E45: Cgil, Cisl e Uil in presidio a Sansepolcro

«La politica nazionale sembra essersi dimenticata di questa arteria dove ci sono aziende nelle quali i lavoratori rischiano di pagare sulla propria pelle questa situazione»

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«Questo è un Paese che frana, crolla, si allaga, ma non ha un’idea di prevenzione. Lo dimostra il fatto che un viadotto di poche centinaia di metri diventa pericoloso e questo determina il blocco di un’arteria strategica per l’Italia. Perché è chiaro che la chiusura della E45 non è un problema solo per i territori direttamente coinvolti, ma è un grande problema per l’intero Paese», con queste parole Vincenzo Colla, vicesegretario generale della Cgil nazionale, ha chiuso venerdì il presidio organizzato da Cgil, Cisl e Uil delle province di Perugia, Arezzo e Cesena, che si è svolto allo svincolo di Sansepolcro (Ar) della E45, la superstrada che collega Orte a Ravenna, attraversando Lazio, Umbria, Toscana ed Emilia Romagna, e che dallo scorso gennaio è stata prima completamente chiusa all’altezza del viadotto Puleto, per ragioni di sicurezza, e poi solo parzialmente riaperta (il passaggio resta interdetto a camion e autobus).

I lavoratori

Dal presidio di Cgil, Cisl e Uil, al quale hanno partecipato anche numerosi lavoratori delle aziende dei territori coinvolti, fortemente preoccupati per le conseguenze che la chiusura dell’arteria sta avendo sulla produzione e quindi sul lavoro, è partito un nuovo appello al governo: «La politica nazionale sembra essersi dimenticata di questa arteria così importante e dei nostri territori, dove insistono tante aziende, anche piccole, nelle quali i lavoratori non hanno tutele e rischiano di pagare sulla propria pelle questa situazione», hanno sottolineato i sindacati. «Quindi, si faccia subito tutto il necessario per rimettere in piena sicurezza il viadotto e ripristinare pienamente la E45 e al tempo stesso si avvii una politica di investimenti pubblici nelle manutenzioni e nella prevenzione, perché è di questo che il paese ha bisogno se vuole invertire il declino che è in atto».

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