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Home » «L’ospedale di Perugia mi ha ‘ridato’ vita»

«L’ospedale di Perugia mi ha ‘ridato’ vita»

di Simone Francioli
14 Luglio 2017
in Nuoto, Sport
Tempo di lettura: 3 minuti di lettura
Monica Priore (foto tuttodiabete.it)

Monica Priore (foto tuttodiabete.it)

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«Grazie ai medici di Perugia. Mi hanno restituito la voglia di vivere, permettendomi di portare avanti i miei sogni ed i miei progetti». Lei è Monica Priore, campionessa pugliese di Mesagne, e il 22 luglio – a San Foca, in territorio leccese – tornerà in acqua dopo un anno di inattività a causa di problemi legati al diabete mellito di tipo 1, malattia che gli fu diagnosticata all’età di 5 anni: il tutto grazie all’aiuto e agli interventi dei dottori Geremia Bolli e Saverio Arena. Un’esperienza che la nuotatrice ha voluto raccontare.

‘Nuotatrice diabetica’ «Sono Monica Priore – inizia così la lunga lettera indirizzata al ‘Santa Maria della Misericordia’ di Perugia – e, probabilmente il mio nome non dice nulla, anche se è apparso più volte sulle cronache nazionali dei media, identificata come la ‘nuotatrice diabetica’. Posso raccontare una storia di malattia, di sport e di vita, e spero di non rattristare nessuno, visto che il mio obbiettivo è ben diverso.  Malattia, gran brutta parola, che deprimerebbe, ma quando a soli 5 anni di età ti viene diagnosticata una patologia cronica come il diabete mellito di tipo 1, cosa si fa? Ti lamenti a vita e passi la tua esistenza in perenne depressione? O cerchi una soluzione che ti permetta di vivere e non di sopravvivere?».

Approdo fortunato La Priore spiega che «in uno dei miei tanti viaggi della speranza, li chiamo così perché sono andata in giro per anni alla ricerca di un diabetologo, sono approdata a Perugia dove ho incontrato uno scienziato di fama internazionale, il professore Geremia Bolli. Non è stata la sua notorietà a colpirmi, quanto il suo operato: sono di natura diffidente e ho una personalità complessa, per arrivare a conquistare la mia stima non è semplice. Ma il ‘Prof’, io lo chiamo così, ci è riuscito, con la sua competenza, la sua umanità ed umiltà. Grazie a lui ho potuto perfezionare le mie conoscenze sul diabete, abbiamo provato varie strade per stabilizzare le mie glicemie e direi che la perseveranza è stata premiata. Questo incontro è stato uno dei momenti catartici della mia vita, che mi ha permesso di essere quella che sono oggi, una persona che lotta ogni giorno per vivere e non sopravvivere».

Diabete, lotta e sport L’atleta pugliese prosegue: «Una volta accresciuta la mia voglia di reagire al diabete, ho iniziato a lottare utilizzando lo sport come mezzo; amo nuotare essendo una pugliese doc, e non poteva essere diversamente. Mi sono servita proprio del nuoto per lanciare messaggi di speranza ai ragazzi diabetici ed alle loro famiglie e per creare un pò di informazione su questa patologia, che molto spesso viene confusa con il diabete di tipo 2. Gareggio nel circuito nuoto master Fin. e devo dire che mi sono presa diverse soddisfazioni. Proprio dieci anni fa, il 21 luglio 2007, ho attraversato a nuoto lo stretto di Messina. Ho potuto gridare al mondo intero: ‘Sono diabetica ma ci provo, basta volerlo!’. Sono stata la prima diabetica di tipo 1 in Europa a realizzare quel tipo di impresa. Un’altra impresa ‘storica’ l’ho realizzata il 4 settembre 2010, quando ho percorso a nuoto i ventuno chilometri che separano Capri da Meta di Sorrento nel golfo di Napoli. Nell’estate 2015, da giugno ad agosto, ho portato a termine la mia ennesima sfida, che mi ha portata a girare in camper tutte le regioni italiane per promuovere l’importanza dell’attività fisica e per far conoscere il diabete a chi lo ignora, con il tour intitolato ‘Volando sulle Onde della Vita’, 22 tappe, 7650 chilometri percorsi in camper e 60 chilometri di nuotata.  Il 13 novembre 2016 sono stata insignita del titolo di Cavaliere dell’ordine al Merito della Repubblica Italiana dal presidente Mattarella ‘per la testimonianza dell’importante contributo dello sport nel superamento dei limiti derivanti dalla malattia’.

Lo stop e il recupero Si arriva dunque alle vicissitudini recenti: «Dopo tante imprese quest’anno sono stata costretta a fermarmi, per altri seri problemi di salute che mi impedivano di allenarmi. Ero disperata perché avevo un altro progetto in cantiere che si intitola dolce mare, una nuotata in mare con i ragazzini diabetici pugliesi, per la prima volta in Italia si sarebbe visto un evento del genere. Continui esami clinici e visite mediche, senza però mai trovare una soluzione definitiva al mio problema. Ero avvilita, credevo di dover rinunciare al progetto , quando ho incontrato un altro medico di Perugia mentre ero sempre più barcollante. Il dottore Saverio Arena mi ha rasserenata e mi ha assicurato che dopo l’intervento chirurgico cui sarei stata sottoposta , sarei tornata a nuotare. Sono stata dimessa qualche settimana fa ed ora posso dirlo: il prossimo 22 luglio, dopo un anno di inattività, scenderò nuovamente in acqua, questa volta affiancata da altri giovani diabetici per far vedere che siamo tanti e che purtroppo questa patologia sta aumentando sempre più».

Ringraziamenti «A fine traversata – conclude nella lettera – il mio primo pensiero andrà sicuramente al professor Bolli ed al dottor Arena, che mi hanno permesso di portare avanti i miei sogni ed i miei progetti, continuando a lottare per tutti i diabetici di tipo 1, presenti in Italia. La vita è un dono e va vissuto al massimo delle nostre potenzialità, qualunque siano. Non potevo fermarmi e l’ospedale di Perugia mi ha restituito la voglia di vivere, di fare sport. Grazie Perugia».

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