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Home » Terni, piano di rientro: «È normale cambiare»

Terni, piano di rientro: «È normale cambiare»

di Simone Francioli
10 Novembre 2017
in Altre notizie, Attualità, In evidenza, Politica
Tempo di lettura: 4 minuti di lettura
Palazzo Spada

Palazzo Spada

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«È innegabile che la maggior parte dei piani di rientro sono oggetto di integrazioni e rimodulazioni in corso d’opera». Il 22 novembre – giornata nel quale la Corte dei Conti, sezioni riunite, esaminerà il ricorso del Comune di Terni sul piano di riequilibrio – si avvicina e l’assessore al bilancio Vittorio Piacenti D’Ubaldi decide di esporsi sulla vicenda, perché la possibilità che l’amministrazione cambi strategia – leggasi ‘fondo di rotazione’ – è elevata. Magari tentando di allungare i tempi e far ripartire l’iter. Le parole di Piacenti D’Ubaldi mirano in quella direzione.

VERSO IL 22 NOVEMBRE

Situazione endemica Piacenti D’Ubaldi la prende larga: «La situazione dei conti a rischio – spiega in una nota – è tipica di molti comuni, a rischio default ce ne sono 250. Situazione endemica. L’inchiesta de Il Sole 24 Ore dei giorni scorsi è chiara: sono oltre 250 i comuni italiani che versano in condizioni di predissesto. Le situazioni più preoccupanti si registrano a Torino, Roma e Napoli. Altresì innegabile che la maggior parte dei piani di rientro sono oggetto di integrazioni e rimodulazioni in corso d’opera». Insomma, il Comune ci punta.

PRESSING POLITICO SUL FONDO DI ROTAZIONE

Vittorio Piacenti D’Ubaldi con Fabio Paparelli

Le motivazioni «Non voglio assolutamente dire – aggiunge – mal comune mezzo gaudio, ma la situazione di estrema difficoltà degli enti locali è palese e diffusa in tutto il paese, generata essenzialmente da tre motivi: il taglio draconiano dei trasferimenti da parte dello stato; la difficoltà nella riscossione delle entrate; una autonomia fiscale più che altro virtuale e comunque non legata ad una attività amministrativa nella quale le entrate dell’ente siano riversate in altrettanti servizi ai cittadini. Per quanto attiene i trasferimenti al solo Comune di Terni, lo stato tolto 20 milioni negli ultimi 7 anni, con una percentuale significativa di oltre il 20% sul bilancio medesimo, aumentando nel frattempo le competenze degli enti locali che si occupano ormai di tutto quello che riguarda i cittadini presenti sul territorio. Dalla protezione civile, alla sicurezza, ai servizi scolastici, a quelli socio assistenziali, al trasporto, alla manutenzione della città nel suo complesso, solo per citare i filoni più consistenti».

UN NUOVO AVVOCATO PER IL PIANO DI RIEQUILIBRIO

Le riscossioni e le beghe politiche A questo punto l’assessore al bilancio va più nello specifico: «La situazione del Comune di Terni dunque pur essendo seria e problematica non può essere considerata peculiare a meno che non si voglia utilizzare una situazione diffusa e motivata da fattori esterni per delle beghe e controversie politiche di natura locale. Uno dei problemi principali, noto a chi si occupa di politiche di bilancio, comune alla maggioranza degli enti locali, è la bassa capacità di riscossione, delle entrate da servizi pubblici o da attività di controllo come le multe, da tariffe e i tributi. Se un ente riscuote meno del previsto – prosegue Piacenti – ha forte criticità di cassa oltre a un disallineamento strutturale tra entrate e uscite e presenta disavanzi strutturali importanti. Basta analizzare le statistiche, sempre riportate da Il Sole 24 Ore, delle percentuali di riscossione, sia delle entrate da servizi pubblici (tariffe degli asili nido, il trasporto scolastico) affitti e vendite, sia quelle per le sanzioni (multe stradali, entrate da attività di controllo) per rendersi conto di come la bassa capacità di riscossione sia un dato altamente esteso. Nel caso delle tariffe, i dati pubblicati si riferiscono alla percentuale di riscossione delle entrate da servizi pubblici corrispondente all’anno di competenza, certificato sulla base del conto consuntivo 2016, e i range di riferimento sono presentati secondo tre criteri: percentuali dei comuni che riscuotono meno del 60%, del volume dei crediti accertati, percentuali dei comuni che riscuotono tra il 60 ed il 70%, e quelle dei più virtuosi che riescono ad incassare le percentuali più alte, tra il 70 ed il 100%».

STRATEGIA DELL’AMMINISTRAZIONE COMUNALE

Il paragone con Perugia La partita si sposta su base regionale: «Relativamente – puntualizza Piacenti D’Ubaldi – alle percentuali di riscossione dei crediti inerenti le tariffe, il Comune di Terni è tra quelli che ha una capacità di riscossione che si attesta tra il 70 e il 100%  Infatti, su un volume di crediti accertati pari a 8,3%, presenta una percentuale di riscossione del 71,5%, ovvero raggiunge il 5,9 % del riscosso. Su 104 capoluoghi di provincia, solo cinquanta hanno una percentuale di riscossione compresa tra il 70 ed il 100% e Terni si trova al 45° posto. Manca comunque all’appello un 30% che, invece, dovremmo essere in grado di riscuotere. Molto diversa la situazione del Comune di Perugia che, a fronte di un volume di accertamenti pari al 13%, presenta un risultato di riscossione tra il 60 ed il 70%, con l’8% di riscossioni. Rispetto alla percentuale di riscossione delle multe e delle altre entrate da attività di controllo degli illeciti, il Comune di Terni ha una capacità di riscossione che si pone tra il 50 ed il 70%, con una percentuale di 51,6% a fronte di un volume di accertamenti pari al 3,8%, mentre Perugia presenta una capacità pari al 44,2% a fronte di un volume del 6,6%, riscuotendo solo il 2% dell’accertato. Su ventiquattro città capoluogo di Provincia, Terni si attesta al 20° posto tra quelle che mostrano una capacità di incasso tra il 50 ed il 70%. Il tema – chiude – dei crediti non riscossi resta dunque una delle maggiori criticità e stiamo lavorando alle possibili soluzioni che comunque sono trasversali all’attività amministrativa dell’ente».

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