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Home » Fondazione Carit Terni «L’arte per la città»

Fondazione Carit Terni «L’arte per la città»

di Francesca Torricelli
14 Dicembre 2017
in Attualità, Cultura
Tempo di lettura: 3 minuti di lettura
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La fondazione Carit, in occasione delle festività natalizie, ha voluto organizzare un evento di arte sacra per la città di Terni «con l’intento di portare un momento di serenità nella nostra comunità gravata ormai da tante difficoltà sociali ed economiche», ‘Natale a palazzo Montani Leoni – Taddeo Gaddi e Livio Agresti tra recupero e valorizzazione’, dal 15 dicembre 2017 al 28 gennaio 2018. Una piccola presentazione di opere d’arte che la Fondazione ha ‘restituito’ al territorio attraverso le attività più rappresentative per il settore dell’arte: il restauro e l’acquisizione di beni storico artistici. «Restituire: riportare all’antico splendore con il restauro e riportare in Italia opere d’arte che sono state allontanate dal nostro Paese». Questa la filosofia della fondazione Carit.

Foto Alberto Mirimao

Il patrimonio «Da oltre venticinque anni – ha sottolineato il presidente Luigi Carlini – la Fondazione cura direttamente gli interventi di restauro di opere d’arte di proprietà delle diocesi territoriali o degli enti pubblici, sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio dell’Umbria». Dal 1992 a 2016 la Fondazione «ha impiegato per interventi di restauro oltre 6 milioni di euro, restituendo alla comunità dell’Umbria meridionale un patrimonio immenso, che è stato conservato e valorizzato. Un lavoro importantissimo, che ha interessato sia il settore dell’arte che quello dello sviluppo locale. Con il restauro è stato creato un gruppo di professionisti che nel corso degli anni è cresciuto e si è specializzato, ottenendo propri riconoscimenti e generando in taluni casi scuole di formazione. Sono state riaperte al pubblico molte chiese e luoghi di culto sia nei capoluoghi che nei centri minori, incidendo sul flusso turistico di alcuni tra i più belli borghi umbri; sono stati potenziati i poli museali e le aree archeologiche, con particolare attenzione per Carsulae e Otricoli; sono stati valorizzati i parchi monumentali, le fontane, le torri medievali e i palazzi nobiliari pubblici del territorio».

Opere d’arte La fondazione Carit, fin dalla sua costituzione, è intervenuto il vicepresidente Ulrico Dragoni, «è inoltre particolarmente attiva nell’ambito dell’acquisizione di opere d’arte per la propria raccolta. Dopo essere entrata in possesso, infatti, nel 1992, all’atto dello scorporo, di parte del patrimonio artistico della banca conferitaria, ha proseguito nell’attività di ricerca di opere, prevalentemente attraverso primarie case d’asta europee, cercando di riportare in Italia pregevoli beni a beneficio della comunità. In questi 25 anni ha raccolto un ricco patrimonio che conta almeno 222 opere di artisti locali del XX e del XXI secolo – O. Metelli, A. Bartoli, C. Spaziani, U. Castellani, I. Ciaurro, U. Prencipe, A. Campriani, S. Bini – nonché di alcuni tra gli interpreti più significativi della storia dell’arte italiana quali Antiveduto Gramatica, Raffaellino del Garbo, Girolamo Genga, Gian Domenico Cerrini, Abrahm Louis Rodolphe Ducros, Franz Keisermann. Ad aprile del 2017 è entrata a far parte della collezione della Fondazione anche una splendida tela raffigurante piazza san Marco a Venezia di Francesco Guardi, andando così a colmare un periodo artistico, quello del vedutismo veneziano del settecento, non ancora presente». Alle opere acquisite si aggiungono poi quelle pervenute alla Fondazione grazie alla liberalità di alcuni cittadini: «Si tratta in particolare della copiosa donazione di dipinti di Guido Mirimao – 930 circa tra oli su tela e tavola, disegni, acquerelli – e della ‘Collezione Patumi Simone’, 5 mila cartoline databili tra la fine dell’ottocento e i giorni nostri raffiguranti il territorio umbro».

Foto Alberto Mirimao

L’idea per l’evento L’ultima acquisizione e il completamento di un intervento di restauro particolarmente complesso, hanno fornito l’ispirazione per l’ideazione di questo evento. A palazzo Montani Leoni sono esposte due tavole, ha spiegato Anna Ciccarelli, «frammenti di pannelli di un trittico, raffiguranti San Pietro e San Giovanni della cerchia di Taddeo Gaddi, acquistate all’asta Dorotheum il 17 ottobre 2017 a Vienna unitamente alla preziosa tavola raffigurante la Decollazione del Battista di Livio Agresti, proveniente dall’omonimo oratorio di Amelia, restaurata dalla Fondazione. A corredo di quest’ultima opera, è esposta anche la tela, sempre dell’Agresti, proveniente dalla collegiata di Lugnano in Teverina e raffigurante la medesima Decollazione». Un’attività laboriosa, quella del restauro e del recupero delle opere d’arte, è stato sottolineato in conclusione, «che ogni anno vede impegnato il consiglio di amministrazione e che, nell’intento di poter arricchire e valorizzare sempre di più il territorio di intervento, porterà avanti anche nel prossimo triennio 2018-2020 come stabilito nel programma pluriennale».

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