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Home » Foligno, biodigestore: «Giù il mostro»

Foligno, biodigestore: «Giù il mostro»

di Simone Francioli
15 Ottobre 2016
in Attualità, Dal territorio, Opinioni, Politica
Tempo di lettura: 3 minuti di lettura
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Sauro Presenzini
Sauro Presenzini

di Sauro Presenzini
Presidente WWF Perugia-Foligno

Questo modo contemporaneo di amministrare la cosa pubblica, ricorrendo in maniera stucchevole alla retorica, alla provocazione, alle controaccuse, all’intimidazione tramite querela, altro non è che la conseguenza di una politica amministrativa inerme e di una classe dirigente che non è stata all’altezza di affrontare e impostare una strategia complessiva e quindi complessa, in merito alla vicenda del Biodigestore di Foligno, progetto politico/amministrativo che alla prima ricognizione critica, presenta numerose, vistose falle e imbarazzanti punti interrogativi.

La scomposta reazione di ATI 3 denota un certo nervosismo e una preoccupazione che và prendendo forma, ovvero che per il previsto biodigestore così come progettato, con ogni probabilità, non si potrà beneficiare dei fondi europei, perché già ora in forte ritardo con i tempi di realizzazione, al netto del ricorso al TAR, che già si staglia all’orizzonte e in fase avanzata di studio.

Il WWF, i comitati spontanei, la popolazione, parte della politica più attenta, si sono allineati in un’unica direzione: “abbattere il mostro impiantistico”. Beh, è quindi questo quello che probabilmente si voleva evitare e lo si è fatto tenendo all’oscuro e lontano dalla partecipazione, le sensibilità associative e gli interessi legittimi della popolazione, dei comitati spontanei e di quelle parti politiche (più di una), che ad oggi si sono interessate in maniera critica e corretta, con numerosi dubbi e domande, ponderando rischi, vantaggi e svantaggi.

Quando un’istituzione pubblica, viene svilita e utilizzata come strumento di mero pettegolezzo, pur di screditare l’avversario, altro non significa e indica, che la strada intrapresa è quella giusta. Le enormi difficoltà amministrative e comunicative di alcuni dirigenti oggi hanno bisogno di etichettare il WWF come un’associazione a Cinque Stelle, lasciando intendere senza affermare, in un tentativo inutile di screditare l’altro, questo non denota che una concreta paura, che le falle progettuali e contrattuali svelate, possano far saltare l’affare da oltre 100 milioni di euro.

La querela, “intimidatrice” contro Presenzini, volta a colpire quello che viene ritenuto essere il “capo della rivolta” non sortisce gli effetti sperati, l’accusa impropriamente attribuita, in un indistinto minestrone, WWF/comitati spontanei/politica, non spaventa di certo l’associazione ambientalista più di tanto, dopo 35 anni di battaglie sul territorio, hanno ben abituato a considerare e a ponderare termini e azioni. Le contestazioni del WWF sono puntuali e precise, riguardano i fatti sostanziali, ovvero che ormai da troppi anni, non si raggiungono nemmeno le percentuali minime di raccolta differenziata, e senza la tracciabilità del rifiuto, ovvero la singola identificazione del bidoncino, del sacchetto dell’utente, non si potrà mai correggere, indicare, individuare, premiare o sanzionare sia l’utente virtuoso come quello scorretto.

Senza la tracciabilità del rifiuto, non si potrà mai giungere all’applicazione della “tariffa puntuale” per i rifiuti e tutto il sistema della raccolta differenziata salta e diventa inutile. Quando il compost grigio torna di nuovo in discarica, a motivo dell’inefficienza di raccolta, sia in termini percentuali, che di qualità. Tutto è fallito. A motivo di ciò, il problema, permane, anzi, lo acuisce . Il biodigestore di Casone, con ogni probabilità non riuscirà mai a produrre compost di qualità, collocabile sul mercato, se a monte del processo di raccolta, non si trova un rifiuto correttamente separato.

Forse sarebbe opportuno che sia i cittadini, quanto la politica, iniziassero a capire quanto ci costano queste inefficienze gestionali in tema di rifiuti, chiedendo conto ai dirigenti, del perché non siano stati raggiunti obbiettivi e risultati. E soprattutto, perché non si sia preferito riammodernare l’attuale impianto di compostaggio aerobico di Casone, con il contributo europeo di 3 milioni di euro ad esso destinato per, anche, eliminare gli attuali problemi odorigeni, produrre un compost di qualità e chiudere in loco il ciclo dei rifiuti, limitando la raccolta e il trattamento alle quantità locali, senza scelte impiantistiche rischiose, che alimenteranno immancabilmente un traffico di rifiuti da fuori regione, trasformando Foligno nella pattumiera dell’Italia centrale, se va bene.

E’ poi del tutto irrispettoso rivolgersi al popolo sovrano, che come in questo caso, quando esso è stato dimenticato e disprezzato, esso è sovrano sempre ed è la politica che deve essere suddita ad esso. A giochi ormai conclusi, ora la stessa politica corre ai ripari, con una finta informazione, ben consapevoli che il cittadino/suddito nulla potrà decidere o modificare.

 

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