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Home » Umbria Jazz a Terni: «Bel cartellone ma a Pasqua è meglio»

Umbria Jazz a Terni: «Bel cartellone ma a Pasqua è meglio»

di Simone Francioli
28 Luglio 2022
in Apertura 5, Cultura, Eventi
Tempo di lettura: 6 minuti di lettura
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«Per me la Pasqua, come fatto in passato, è il periodo migliore. Ma non decido io a casa degli altri. Settembre va pure bene, e ci divertiremo senz’altro. Ma se l’obiettivo è attrarre turisti e riempire gli alberghi, a Pasqua in Umbria i turisti ci sono già e possiamo portare a Terni gli appassionati di jazz e non solo. Fra l’alto i mesi di settembre e gennaio/febbraio sono quelli in cui gli artisti sono più ‘fermi’, in cui la disponibilità è minore. Mi si dice: ‘ma a Pasqua i ternani non ci sono’. Neppure i perugini ci sono a luglio, quando c’è Umbria Jazz, ma ci sono tanti turisti ed è quello che conta. Ho anche in mente delle novità per l’edizione 2023 ma ne parlerò al momento giusto con le istituzioni. Comunque siamo riusciti ad allestire un bel cartellone, anche più ricco del passato, e ad organizzare in due giorni un altro concerto (il 15 settembre, ndR) per il main stage dell’anfiteatro romano: quello di J.P. Bimeni & The Black Belts, musica di assoluta qualità». In occasione della presentazione della versione ternana di UJ, ribattezzata ‘Weekend’ e che quest’anno si svolgerà dal 15 al 18 settembre, il direttore artistico Carlo Pagnotta – che tutti ha ringraziato meno che la Fondazione UJ e il suo presidente Gianluca Laurenzi, con il quale in questa fase i rapporti restano ‘algidi’ – rimette in discussione le date del festival o, quantomeno, torna a dire la sua. Chissà se il suggerimento verrà recepito, anche se per il sindaco di Terni, Leonardo Latini, «a settembre la città dà il meglio di sé».

La presentazione ha permesso a ciascuno degli attori protagonisti della rassegna, di ringraziare e ringraziarsi a vicenda, con il comune auspicio che UJ ‘Weekend’ cresca ancora. «È la terza gamba forte di Umbria Jazz – ha detto il primo cittadino (presenti anche gli assessori Proietti, Cecconelli e Fatale, ndR) – e il periodo scelto ci convince». Per il presidente della Fondazione Carit Luigi Carlini, «quando Terni è unita, dà il meglio di sè. Sinergie, come in questo caso, e unità di intenti sono la strada giusta». L’assessore regionale Paola Agabiti ha ringraziato Pagnotta per aver fatto diventare UJ «un evento di stampo internazionale e un orgoglio per l’Umbria». Il presidente della Fondazione UJ Laurenzi, invece, ha sottolineato come il festival sia formato «da tre diamanti: Perugia, Orvieto (UJ Winter) e Terni. Questo è e sarà grazie anche alla grande intesa con la Regione». Pagnotta, oltre a quanto riportato in premessa, ha ricordato le location: antiteatro romano, via Cavour, piazza della Repubblica, Cascata delle Marmore e si è detto contento, oltre che del cartellone allestito, del fatto che i locali non si siano risparmiati, confermando tutti la propria disponibilità ad ospitare concerti. Il manifesto ufficiale della rassegna è stato curato da Lucrezia Di Canio, figlia dell’ex calciatore Paolo, ternano d’adozione, che lo ha brevemente presentato alla stampa: si intitola ‘Mondi musicali’.


Di seguito il comunicato stampa di UJ ‘Weekend’ e il programma.

Quattro giorni per un totale di quarantacinque eventi. Con diciotto band protagoniste e cento musicisti coinvolti in undici location ‘fisse’, più – come di consueto – la Cascata delle Marmore per le parate della marching band. In sintesi è ciò che prevede Umbria Jazz a Terni dal 15 al 18 settembre: mercoled mattina la presentazione in casa fondazione Carit.

IL PROGRAMMA COMPLETO (.PDF)

Le location

Sono previsti tre palchi in centro: piazza Tacito, piazza della Repubblica e via Cavour. «Il jazz nelle piazze come mai era accaduto prima in un festival italiano. E molti ricorderanno che proprio in una piazza ternana andò in scena quello che forse resta il più bel concerto di Umbria Jazz in assoluto: Miles Davis nel 1984», viene ricordato. I locali aperti di pomeriggio e di sera saranno sei, mentre il main stage è l’anfiteatro romano.

L’anfiteatro romano

I concerti

Quattro i concerti all’anfiteatro romano:

J.P. Bimeni & The Black Belts africano del Burundi, londinese di adozione, è una delle più belle ed espressive voci soul degli ultimi anni. Un successo arrivato dopo una lunga e dolorosa vicenda personale, culminata però in una straordinaria vicenda artistica.

Mario Biondi: ‘Romantic Tour’ porta sul palco di Terni i brani più celebri del soul man siciliano e quelli contenuti nel nuovo album “Romantic” dedicato all’amore in tutte le sue forme.

