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Home » Arrestati a Stroncone, solo uno risponde

Arrestati a Stroncone, solo uno risponde

di Fabio Toni
11 Giugno 2016
in Cronaca
Tempo di lettura: 4 minuti di lettura
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Su sette, sei si sono avvalsi della facoltà di non rispondere e solo uno ha invece detto la sua durante l’interrogatorio di garanzia, a porte chiuse, di fronte al gip del tribunale di Terni Maurizio Santoloci. A breve quest’ultimo deciderà se gli operai del Comune di Stroncone arrestati mercoledì dai carabinieri nell’ambito dell’indagine anti assenteismo condotta dal pm Elisabetta Massini, dovranno restare ai domiciliari o potranno vedersi attenuta la misura. Tutti i legali difensori hanno chiesto la sostituzione degli arresti con misure meno afflittive, a partire dall’obbligo di firma, motivando l’istanza con l’assenza del rischio di reiterazione del reato.

OPERAI ARRESTATI: PARLANO GLI AVVOCATI

Solo uno ha parlato A partire dalle 8.30 di venerdì mattina i sette operai, accompagnati dai propri difensori – gli avvocati Massimo Proietti, Gianluca Bassetti, Federica Bigi, Arnaldo Sebastiani, Massimo Carignani e Giorgio Cerquetti – hanno sfilato davanti al gip – presente in aula anche il pm Massini – per un’udienza che si protratta per circa un’ora e mezza. L’unico operaio che ha voluto dire la sua, difeso dall’avvocato Carignani, avrebbe – stando al legale – mostrato un «atteggiamento collaborativo, volto alla definizione della reale entità della contestazione, a nostro giudizio modesta». Le bocche dei colleghi sono invece rimaste cucite, in attesa di capire meglio i contorni della vicenda giudiziaria.

BADGE ‘COLLETTIVI’ PER TRUFFARE

Comunque pagati Per tutti o quasi – visto che fra i sette c’è anche chi andrà in pensione a breve – il timore, fondato, è quello di perdere definitivamente il lavoro. Attualmente, stante la misura cautelare restrittiva applicata, sono stati tutti sospesi dal Comune in base all’articolo 5 comma 7 del contratto collettivo nazionale. Una decisione che potrà comunque essere protratta dall’ente, a discrezione, anche dopo la cessazione delle esigenze cautelari. Gli operai arrestati continuano comunque a percepire lo stipendio, nella misura del 50%. La ‘scure’ del licenziamento potrebbe abbattersi su di loro, una volta che l’eventuale sentenza legata al procedimento passerà in giudicato.

GLI ARRESTI: FOTO – VIDEO

Al corteo E proprio il contratto collettivo nazionale di lavoro della pubblica amministrazione era stato contestato da alcuni degli arrestati che lo scorso 25 maggio avevano partecipato in prima persona alla manifestazione indetta dai sindacati a Perugia. Fra loro, c’è chi aveva postato ‘in diretta’ sui social network le foto della manifestazione, fra striscioni e bandiere, con tanto di rivendicazioni e ringraziamenti: «Noi pochi – scriveva uno di loro – scioperiamo per tutti! Le idee, le convinzioni valgono più di una giornata di lavoro pagata con un contratto vecchio di sette anni». E a chi, sotto, gli faceva notare: «Ma almeno tu hai un contratto…», la risposta era stata: «Sì per fortuna, ma è anche per chi ha contratti ‘a termine’ e pochi diritti». C’è poi chi in passato aveva fatto vertenza al Comune per presunte disparità nei trattamenti economici, con tanto di lettere da parte degli avvocati.

OPERAI ARRESTATI, PARLA IL PROCURATORE – VIDEO

‘Autogestione’ Fra i sette, non tutti viste anche le differenze fra le singole posizioni – c’è chi si è visto contestate ‘poche’ ore e chi intere giornate – emergerebbe un’idea abbastanza condivisa. Ovvero che all’interno del ‘container’ di Vascigliano – punto di riferimento degli operai che lì si cambiavano e mangiavano – fosse in atto qualcosa di non troppo diverso da una sorta di ‘autogestione’. Non è un mistero che fra le linee difensive c’è chi proverà a sostenere che la disponibilità degli operai era totale, che spesso venivano chiamati direttamente per gli interventi necessari sul territorio (riparazioni, sfalci dell’erba e così via) e che in questa sorta di ‘organizzazione autonoma’ – a loro giudizio efficiente – non avrebbero prestato poi troppa attenzione ai badge o a dove si trovavano in quel momento, aspetti considerati più un’appendice che altro. Argomenti, questi, destinati a scontrarsi con tesi accusatorie incentrate non solo sull’effettiva presenza al lavoro, ma anche con l’utilizzo dei mezzi pubblici comunali per fare la spesa o andare a bar. E con il fatto che qualcuno non si è mai mosso da casa, mentre i colleghi passavano il loro badge. Da qui la contestazione del ‘concorso’ in truffa aggravata.

Nessun segnale? Da quanto trapela, gli operai – nonostante gli accessi dei carabinieri in Comune per acquisire documenti – non avrebbero mai avuto il sentore di essere finiti ‘sotto la lente’ o che qualcuno stesse indagando sulle loro condotte. Secondo altri non ci sarebbero stati neppure degli avvertimenti ‘orali’ da parte del sindaco. Ma pare difficile immaginare che l’esposto del primo cittadino – depositato ad ottobre dello scorso anno – non sia stato preceduto da altre segnalazioni, al caposervizio e agli stessi lavoratori. Aspetto che non inficia comunque la sostanza delle contestazioni penali.

Corte dei conti L’indagine dei carabinieri avrebbe già messo in moto la procura presso la corte dei conti dell’Umbria e nelle prossime settimane i sette potrebbero essere raggiunti da inviti a dedurre contenenti contestazioni relative ai danni materiali e di immagine procurati all’erario attraverso le proprie condotte.

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