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Home » Sanità Umbria: «Ritorno a Coney Island»

Sanità Umbria: «Ritorno a Coney Island»

di Fabio Toni
7 Gennaio 2024
in Ambiente e salute, Opinioni
Tempo di lettura: 3 minuti di lettura
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di Danilo Stentella
Vice presidente Centro studi politici e sociali ‘Franco Maria Malfatti’

Il 28 dicembre scorso la giunta regionale umbra ha deliberato un provvedimento di programmazione della rete ospedaliera (DGR 1399/2023 e allegati), con un testo elegante sotto il profilo formale e teoretico, facendo riferimento a tutta una serie di norme promulgate da cervellotiche emanazioni di questo sistema democratico, tra le quali al ‘Regolamento recante definizione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera’ e alla legge 135/2012, recante ‘…disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini’.

Potrebbe essere utile ricordare a questi soggetti che, come collettività, ci siamo presi il disturbo di andare ad eleggere, che quella ‘invarianza’ rappresenta il mantenimento di un livello dei servizi sanitari che è cronicamente insufficiente da oltre un decennio, poi leggendo attentamente il testo, redatto in un forbito ibrido tra ‘accademichese’ e linguaggio economico aziendale, si possono estrapolare delle vere e proprie chicche di organizzazione sanitaria. Ad esempio la soppressione dell’unità di terapia intensiva cardiologica di Spoleto o della stroke unit di Castiglione del Lago (opera sui casi di ictus), della cardiochirurgia a Terni; seguono tutta una serie di accorpamenti geniali ed efficientissimi da un punto di vista aziendale, chiusure di neonatologie, soppressione di certi servizi etc. Peccato che quelle unità servono per prestare un soccorso entro pochi minuti a chi è colpito da emergenze che possono, nella maggior parte dei casi, causare la morte.

Poi si aumentano di 80 unità i posti letto per le strutture private nel ternano, ‘che se a Terni non avranno anche loro una bella clinichetta privata, potrebbero continuare a sentirsi i meridionali dell’Umbria, la clinica fa tanto chic’. Provo a immaginare cosa succederà con questa ardita manovra di riordino: tutti i cittadini dell’Umbria prima o poi dovranno fare ancora turismo sanitario, almeno in giro per la regione. Le liste di attesa probabilmente si allungheranno. I casi più gravi, oltre ad essere gravi, saranno anche più disperati perché per loro sarà sempre più complesso ottenere i servizi terapeutici e diagnostici, i cui iter vengono progressivamente resi sempre più cervellotici anche per i medici di medicina generale, senza alcuna pietas nemmeno per i più anziani, con zone come la Valnerina o l’Amerino dove sarà meglio addestrarsi a fare il nome del Padre. Se poi ti prende un infarto o un ictus, per dire, nella zona sbagliata della regione, amen.

Una fra le molteplici motivazioni strategiche elencate nel documento di riordino è la contrazione demografica, mentre mi pare che non si assegni il giusto valore specifico alla forte tendenza all’invecchiamento di quella popolazione che, per definizione, ha e sempre più avrà bisogno di servizi accessibili e gratuiti, fruibili senza doversi spostare eccessivamente dal luogo di residenza. Quindi veniamo alla geniale proposta, che purtroppo non è un’idea prodotta della mia testa ma di un certo Martyn Artur Couney, nato Michael Cohen e di origini alsaziane, che nel 1903 ebbe l’idea di offrire gratuitamente ai cittadini un servizio che il sistema sanitario americano non prestava, realizzando una clinica privata gratuita dentro il luna park newyorkese di Coney Island: un reparto incubatrici per i neonati prematuri che i curiosi potevano visitare al prezzo di un quarto di dollaro.

E così chi se ne frega se chiudono l’unità ictus a Spoleto, ne apriamo una nell’area divertimenti di quella città, i curiosi che vorranno vedere i poveretti pagheranno con il biglietto il costo del servizio, e così per la cardiochirurgia a Terni dove sarà persino possibile per quelli di stomaco forte assistere agli interventi a cuore aperto, e così via per le craniotomie, calcoli biliari, i più perversi, quelli che un tempo avrebbero frequentato con passione il compianto cinema Elettra potranno persino assistere a colonscopie, interventi alle emorroidi e alle visite ginecologiche. La crisi della sanità pubblica sarà superata in un soffio, coloro che non erano fino a ieri in grado più permettersi le spese mediche crescenti data la misera pensione avranno a disposizione le migliori performance, gli esibizionisti potranno trovare nella malattia persino un momento di sottile e stravagante piacere.

La soluzione ovviamente sarebbe ridicola, ma la realtà ha ormai superando qualsiasi finzione, essendo diventata per troppe persone un incubo inaccettabile, addirittura umiliante per le categorie più deboli, mentre i cosiddetti ceti medi nonostante alcuni modestissimi aumenti di stipendio fanno i conti con l’inflazione e le crescenti spese sanitarie, non potendosi nemmeno avvalere delle esenzioni. Più che un ritorno al luna park di Coney Island, che ovviamente è un grottesco paradosso, il sistema è certamente tornato alla legge Mariotti del 1968, mentre si profila all’orizzonte un’ulteriore regressione agli IPAB, Istituti pubblici di assistenza e beneficienza. I cittadini pagano con la fiscalità generale tutta una serie di servizi che lo Stato devolve progressivamente al settore privato, rendendo sempre più cervellotico e improbabile l’accesso ai servizi stessi.

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