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Home » Perugia, scuola: rimane a casa lo zaino

Perugia, scuola: rimane a casa lo zaino

di Francesca Torricelli
23 Aprile 2017
in Attualità, Dal territorio, Perugia
Tempo di lettura: 2 minuti di lettura
Piscille, studenti costretti a camminare fra le auto
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Andare a  scuola senza zaino, il sogno dei bambini si avvera per gli studenti della scuola primaria A. Bonucci di Perugia. Da lunedì 28, l’istituto aprirà le sue porte ai cittadini per mostrare la realizzazione del progetto ‘Scuola Senza Zaino’, partito a settembre.

L’appuntamento  La mattinata a porte aperte inizia, alle 10,00, nella Torre del Molino della Catasta (via della Trota). Dopo un caffè di benvenuto, la dirigente Marta Boriosi saluterà i presenti  e darà avvio all’inno di benvenuto ‘La scuola che c’è”. Dopo i saluti delle autorità, i genitori che hanno partecipato al progetto racconteranno l’esperienza e verrà proiettato il filmato ‘Io amo la scuola’. La mattinata si concluderà con la visita alle aula ‘senza zaino’ e con un aperitivo (il programma). 

Il progetto Togliere lo zaino è un gesto reale. Gli studenti delle scuole sono dotati di una cartellina leggera per i compiti a casa, mentre le aule e i vari ambienti vengono arredati con mobilio funzionale e dotati di una grande varietà di strumenti didattici sia tattili che digitali. Ma togliere lo zaino ha anche un significato simbolico in quanto vengono realizzate pratiche e metodologie innovative in relazione a tre valori a cui ci si ispira: la responsabilità, la comunità e l’ospitalità. Si tratta di realizzare una scuola diversa da quella tradizionale che è normalmente impostata sull’insegnamento trasmissivo e standardizzato impartito nei tipici ambienti definiti cells and bells (celle e campanelle), unidimensionali, dove aule spoglie sono ammobiliate con le consuete file di banchi posti di fronte ad una cattedra, cui fanno da riscontro disadorni atri e vuoti spazi connettivi.

Questione planetaria Se ci si fa caso si tratta di una questione planetaria. Infatti in molte parti del mondo gli studenti utilizzano lo zaino per portare a scuola e riportare a casa il proprio materiale come libri, quaderni, penne, matite, gomme, forbici, squadre e righe, colori ecc. La cosa per la verità è un po’ strana. Nessuno si è mai domandato perché un qualsiasi lavoratore trova i propri strumenti del mestiere sul posto di lavoro al contrario degli studenti.

Senso di precarietà Lo zaino comunica un senso di precarietà e di inadeguatezza, non a caso è stato inventato – come si può facilmente leggere in un qualsiasi vocabolario – per gli alpinisti e per i soldati con il chiaro scopo di affrontare luoghi inospitali. Rendere le scuole ospitali è un impegno, è voglia di cambiare.

Ambienti accoglienti L’ospitalità implica non solo costruire ambienti belli ed amichevoli, ma anche accogliere le diversità, far sì che ciascuno diventi responsabile per i propri e gli altrui talenti, originalità, bisogni e in generale per il precorso di crescita e di apprendimento. Inoltre bisogna riflettere sul fatto che conoscere il mondo significa renderlo a noi comprensibile, trasformarle, umanizzarlo per farlo diventare, ospitale. La responsabilità e l’ospitalità si aprono alla costruzione della scuola come comunità, luogo di condivisione, di cooperazione e co – costruzione del sapere. 

 

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