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Umbria, un protocollo anti terrorismo

di Lucina Paternesi
1 Luglio 2016
in Cronaca
Tempo di lettura: 3 minuti di lettura
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L.P.

Al confine tra prevenzione e repressione, davanti all’incedere di nuove forme di terrorismo, come quello dell’Isis, serve un cambio di marcia.

La firma del protocollo
La firma del protocollo

La firma Nasce così il ‘Protocollo organizzativo in materia di indagini contro il terrorismo’ firmato venerdì mattina a Perugia tra i vertici delle procure umbre alla presenza del procuratore nazionale antimafia Franco Roberti, i vertici delle forze di polizia dell’Umbria e i rappresentanti degli uffici giudiziari. «Questo protocollo – ha detto il procuratore generale Fausto Cardella – trae la sua ispirazione da una rogatoria internazionale e prevede che si lavori in sinergia tra le varie componenti dello stato. Contro il nuovo terrorismo serve un cambio di prospettiva per fronteggiare e contrastare questa materia nuova al confine tra prevenzione e repressione».

GUARDA L’INTERVISTA A FRANCO ROBERTI, VIDEO

Antimafia Uno scambio informativo tra le procure in ordine ai cosiddetti ‘reati spia’, quelli cioè sintomatici o potenzialmente affini a soggetti considerati pericolosi o vicini ad ambienti terroristici. Il documento firmato e condiviso dalle procure prevede che si dia avvio a un’informativa costante tra le magistrature e che faccia perno sul procuratore generale, elemento di raccordo tra le procure dislocate sul territorio e la direzione distrettuale antimafia. «Questa è un’esperienza già collaudata in materia di  antimafia – ha spiegato Franco Roberti –  anche se non sempre ha funzionato come avrebbe dovuto perché se poi non li tieni in vita, questi protocolli non funzionano più».

Il discorso del procuratore generale Fausto Cardella
Il discorso del procuratore generale Fausto Cardella

Il protocollo, che si basa sulla legge del 17 aprile 2015 riguardo le misure urgenti per il contrasto al terrorismo, anche di matrice internazionale, prevede infatti che, tra le priorità investigative, ci sia proprio il coordinamento tra i procuratori generali e la direzione nazionale antimafia e antiterrorismo. Un coordinamento che appare indispensabile, non soltanto per ampliare e potenziare la rete delle conoscenze, ma soprattutto per prevenire eventuali contrasti tra pubblici ministeri e assicurare il costante scambio informativo tra i magistrati della procura distrettuale e delle procure ordinarie.

Nuovi reati La normativa ha anche introdotto nuove figure di reato nel quadro del contrasto al terrorismo internazionale «caratterizzato dalla molecolarità delle strutture e dalla pulviscolarità delle attività di proselitismo, reclutamento, addestramento e supporto logistico-finanziario ai combattenti islamisti» come si legge nel protocollo. Tra le fattispecie ‘spia’ si fa riferimento a quegli articoli del codice penale che prevedono la costituzione di associazioni sovversive, arruolamento con finalità di terrorismo, attentato, sequestri e cospirazione ma anche possesso e fabbricazione di documenti falsi e addestramento militare.

Fausto Cardella e Franco Roberti
Fausto Cardella e Franco Roberti

Reati ‘spia’ In ordine a questa fattispecie di reati, trattandosi di materie di particolare sensibilità, il protocollo prevede che la procura competente invii la notizia di reato alla procura distrettuale con le informazioni relative ai reati considerati, appunto, spia che possono essere indicativi e utili per le indagini. Rientrano in queste attività illecite anche il traffico e il commercio di stupefacenti, la detenzione di armi, il riciclaggio e il reimpiego di capitali di provenienza pericolosa, le associazioni per delinquere, l’incitamento alla discriminazione razziale e «qualsiasi altro delitto le cui circostanze fanno ritenere che siano inquadrabili in contesti di criminalità organizzata diversi dalla criminalità comune o di stampo mafioso». Sarà poi compito del Procuratore generale presso la corte d’appello l’organizzazione di riunioni tra magistrati per lo scambio di notizie e informazioni e sarà sempre in capo a lui la vigilanza sulla corretta applicazione del protocollo.

Il territorio «In Umbria ci sono state importanti indagini nel passato (come quella sulla moschea di Ponte Felcino, ndr) – ha riferito ancora il procuratore Roberti – ci sono presenze che vengono attenzionate e sul territorio ci sono dei nuclei, anche di matrice islamica, che vengono tenuti sotto controllo da parte della magistratura. Non c’è un pericolo specifico di attentati per questo territorio – ha concluso – perché come per tutta Italia e per l’estero, nessun territorio può essere considerato immune. Per questo l’attenzione deve rimanere altissima».

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