vengono insultati o maltrattati dalla ex o dal suo nuovo compagno» . «C’è una situazione di disperazione complessa e diffusa, anche a causa della mancanza di contraddittorio durante il procedimento di separazione» aggiunge.

I numeri Secondo Valentini «in Italia oltre il 60% dei minori ha i genitori non più conviventi e con molta disinvoltura tribunali e servizi sociali nella loro attività si dimenticano che la bigenitorialità è un diritto per i figli e per i genitori. Quando un genitore vieta all’altro di frequentare i propri figli, a questo genitore va tolta la collocazione dei minori e va sospesa la responsabilità genitoriale poiché siamo in presenza della Pas, fenomeno diffusissimo ma ignorato dai giudici e dai Ctu».

I ‘ghetti’ «Non si prendono provvedimenti contro la madre collocataria (di fatto al 90%) che abusa psicologicamente sui propri figli – dice ancora il rappresentante dell’associazione – per metterli contro il padre provocando in loro irreversibili danni esistenziali mentre al padre, che nel discutere con la madre dei suoi figli rivendica con fermezza i diritti dei figli e propri facendo ricorso a qualche parola di troppo, in molti tribunali, viene immediatamente fatto divieto di avvicinarsi ai figli e vederli liberamente. Ovviamente ai figli non viene mai spiegata correttamente la sottrazione del padre da parte delle istituzioni frettolose e spesso prevenute. I politici credono di aver risolto i problemi dei papà separati dando loro una cameretta in un ghetto per separati e magari anche un pasto. Ma sono questi gli interventi che vi aspettiamo dai politici? Ghettizzare i padri separati – conclude Valentini – è una offesa alla dignità della persona».

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