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Home » Terni: «’Costretti’ al tampone a pagamento»

Terni: «’Costretti’ al tampone a pagamento»

di Simone Francioli
9 Ottobre 2020
in Ambiente e salute, Coronavirus, In evidenza, Opinioni
Tempo di lettura: 2 minuti di lettura
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Riceviamo e pubblichiamo la lettera che racconta la vicenda di una famiglia residente a Terni. Va detto, per contestualizzare, che la Usl2 – così come le aziende sanitarie di tutta Italia – vivono una fase di particolare difficoltà dettata dall’incremento esponenziale dei contagi e delle persone da ‘monitorare’ (ad oggi un migliaio di isolamenti per ciò che attiene il territorio di competenza). In ogni caso dalla Usl si apprende che «il distretto di Terni della Usl Umbria 2 ha preso in carico la segnalazione e provvederà con i necessari approfondimenti ad effettuare le verifiche del caso».

Lettera firmata

La storia che vi raccontiamo è successa nei giorni scorsi in casa nostra. Siamo una normale famiglia ternana: padre (invalido), madre e due figlie, una delle quali da poco maggiorenne. Domenica scorsa (4 ottobre) proprio la figlia più grande ha iniziato ad avere un pò di febbre, il naso chiuso e dei crampi addominali con vomito.

Lunedì mattina, la temperatura era ancora sui 37.5, il raffreddore era sparito, lamentava ancora un certo mal di pancia. Abbiamo così deciso di chiamare il medico di famiglia che, per precauzione, ha deciso di inviare la richiesta per l’effettuazione di un tampone alla Usl. Martedì mattina ci hanno chiamato dal distretto Ferriera per sapere come stava nostra figlia e quando abbiamo spiegato che stava molto meglio, che il raffreddore era sparito e la temperatura era tornata nella norma, ci siamo sentiti dire che, in considerazione del fatto che i sintomi manifestati da nostra figlia erano lievi, la stessa sarebbe stata monitorata per telefono e sottoposta a tampone a fine quarantena; ovvero: la ragazza sarebbe dovuta rimanere a casa per oltre due settimane prima di essere sottoposta a tampone.

Abbiamo provato a spiegare che la ragazza frequenta il quinto liceo e che farle perdere due settimane di scuola sarebbe stato dannoso, ma per tutta risposta risposta ci è stato detto che il protocollo era quello e che non loro non ci avrebbero fatto nell’immediato alcun tampone. Unica soluzione prospettata è stata quella di effettuare il tampone a pagamento. Messi alle strette, pur di evitare a nostra figlia di poter rientrare a scuola, abbiamo deciso di optare per questa soluzione, pagando 81 euro di ticket.

Così ci siamo recati in ospedale dove a mia figlia è stato fatto il tampone (risultato poi negativo). Precisiamo che siamo una famiglia che non ha un reddito importante e dove il capo famiglia è anche invalido. Ci chiediamo perchè il sistema sanitario debba funzionare in questo modo, obbligando le famiglie meno abbienti come la nostra a sostenere spese ingenti. Probabilmente c’è una mancanza di comunicazione tra i vari dipartimenti, visto che quando ci siamo recati al distretto Ferriera per chiedere spiegazioni, a loro risultava che nostra figlia era stata inserita fra le persone da ‘tamponare’ subito, senza aspettare la quarantena che ci era stata prospettata dalla Usl.

In definitiva se non decidevamo di pagare il ticket, avremmo dovuto aspettare più di due settimane prima di poter sottoporre a tampone nostra figlia che sarebbe dovuta rimanere a casa, senza alcun valido motivo e con tutte le conseguenze che si possono immaginare riguardo alla perdita delle lezioni (è stata poi riammessa a scuola dietro responsabilità – certificato – del medico di famiglia sulla base del tampone effettuato, ndr). Crediamo che in casi del genere, che ci risulta siano molti su Terni, spetti al sistema sanitario nazionale occuparsi in tempi brevissimi e senza far pagare nemmeno un euro al paziente, dare appuntamento alla persona interessata e sottoporla a tampone.

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