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Home » «Islam ‘illegale’? Spero il sindaco si scusi»

«Islam ‘illegale’? Spero il sindaco si scusi»

di Fabio Toni
3 Febbraio 2020
in Apertura 5, Attualità
Tempo di lettura: 4 minuti di lettura
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di F.L.

«Ritengo il sindaco Latini una persona generalmente attenta e rispettosa, ma questa volta ha fatto un grosso scivolone. Come si può ospitare e partecipare all’evento di una persona che divide la cittadinanza definendo ‘illegale’ una rilevante fetta della popolazione solo in base alla religione? Sono indignata, con queste dichiarazioni chi ci governa sta facendo riaffiorare il razzismo, sdoganando frasi e atteggiamenti pericolosi». Non è passata inosservata, a Terni, la presentazione organizzata dalla Lega – giovedì all’hotel Valentino – dell’ultimo libro di Magdi Cristiano Allam, dal titolo (inequivocabile) ‘Stop Islam’ e a voler manifestare tutta la propria indignazione, come un fiume in piena, è una ternana che si è sentita chiamata in causa in prima persona. Si chiama Monia Bucci, ha 47 anni, è cristiana e da 24 è sposata con un cittadino musulmano osservante, con il quale ha creato una bellissima famiglia composta anche da tre figli, dai 17 ai 21 anni.

MAGDI ALLAM A TERNI: «ISLAM, RELIGIONE DA METTERE FUORILEGGE»

Vite normali

«Deve essere chiaro che la mia non è una battaglia personale – spiega la donna dopo aver contattato UmbriaOn per raccontare la sua storia -, voglio semmai rappresentare un’intera comunità composta non solo da famiglie miste ma anche da cittadini di religione islamica che vivono e lavorano nel nostro territorio, pagano le tasse, rispettano le regole. Dire, come ha fatto Allam, che una religione è da mettere fuori legge è qualcosa di gravissimo, chi siamo noi per poter giudicare? Ed è altrettanto grave che il sindaco non si sia dissociato da queste parole. Spero lo faccia presto, si deve scusare pubblicamente se, come ha dimostrato in passato, è capace di tornare sui propri passi. Venerdì ho chiamato la sua segreteria, rimango in attesa che mi ricontatti o prenda pubblicamente una posizione».

«Non è questione di cultura»

«Sono 30 anni che conosco mio marito – continua la 47enne -, con lui ho avuto modo di conoscere la comunità musulmana del suo Paese d’origine. Nessuno mi ha fatto pesare il fatto di essere cristiana. Anzi, ci siamo sposati in chiesa, a San Valentino. Quanto ai nostri figli nessuno ha imposto loro nulla, sceglieranno autonomamente, se lo vorranno, quale religione professare». Il marito di Monia in città è uno stimato e conosciuto professionista, ma per la donna – che su Facebook ha condiviso i suoi pensieri ricevendo molti commenti a favore – è sbagliato «ricondurre il problema ad una questione di cultura, o nel caso contrario di ignoranza. Non bisogna aver studiato per essere rispettosi, anzi i fatti dimostrano il contrario. Religione ed ignoranza non vanno confuse, così come religione e terrorismo. Chi fa certe cose – conclude – non rispetta l’Islam, è una bassezza chiamare in causa la fede». Ora, lei e la sua famiglia attendono un segnale ‘distensivo’.

Civiltà laica: «Il sindaco non conosce la Costituzione»

A prendere posizione in merito all’evento di giovedì è anche il consiglio direttivo dell’Associazione culturale civiltà laica. «Secondo gli ultimi dati statistici disponibili nella nostra zona – commenta una nota – circa il 3% di cittadini italiani regolarmente residenti si professano islamici; questo significa che circa 3 mila ternani si riconoscono in tale fede. Ci chiediamo cosa avranno pensato vedendo il loro massimo esponente istituzionale locale (il sindaco Leonardo Latini) presenziare con convinzione all’iniziativa del suo partito, durante la quale Magdi Cristiano Allam ha sostenuto che bisognerebbe mettere fuori legge l’Islam in Italia. Il fatto che praticamente nessuna religione, e in particolare quelle monoteiste, sia compatibile con la democrazia lo abbiamo sempre sostenuto e lo sosteniamo tutt’ora; rivendicando e sostenendo l’autonomia dello Stato laico da queste (in un parola: laicità). Questo però non significa limitare la libertà di fede del singolo individuo che è garantita non solo dalla nostra Costituzione ma anche dalla Dichiarazione dei diritti umani. Forse – conclude l’associazione – la nostra giunta amministrativa, prima di addentrarsi nella saggistica recente dovrebbe rileggersi i testi costituzionali».

«Islam non riconosciuta dallo Stato italiano»

Due giorni ed ecco che a rispondere è il consigliere comunale della Lega, Devid Maggiora, promotore dell’iniziativa: «È bene precisare che ad oggi l’islam non è una religione riconosciuta dallo Stato italiano perché confligge con l’art. 8 della Costituzione il quale prescrive che l’ordinamento giuridico della religione non deve essere in contrasto con le leggi laiche dello Stato e che la religione deve aver stipulato un’intesa con lo Stato. L’islam non è una religione riconosciuta perché è totalmente incompatibile con le leggi laiche, con le regole della civile convivenza, con i valori della sacralità della vita, della pari dignità tra uomo e donna, della libertà di scelta individuale che sostanziano la nostra civiltà. È vero che l’art. 19 della Costituzione sancisce – prosegue – la libertà di culto delle persone, ma non è in discussione la libertà di culto dei musulmani in quanto persone, ma l’incompatibilità dell’islam come religione. Aggiungo inoltre ai sedicenti paladini della libertà, che l’art. 21 della nostra Costituzione legittima la libertà d’espressione, che si esercita legittimamente nei confronti delle idee, delle ideologie o delle religioni. Nel più assoluto rispetto dei musulmani come persone, è assolutamente legittimo criticare o condannare l’islam come religione. Il giorno in cui in Italia si accrediterà il reato di islamofobia, che di fatto significherà che si potrà criticare tutto e tutti tranne l’islam, sarà il colpo di grazia a questa nostra civiltà decadente. Ecco perché dire ‘Stop islam’, senza mai discriminare o criminalizzare i musulmani, è un nostro legittimo – conclude – diritto e oggi più che mai è un nostro dovere».

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