«David troppo ricco», Stato nega indennizzo

Terni, troppo alto il reddito di 13.500 euro per consentire ai familiari del 27enne ucciso di accedere al fondo per le vittime di reati violenti. Il legale: «Vergogna colossale. Questa legge è incostituzionale»

di F.T.

L'avvocato Massimo Proietti con Diego Raggi

L’avvocato Massimo Proietti con Diego Raggi

David Raggi, il 27enne ternano ucciso la sera del 12 marzo 2015 in piazza dell’Olmo dal 30enne marocchino Amine Aassoul, aveva un reddito di 13.500 euro annui: i suoi familiari non potranno accedere all’equo indennizzo e quindi al fondo per le vittime di reati intenzionali violenti perché, per lo Stato, David era troppo ricco. A dirlo è la nuova legge 122 approvata lo scorso 7 luglio, con cui sono state recepite alcune norme derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione Europea. Il legale della famiglia Raggi, l’avvocato Massimo Proietti, parla di «presa in giro» e si dice «pronto a far emergere l’evidente incostituzionalità della legge, beffa colossale non solo per i familiari di David, ma per tante persone, vittime di reati assurdi e violenti».

OMICIDIO RAGGI: «ENNESIMA VERGOGNA» – PARLA IL LEGALE

Amine Assoul

Amine Assoul

La ‘beffa’ Attraverso la legge 122, l’Italia ha recepito la direttiva comunitaria sull’istituzione di un fondo per le vittime di reati intenzionali violenti, facendolo confluire direttamente in quello già esistente in favore delle vittime di reati di mafia, estorsione ed usura. Il tutto prevedendo un’integrazione annuale di 2 milioni e 600 mila euro: «Somme del tutto insufficienti rispetto alle esigenze – afferma l’avvocato Proietti -. Considerando che lo Stato spende mensilmente 19 milioni di euro per il fenomeno dell’immigrazione, se si riuscisse a destinare al fondo anche solo un milione di euro di queste somme, avremmo risolto una parte del problema». Resterebbe, di contro, quello causato dal limite di reddito per accedere al beneficio: «Ma questo aspetto è del tutto incostituzionale – spiega il legale – e lo dimostreremo».

I FUNERALI DI DAVID RAGGI

«Legge incostituzionale» La questione verrà sollevata  di fronte al tribunale civile di Roma, nell’atto di citazione con cui l’avvocato Proietti – su incarico dei familiari di Carlo Macro, 33enne di Roma ucciso la sera del 14 febbraio del 2014 dal 60enne indiano Joseph White Klifford – ha fatto causa allo Stato per la mancata espulsione dell’uomo, destinatario – al pari dell’omicida di David Raggi, Amine Aassoul – di un provvedimento di espulsione. Procedimenti basati sul fatto che lo Stato, evitando di attuare concretamente le misure emesse, non avrebbe adeguatamente tutelato suoi i cittadini. Il legale chiederà che la nuova legge 122 venga vagliata dalla Corte Costituzionale: «Non è possibile che i familiari di una vittima che aveva, ad esempio, un reddito di 11.600 euro annui, una moglie e figli da mantenere, non possano accedere ad un equo indennizzo perché il reddito supera di cento euro il limite fissato dalle norme. Ciò è contrario ai principi nazionali ed europei».

LA FAMIGLIA RAGGI FA CAUSA ALLO STATO

«Presa in giro» La beffa per il legale – che ha fatto causa allo Stato anche per conto dei familiari di Pietro Raccagni, il macellaio 53enne di Brescia ucciso nella sua abitazione da una banda di rapinatori albanesi la notte dell’8 luglio 2014 – è ‘nascosta’ nella legge approvata «in sordina» e in particolare in quattro articoli – dal numero 11 al 14 – in cui si specifica che si può accedere al fondo se si rientra nel limite massimo di reddito (11.500 euro appunto) fissato per ottenere il gratuito patrocinio, a spese dello Stato, nel caso ci si debba difendere in un qualsiasi processo.

Dubbi su dubbi A creare ulteriori perplessità, se ce ne fosse bisogno, è il fatto che «la legge – afferma l’avvocato Proietti – non chiarisce modalità, tempi ed entità delle eventuali erogazioni. Per lungo tempo l’equo indennizzo è stato ‘ancorato’ alla provvisionale liquidata dal giudice penale all’atto della sentenza. In pratica – spiega – veniva erogata la metà di quanto fissato dal tribunale. Oggi, invece, si deve addirittura dare prova di aver tentato in ogni modo di incassare quelle somme direttamente dal soggetto responsabile del reato. Esibendo la sentenza, gli atti di pignoramento e tutta una serie di documenti che, in molti casi, sono completamente inutili. E ciò rischia di allungare ulteriormente i tempi, con ulteriore danno per tutte quelle famiglie già costrette a subire le conseguenze di fatti per la maggior parte gravissimi».

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