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Home » Teatro Verdi Terni: «Ecco come sarà»

Teatro Verdi Terni: «Ecco come sarà»

di Simone Francioli
26 Settembre 2020
in Altre notizie, Cultura
Tempo di lettura: 6 minuti di lettura
Il progetto vincitore

Il progetto vincitore

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Un dettaglio del progetto vincitore

La miglior interpretazione per «la delicatissima ed equilibrata soglia tra l’antico ed il nostro presente moderno» degli elementi che caratterizzano l’area. È uno dei criteri più tenuti in considerazione dalla commissione giudicatrice per decretare il vincitore del concorso di progettazione – i lavori per il primo stralcio funzionale sono da 4,6 milioni di euro, complessivamente sono oltre 12 ma sono da ricercare i fondi – legato alla riqualificazione del teatro Verdi: martedì mattina al Caos è stato annunciato il trionfo del raggruppamento veneto – cinque in totale gli ammessi alla fase due – con a capo il 34enne architetto di Arzignano Marcello Galiotto dello studio A+M2a di Venezia. Battuta la concorrenza milanese, ternana, laziale, marchigiana e toscana. Il percorso è ancora lungo: ora c’è la verifica dei requisiti, il parere della soprintendenza, lo studio di fattibilità tecnico-economico ed i vari step per giungere alla progettazione esecutiva. Ultimo step l’appalto.

I CINQUE PROGETTI FINALISTI (VINCITORE IL C)

IL SOPRALLUOGO DEL 23 GIUGNO DELLA COMMISSIONE

La seduta di decriptazione del mattino

«Tempi brevi e niente sprechi». I problemi in mattinata

La giornata non era iniziata nel migliore dei modi. Alle 9 infatti era in programma la seduta pubblica per la depcritazione degli elaborati: guai tecnici e soprattutto difficoltà nel ritrovare la chiave privata per sbloccare la procedura. Risultato? Il Rup Mauro Cinti in difficoltà, sospensione alle 10 e tutti in attesa – progettisti compresi – della risoluzione. In realtà non accadrà nulla. Poi tutti in conferenza stampa dove la commissione composta da Francesco Cellini, Emanuele Morezzi (assente), Simone Monotti, Donatella Cavezzali ed Emanuela De Vincenzi ha fatto il punto della situazione per poi leggere la graduatoria: via libera al team con il già citato Galiotto, l’architetto Alessandra Rampazzo, gli ingegneri Vincenzo Baccan e Linda Parati, Francesco Rigon, Margherita Simonetti e la Sinergo S.p.A di Martellago. «Il progetto per noi è stato un processo lunghissimo e delicato, circa quattro-cinque mesi per entrambe le fasi. Una grande sfida, questo territorio – le parole del giovane professionista – è un po’ la sintesi del nostro modo di concepire l’architettura: un lotto complesso che ha a che fare con un pronao ed una parte retrostante, tutto viene risolto in modo molto semplice. Costruibile in tempi brevi e senza sprechi economici».

IL BANDO A DUE FASI

Marcello Galiotto

Il legame tra gli elementi. Tradizione e innovazione

Sotto il profilo tecnico Galiotto ha specificato che «la parte retro è composta da due elementi. Uno basso e la torre scenica che, in qualche modo, cita il teatro di Genova di Aldo Rossi e altre strutture. Miscelare tradizione ed innovazione? Sì, perché l’architettura contemporanea talvolta ha eccessi di parametrismo e formalismi che a noi non stanno a cuore. C’è un muro di mattoni particolare, mentre la torre scenica è in cemento armato rosso e sabbiato per avere una materia più rugosa.  Noi facciamo molti concorsi perché sono l’unico modo di accedere a questi grandi progetti: la posizione a Terni di questo tessuto molto compresso è stato un motivo che ci ha spinto a sceglierlo. I tempi erano dilatati e ci hanno consentito di svilupparlo bene». Quando gli viene chiesto del punto di forza risponde «il complesso; ho visto alcuni progetti e sono tutti interessanti. Il rischio era di non riuscire a legare tutti gli elementi: sono costruttivamente separati ma uniti da un concetto forte. Questa è l’idea trainante del lavoro».

PARLA IL VINCITORE: «TEATRO VERDI, ECCO IL NOSTRO PROGETTO»

Piero Giorgini ed Emanuela De Vincenzi

Le basi. L’auspicio di Giorgini ed i fondi da ricercare

Un evento che ha visto la partecipazione – tra i tanti presenti – del sindaco Leonardo Latini, dell’assessore Benedetta Salvati e del presidente della fondazione Carit Luigi Carlini: «Si gettano solide basi – le parole del 46enne avvocato in apertura – per restituire alla città il suo teatro, rimasto chiuso per troppi anni. L’emozione è profonda». La titolare ai lavori pubblici ha invece parlato di un Verdi «che da oggi rifiorisce», con tanto di video emozionale (posizionate all’interno della struttura 500 piante, protagonista il tenore libanese Joseph Dahdah che studia all’istituto Briccialdi): «Ricostruiamo un pezzo di storia della nostra città». Più lungo il discorso del dirigente comunale Piero Giorgini: «Spero che da ora in avanti si possa parlare di architettura, Terni in passato ha perso la possibilità di avere opere per dei giusti dibattiti. Avremo un progetto complessivo – ha aggiunto – per il Verdi e per il momento ci sono fondi per il 1° stralcio funzionale, dobbiamo partire subito per non perderli. Poi si cercheranno gli altri per il completamento. Il metaprogetto – ha ricordato – era solo una base».

