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Home » ‘Quarto passo’: scontro sulle parti civili

‘Quarto passo’: scontro sulle parti civili

di Elisa Marioni
31 Gennaio 2017
in Cronaca, Dal territorio
Tempo di lettura: 2 minuti di lettura
Il tribunale di Perugia

Il tribunale di Perugia

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Le difese contestano le richieste presentate dalle associazioni di costituirsi parte civile. È questa l’unica novità emersa nel corso della seconda udienza del processo ‘Quarto passo’ sulle presunte infiltrazioni di ‘Ndrangheta in Umbria, che vede alla sbarra 57 imputati. Il punto, per gli avvocati difensori, è proprio l’ammissibilità delle richieste: «Se le associazioni non operano concretamente in Umbria, non possono definirsi danneggiate». Ora la decisione spetta al giudice ed è prevista per il 27 febbraio, quando le parti potranno presentare altre questioni preliminari.

La difesa È l’avvocato Laura Modena a chiedere che non siano ammesse le richieste presentate dalle associazioni contro mafie ed illegalità – come ‘Libera’, ‘Caponnetto’, ‘Borsellino’-  e della Cgil dell’Umbria. Difficile, per lei ed altri legali che difendono vari imputati, trovare validi motivi che giustificherebbero la presenza di queste associazioni al processo e che permetterebbero di considerarli «soggetti danneggiati». Alcune, infatti, seconda la difesa, si sarebbero costituite dopo il verificarsi dei fatti oggetto dell’inchiesta e non avrebbero mai operato attivamente in Umbria. «L’associazione ‘Antonino Caponnetto’ ad esempio – ha detto l’avvocato Modena – è molto attiva nel Lazio, dove ha la sede, ma non risulta aver mai organizzato iniziative concrete in Umbria. La ‘Paolo Borsellino’ dichiara di avere una sede secondaria a Perugia, ma anch’essa non è mai stata attiva nel territorio umbro prima del 2013».

Le parti civili Pronta la risposta dei legali che hanno depositato la richiesta: «La legittimazione delle associazioni c’è». Per l’avvocato Enza Rando di ‘Libera’, non ci sono dubbi: «La nostra richiesta si riferisce ai reati ai quali è contestato il 416 bis, cioè quelli in cui c’è l’aggravante mafiosa – ha detto ad UmbriaOn –  ci costituiamo parte civile solo in alcuni processi, quando i reati sono emblematici per descrivere la presenza delle mafie nei territori; abbiamo 1500 associazioni a livello nazionale e operiamo a Perugia dal 2000 con 11 presidi. Molto prima del verificarsi dei fatti». Per l’avvocato Nicola Di Mario la costituzione di Regione e Comune di Perugia sarebbe legittima, perché «la percezione della presenza di associazioni mafiose sul territorio» avrebbe riflessi negativi sulle attività economiche locali.

Il calendario Ora la palla passa ai giudici, che il 27 febbraio comunicheranno la loro decisione sull’ammissibilità delle richieste. Nella prossima udienza, ci sarà ancora tempo per presentare ulteriori questioni preliminari, che saranno esaminate in quella successiva del 27 marzo. Per entrare nel vivo del dibattimento, invece, bisognerà attendere il 3 aprile, con l’inizio dell’istruttoria: la fase in cui verranno acquisiti gli elementi di prova.

L’inchiesta L’inizio del processo, già rinviato due volte per vizi di notifica, arriva al termine dell’inchiesta che aveva portato all’arresto di 60 soggetti considerati vicini alla ‘Ndrangheta calabrese, con il sequestro di 39 imprese, 108 immobili e 129 autovetture.  Secondo l’accusa, attraverso contratti con assicurazioni e rapporti bancari, operava in Umbria una vera propria ‘holding del crimine’ che da Ponte san Giovanni aveva ramificazioni in tutta la regione e anche fuori, al confine con Marche, Lazio e Toscana. Gli imputati sono accusati a vario titolo di reati che vanno dall’associazione per delinquere all’estorsione, usura, bancarotta fraudolenta e prostituzione.

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