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Home » Terni: Rsu e sindacati critici sulla ‘linea’ del Tubificio: «Serve subito il confronto»

Terni: Rsu e sindacati critici sulla ‘linea’ del Tubificio: «Serve subito il confronto»

di Fabio Toni
15 Settembre 2023
in Economia, Imprese, Lavoro
Tempo di lettura: 2 minuti di lettura
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Si è concluso il ciclo di assemblee dei lavoratori del Tubificio di Terni, a nove mesi dallo scorporo da Ast-Arvedi. Il bilancio è tracciato dalle Rsu che hanno condotto il confronto interno insieme alle segreterie dei sindacati Fiom, Fim e Fismic. In generale, si legge nella notta diffusa da rsu e sigle, le assemblee «hanno riportato lo stato di preoccupazione dei lavoratori in merito ai volumi produttivi, agli investimenti, all’organizzazione del lavoro, manutenzioni, ricambi e alla salute e sicurezza».

«Urge discussione sul futuro del Tubificio»

Per i tre sindacati la scelta dello scorporo «ha una sua prerogativa industriale. Non a caso, insieme ai lavoratori, l’operazione è stata giudicata positivamente, provando a cogliere un’opportunità per quello che ha sempre rappresentato il Tubificio di Terni. Quella scelta – affermano Rsu e segreterie territoriali di Fim, Fiom e Fismic – doveva certamente essere rafforzata all’interno di un piano industriale più complessivo e dettagliato. Il tempo trascorso oggi impone un cambio di paradigma ed è urgente una discussione che indichi come il Tubificio di Terni torni ad essere strategico nel gruppo Ast-Arvedi e nell’intera filiera del tubo».

Le domande

Poi, le domande di sindacati e lavoratori: «Quali politiche commerciali si intendono avviare per riconquistare mercati e clienti sia sullo strutturale che sull’automotive? Con quali mix produttivi? Con quali impianti? Con quali professionalità? Come si organizza il processo del taglio, della satinatura e delle spedizioni? Quali servizi? Quali sono i volumi, gli spazi di gestione? Qual è l’andamento economico? Tutte queste domande ne racchiudono una: quale visione di insieme si ha del Tubificio? Ormai – prosegue la nota – deve finire l’emergenzialità generata dalla disdetta di un contratto commerciale che ha prodotto esuberi nella filiera. Quei lavoratori continuano ad essere strategici anche in ottica di efficienza e riduzione dei costi».

«Confronto subito. Che troppe cose non vanno»

«Lo scorporo del Tubificio – è il ragionamento di Rsu e sindacati – non può generare differenziazioni tra i lavoratori: organizzazione del lavoro, salute e sicurezza devono essere centrali senza nessuna deroga. Prima di qualunque riorganizzazione vano rilanciati investimenti, innovazione e formazione dei lavoratori. Invece le uniche cose che si percepiscono oggi sono le azioni volte al risparmio che quasi sempre vanno nella direzione contraria agli obiettivi sopracitati. L’azienda deve in tempi rapidi dare risposte alle problematiche emerse, attraverso incontri con le organizzazioni sindacali con la necessità di programmare prospettiva e futuro con obiettivi verificabili di volta in volta per iniziare una vera controtendenza. C’è bisogno di ascoltare di più i lavoratori che lo stabilimento l’hanno visto nascere e svilupparsi nel tempo. I lavoratori, che da sempre hanno fatto sacrifici, oggi non possono diventare un problema. Con lo stato attuale delle cose si ha la sensazione di una smobilitazione e di rimessa in discussione di quelle professionalità. In maniera rapida auspichiamo che l’azienda esca da una gestione verticistica e coinvolga tutti i lavoratori in un chiaro progetto di rilancio, iniziando con un percorso di confronto con i rappresentanti dei lavoratori, altrimenti – è la conclusione – si rischia un irreversibile irrigidimento e una escalation dello stato di agitazione che di fatto si è generato tra i lavoratori».

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