Dal piccolo schermo al palcoscenico: è ‘Una serata tra amici’, dove tutto ruota attorno ai molteplici talenti di Christian De Sica, consumato affabulatore, cantante, popolare intrattenitore, serissimo attore comico. Con lui una grande orchestra per riproporre indimenticabili canzoni italiane e americane.

Fabrizio Bosso rende omaggio ad un’icona della musica, nonché uno dei suoi idoli, Stevie Wonder, con il tradizionale quartetto cui si aggiunge un ospite speciale, Nico Gori, clarinettista e sassofonista di straordinaria versatilità e talento.

Piazza Tacito

In piazza: Funk Off e non solo

Tornano in Funk Off,  nati come marching band, anche sul palco sanno suonare musica trascinante e coinvolgente. In questa dimensione, del resto, hanno aperto la scorsa edizione di Umbria Jazz. Spazio poi ai The Good Fellas, banda di bravi musicisti – sottolinea l’organizzazione – che sanno come suonare, immedesimandosi benissimo nella parte, swing e rock & roll. Con loro la memoria torna agli happy days degli anni cinquanta, ispirandosi a icone come Louis Prima e Louis Jordan, ma anche a Elvis. Poi le composizioni originali di Accordi Disaccordi combinano influenze jazz, swing e blues, con atmosfere acustiche e dal gusto cinematografico. Una sonorità che affonda le radici in una matrice stilistica gipsy jazz, influenzata dal leggendario chitarrista Django Reinhardt.

Nei locali

Nei sei locali del centro si suona jazz. Mauro Ottolini, uno dei jazzmen italiani più originali e creativi, presenta due progetti: i Licaones, storico quartetto nella cui front line è affiancato da Francesco Bearzatti, e ‘Nada màs fuerte’, che nasce dalla suggestione della musica popolare, in cui il contatto esistenziale con il valore della vita e dell’esperienza diventa intenso e quasi fisico. Olivia Trummer Trio pianista tedesca, ma anche cantante, songwriter. Formazione classica e grande innamoramento per il jazz. Attiva anche in Italia, suona a Terni con un bel trio con Rosario Bonaccorso e Nicola Angelucci. Jim Rotondi & Piero Odorici quintet feat. Joe Farnsworth, Paolo Birro & Aldo Zunino: una delle più classiche formazioni del jazz di ogni epoca, il quintetto con tromba e sassofono nella front line, e la sezione ritmica. Questo quintetto ha come leader il trombettista del Montana Jim Rotondi e il sassofonista Piero Odorici, bolognese. I due collaborano da tempo. Lorenzo Hengeller, cantautore e pianista napoletano, ha vinto il Premio Carosone 2007. È proprio Renato Carosone, con Lelio Luttazzi, Gorni Kramer, Fred Buscaglione, fino a Vittorio De Sica, il modello cui sembra rifarsi Hengeller, sia nelle sue canzoni che nella rilettura dei grandi classici del songbook italiano del periodo anni ’30-’60. Rosario Giuliani quartet, nel suono e nel fraseggio di Giuliani si colgono evidenti richiami ai grandi jazzmen della storia ma anche la forte originalità che contraddistingue i musicisti creativi. Gianni Cazzola quartet con Sandro Gibellini, chitarra. Gianni Cazzola può essere considerato a buon diritto ‘il padre della batteria jazz italiana’. In ogni caso, parliamo di un protagonista di primo piano della scena dello swing tricolore con oltre sessant’anni di carriera alle spalle.

Baravai

«Il programma del Baravai – viene specificato – concede molto spazio a proposte non consuete, votate alla ricerca e all’innovazione. È il caso di Andrea Belfi, percussionista, compositore e sperimentatore musicale. Belfi ha costruito negli anni, con grande coerenza, un mondo sonoro in cui si coniugano strumenti acustici e le infinite possibilità proprie dell’elettronica. Zylouris White dimostra che i percorsi della musica a volte sono imprevedibili e si creano inaspettati ponti tra artisti in teoria molto distanti. È il caso di questo duo che prende il nome dai componenti. Georgios Xylouris è cretese, canta e suona il liuto e, come il padre Antonis, viene dalle tradizioni popolari millenarie della sua isola. Jim White è australiano, suona la batteria e fin da teenager a Melbourne ha fatto parte di rock band. È stato anche membro di Dirty Three. Antonio Raia e Renato Fiorito, napoletani, da alcuni anni hanno dato vita ad una intensa collaborazione all’insegna della creatività più coraggiosa e originale. Raia è un compositore, improvvisatore e sassofonista. Fiorito è compositore, sound artist, live performer e ingegnere del suono. Angela M. Mosley & The blu elements porta il calore della musica nera, materiale che Angela padroneggia con la potente ed espressiva voce soul perfettamente a suo agio nel repertorio dei diversi filoni sia tradizionali che moderni. Infine Ponzio Pilates, band tra le più strambe emerse negli ultimi anni, impossibile perfino da definire per il non rifarsi a nessun genere minimamente codificato.

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