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Home » Covid, quelle morti sospette sotto l’occhio dei giudici

Covid, quelle morti sospette sotto l’occhio dei giudici

di Redattore
18 Febbraio 2021
in Ambiente e salute, Apertura 5, Coronavirus, In evidenza
Tempo di lettura: 2 minuti di lettura
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Non solo il dottor Stefano Brando. Anche su altre morti per Covid si è accesa l’attenzione della procura della Repubblica.

Covid, 48enne morto in casa a Umbertide

I fatti – ricostruiti da La Nazione – si riferiscono a tre settimane fa, quando un immigrato algerino residente a Umbertide, si ammalò di Covid sul luogo di lavoro, in un’azienda di Perugia. Scattò la trafila standard: isolamento contumaciale per lui e per i familiari. Solo che man mano le condizioni dell’uomo cominciarono ad aggravarsi. Così il 25 gennaio la moglie avvertì il 118, che giunto sul posto prescrisse antibiotico e protettore gastrico, senza però disporre il ricovero, ritenendo che le condizioni del paziente fossero compatibili con le cure domiciliari. Dopo due giorni, però, l’uomo morì.

L’esposto della famiglia

Dopo il decesso, l’avvocato Andrea Castori, per conto della donna, ha depositato immediatamente un esposto in procura e il pm Mara Pucci ha disposto il sequestro della salma, chiedendo al dottor Antonio Oliva del Gemelli di Roma (lo stesso che ha effettuato esame autoptico su Stefano Brando) per capire se la situazione sia stata sottovalutata o se abbiano influito altre patologie di cui soffriva il 48enne. Le indagini sono condotte dai carabinieri di Città di Castello. La famiglia ritiene che ci fossero i presupposti per un trasporto in ospedale e anche per questo ha sollecitato il sequestro delle schede di intervento del 118 e l’audio delle chiamate.

Altre rivelazioni sulla morte di Stefano Brando

Contrariamente a quanto sempre riferito, nella settimana tra il 24 e il 30 ottobre in Terapia intensiva a Perugia c’erano posti disponibili per ricoverare Stefano Brando. Lo scrive Il Messaggero citando una operazione dei Nas, a cui il procuratore aggiunto Giuseppe Petrazzini ha chiesto di effettuare verifiche in tal senso. Sul caso in procura c’è un fascicolo per omicidio colposo. Il nodo della vicenda, anche in questo caso, è il mancato ricovero, dopo che Brando aveva chiamato l’ambulanza in virtù di una saturazione bassa. Da verificare, la presuna ‘opera di convincimento’ dei sanitari, che avrebbero convinto il medico a starsene a casa per evitare lunghe file al pronto soccorso.

Il ricovero (tardivo?) in terapia intensiva

Solo che la situazione peggiora, Brando addirittura, senza forze, cade in casa, ferendosi. A quel punto viene chiamata nuovamente l’ambulanza, che finalmente lo porta in ospedale; in primis per la ferita, poi per quel continuo peggiorare delle condizioni di salute. Arriva quindi il ricovero in terapia intensiva, da cui però, il medico perugino uscirà morto, dopo tre settimane. L’autopsia – sottolinea il quotidiano romano – ha parlato di organi in sofferenza e delle conseguenze di una grave polmonite che lo hanno portato all’arresto cardiaco, ma ci vorranno ancora diversi mesi per avere la relazione completa.

Il dolore di Perugia per la morte del medico Stefano Brando

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