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Home » «L’Italia ‘di mezzo’, via per uscire dalla crisi»

«L’Italia ‘di mezzo’, via per uscire dalla crisi»

di Fabio Toni
28 Febbraio 2016
in Attualità, Economia, Imprese, Lavoro, Opinioni, Politica
Tempo di lettura: 2 minuti di lettura
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di Mario Bravi
Ires Cgil Umbria

Nell’Italia centrale acuti sono stati i colpi inferti dalla crisi, soprattutto sul versante del manifatturiero. E la crisi è tutt’altro che conclusa, si sta trasformando in stagnazione e vera e propria recessione. Lo dimostrano anche i dati recentemente presentati dal rapporto Ires Cgil sulla situazione dell’Umbria. In 6 anni abbiamo perso il 15% del pil, gli investimenti fissi lordi sono diminuiti di un terzo (32,9%), il valore aggiunto dell’industria in senso stretto è diminuito del del 37,2%, addirittura più del comparto dell’edilizia. Il prodotto pro-capite è tornato al livello del 1995.

Il lavoro, quando c’è, è sempre più frammentato e precario. Il sistema informativo Excelsior, che ha realizzato uno studio per conto della camera di commercio di Perugia, parla, per quanto riguarda le previsioni relative al primo trimestre 2016, di un saldo occupazionale che dovrebbe attestarsi a -120 unità per le assunzioni dirette di personale dipendente e a +500 unità per i contratti atipici, in gran parte determinati dai contratti di somministrazione (+230). Inoltre, l’esplosione del sistema dei voucher (o buoni lavoro), che in Umbria nel 2015 hanno toccato quota 2 milioni, coinvolgendo 5 mila umbri, è un indice del progressivo imbarbarimento della nostra società regionale.

Si può uscire dalla crisi solo se si lavora su una idea di progetto, se si lavora ad una prospettiva e ‘l’Italia di mezzo’ può e deve essere il quadro ampio entro cui lavorare. Ma non si può trattare di fredda ingegneria istituzionale, all’insegna della mera semplificazione. Occorre dare un cuore al progetto, che non può non partire dalle questioni economiche, sociali e dalla creazione di lavoro.
Umbria, Toscana e Marche (non chiudendosi ad altri apporti dal Lazio e da altre regioni) debbono fare squadra sia nei confronti del governo nazionale sia dell’Europa.

In questo quadro le risorse attivabili dalla programmazione dei fondi strutturali europei 2014-2020, possono costituire una straordinaria occasione. Nei soli Por-Fesr di Umbria, Toscana e Marche circa 470 milioni di euro sono destinati alla ricerca, all’innovazione e allo sviluppo tecnologico. Complessivamente, nel periodo 2014-2020, circa un miliardo e mezzo di fondi euopei è assegnato all’Umbria. In proporzione, la nostra regione ha la possibilità di investimenti più rilevante. Dobbiamo assolutamente evitare di perdere questa occasione, in un’ottica di sinergia con le Marche e la Toscana.

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