I CINQUE PROGETTI FINALISTI – VIDEO

Leonardo Latini e Benedetta Salvati

Dagli innovatori ai filopolettiani. Il terrore di Cellini

Interessante la disamina – si passa alla commissione – di Simone Monotti nel sintetizzare ciò che è stato valutato: «Abbiamo classificato per semplicità, studio e approccio. Diverse le ‘categorie’ coinvolte: i filopolettiani, coloro che hanno voluto realizzare un progetto nuovo ma che avesse una fortissima ispirazione rispetto all’esperienza anteguerra del teatro all’italiano; poi i conservatori, i fedeli alla proposta del Comune – hanno rivisitato l’impostazione presa a modello dall’amministrazione – e i cosiddetti innovatori. Le ritroviamo tutte nei cinque finalisti. C’è stato un bel confronto di idee anche sul retro ed il ridotto, c’è chi lo ha stravolto ponendolo in alto sopra la galleria oppure sotto la torre scenica». Cellini ha voluto ricordare il complicato avvio: «Quando ho letto il bando ero terrorizzato, il primo giorno è stato drammatico perché pensavo non si potesse fare. Devo dire che i progetti sono buoni». Il Comune dovrà poi affidare la progettazione definitiva ed esecutiva (120 giorni di tempo), quindi l’incarico per la verifica progettuale ad un soggetto esterno. Infine la gara d’appalto per il 1° stralcio.

LA BATTAGLIA AL TAR PER IL VECCHIO APPALTO: 128 MILA EURO DI RISARCIMENTO

La conferenza

La classifica ed i ternani che ci hanno provato

Al 2° posto il raggruppamento composto da Francesco Adorni (architetto, Milano), Saverio Pisaniello (architetto, Lucca), Matteo Santambrogio (ingegnere, Monza-Brianza), Marco Aronne (ingegnere, Milano), Luca Ferrario (ingegnere, Brescia), Marco Luigi Oriani (architetto, Milano), Patrizia Pisaniello (architetto, Lucca), Luca Zampatti (ingegnere, Brescia) e Cristina Foletti (ingegnere, Brescia). A seguire (3°) Fabrizio Pitoni (architetto, Rieti), Luca Rosati (architetto, Terni), Alessandro Bini (architetto, Terni), Manuela Gualtieri (architetto, Terni), Pietro Lupi (ingegnere, Terni) e la Prait srl; 4° Alfonso Giancotti (architetto, Roma), Michele Tiberi (ingegnere, Cellere, Viterbo), Giuseppe Puglia (ingegnere, Ascoli Piceno) e Alessandro Federici (ingegnere, Ascoli Piceno). A chiudere (5°) Marcello Marchesini (architetto, Prato), Alessandro Corradini (architetto, Prato) e Cristiano Cosi (architetto, Firenze).

Galiotto, Cavezzali, Cellini, Monotti e De Vincenzi

«Vince un progetto tra i più filopolettiani. Rigetta soluzione del Comune»

Non poteva mancare l’immediato commento del consigliere comunale di Terni Civica, Michele Rossi, sul ‘pezzo’ in merito al teatro: «Come molti di voi sapranno ero per la ricostruzione del nostro teatro polettiano. Rimango convinto che avrebbe rappresentato una grande coraggiosa operazione di tipo culturale di recupero identitario. Ho appena assistito alla proclamazione del progetto vincitore (di un gruppo di giovani architetti di Venezia) e fin visionando i cinque finalisti l’avevo subito individuato come il più meritevole alla vittoria. È un progetto che giudico favorevolmente e che se vogliamo richiama e rispetta la storia di quel luogo e quindi della sua prima importante stagione polettiana (forma del teatro all italiana e i vari ordini dei palchi e i vari collegamenti di accesso direttamente all’ingresso che rimane in corso vecchio dalla facciata ottocentesca). Rigetta poi completamente la contestata soluzione progettuale interna al Comune (unione di galleria e platea, che personalmente contestai anche duramente) interna. Per il ridotto, imposto dai finanziamenti a stralcio funzionale, prevede un corretto, che non disturba, ingresso latetale. Mi ha fatto piacere – conclude – che nella conferenza stampa sia stato ricordato che il percorso per affrontare finalmente con determinazione il nuovo Verdi da parte di questa amministrazione sia partito da un mio atto di indirizzo diventato poi di commissione e poi di consiglio».

Il progetto vincitore
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Il progetto vincitore

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