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Home » «Umbria da Covid-free a peggior regione, passo troppo breve»

«Umbria da Covid-free a peggior regione, passo troppo breve»

di Fabio Toni
29 Ottobre 2020
in Ambiente e salute, Coronavirus, In evidenza, Opinioni, Politica
Tempo di lettura: 3 minuti di lettura
ospedale perugia silvestrini ambulatori generica
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«Il coordinamento politico di Senso civico, nei giorni scorsi ha incontrato on line molti operatori del settore sanitario e molti utenti e il confronto ha prodotto un primo documento con il quale si intende dare voce a tutti coloro che in questo momento si trovano a dover far fronte all’emergenza sanitaria e che descrive lo stato della situazione. Il documento formula delle proposte concrete al sindaco di Terni da portare urgentemente sul tavolo regionale». Di seguito un estratto del documento elaborato dal coordinamento.

«Senso Civico denuncia l’attuale situazione emergenziale che vive la nostra comunità. La grave crisi sanitaria che investe in maniera molto forte l’Europa e l’Italia, sta colpendo l’Umbria in maniera più forte che nel resto del paese. Da regione covid free a peggior regione il passo è stato breve. La seconda ondata ci ha trovati più impreparati che altrove. Nei mesi che abbiamo avuto a disposizione l’assessore Coletto e la presidente Tesei non hanno messo in pratica nessuna delle indicazioni ministeriali per il rafforzamento del sistema sanitario regionale, né hanno speso i fondi messi a disposizione. È l’unica regione che ai primi di ottobre si è trovata ad avere lo stesso numero di posti in terapia intensiva che si avevano prima della prima ondata. Già nel decreto legge 9 marzo 2020 erano previste misure straordinarie per l’assunzione di medici, infermieri e personale sanitario e istituite anche unità speciali di assistenza alle persone positive al nuovo Coronavirus non ricoverate in ospedale. Per l’Umbria sono stati destinati 24,2 milioni di euro che non risultano spesi. Nell’ospedale di Terni e nella Usl locale non sono stati assunti nuovi medici o aperti bandi e avvisi per rinforzare il personale sanitario con i fondi Covid. Anzi alcuni hanno accettato proposte di lavoro in altre regioni e le persone disponibili sono ancora diminuite. La situazione che vive l’ospedale è quindi molto critica. la carenza di organico era già un problema più volte sollevato dalle organizzazioni sindacali in tempi di normalità. Al momento si corre per improvvisare una risposta alla nuova emergenza, facendo pressione su un organico già in grave affanno, chiedendo anche attività non previste dalla specializzazione professionale, esponendo gli interessati e la struttura a eventuali contenziosi, nonché i malati a cure che potrebbero essere non appropriate per non adeguata formazione. Per aumentare posti in terapia intensiva si stanno smantellando interi reparti e riducendo l’operatività delle sale operatorie aumentando le liste di attesa degli interventi non urgenti. Tutto ciò in una situazione dove la separazione tra i vari settori covid- non covid diventa molto complicata. Il pronto soccorso è al collasso poiché, a differenza della prima fase del virus è gravato da tutte le patologie, a cui si aggiungono tutti i pazienti con sospetto covid che non trovano più risposte nella sanità territoriale, dove sta saltando il sistema di tamponamento. A questo si aggiungono problemi che provengono dai territori limitrofi. La riduzione dei servizi nei pronto soccorso di Narni e Amelia (che chiude alle 20), la chiusura dell’ospedale di Spoleto. Il sindaco prenda in mano la situazione e avanzi alla Regione le richieste urgenti per invertire la rotta nel nostro territorio:

  • potenziare immediatamente l’organico di medici, infermieri, personale paramedico sia per ospedale che per Usl;
  • riorganizzare un sistema di tracciamento e tamponamento puntuale e completo per i contatti dei contagiati Covid anche mettendo la capacità diagnostica del privato a servizio del pubblico, riconoscendo i costi effettivi ed evitando il business diagnostico;
  • restituire ai servizi territoriali la funzione che essi hanno, cioè di primo presidio sanitario della popolazione. La lotta al virus si può fare domiciliarmente, in molti casi con successo. Bisogna volerlo, indirizzando risorse umane e mezzi nei presidi territoriali, perché possano esercitare una funzione di filtro prima del ricovero ospedaliero. In un servizi pubblico degno di questo nome, poi, promozione della salute, medicina preventiva ,attività di prevenzione, cura e assistenza alla persona per i pazienti cronici sono la missione della medicina territoriale;
  • riaprire a pieno regime i pronto soccorso e primo soccorso esistenti nel territorio circostante;
  • aprire hotel covid a Terni per i contagiati non gravi e per i positivi asintomatici che non hanno un luogo per effettuare la quarantena utilizzando spazi esterni all’ospedale (es. ex Tiffany o alberghi);
  • supportare i medici di medicina generale mettendoli in condizione di poter svolgere l’attività di test sierologici individuando spazi dedicati anche pubblici e personale di supporto.

Se non si farà questo sarà inutile e ipocrita manifestare solidarietà alle realtà economiche cittadine colpite dalle restrizioni regionali e nazionali perché se non si abbassa la febbre del virus la socialità e il normale esercizio delle attività che rendono la nostra vita piena ed intensa non si potranno espletare in sicurezza».

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