Paolo Pileri, dieci anni senza un campione

Terni, se n’è andato il 13 febbraio del 2007: un uomo schivo, mite, ma che in sella ad una motocicletta da corsa tirava fuori una grinta, una tenacia, un coraggio insospettabili

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di W.P.

Il dottor Costa, il medico dei corridori motociclisti si commuoveva sempre quando un pilota infortunato si schierava al via di una corsa, incurante degli acciacchi e del dolore. Non ci ha mai fatto il callo. Eppure la prima volta che gli successe fu nel 1974. A Brno al gran premio di Cecoslovacchia.

La frattura Fu Paolo Pileri a mostrare all’allora giovanissimo medico, di che pasta era fatto un campione motociclista. Pileri cadde durante la corsa delle 250, cui partecipava con una Yamaha privata. Clavicola fratturata. “Devi restare qui in ospedale”, gli dissero. «Che? – replicò lui con la sua voce flebile – Io tra poco ho la corsa delle 125. Non se ne parla proprio!». Ingessato, tornò al circuito. Fece schierare al via (era in pole) la sua Morbidelli 125, una moto ufficiale. Il dottor Costa gli tolse il gesso, lo sostituì con una benda rigida. E Pileri partì. Male, perché allora si partiva a motore spento: il pilota doveva spingere la moto, balzare in sella e lasciare la frizione. Il motore rombava e… via! Strinse i denti, Pileri, e s’avviò tra gli ultimi. Però dopo…

La beffa Assistito da una moto superlativa si gettò all’inseguimento, sorpassò uno ad uno gli avversari, raggiunse in testa il campione del mondo Kent Anderson e lo superò. Ma non era finita. A duecento metri dal traguardo rimase senza benzina. Il motore della Morbidelli era un gioiello, ma senza benzina c’era poco da fare. Pileri spinse la moto. Taglio il traguardo, grondando sudore per la fatica e il fortissimo dolore alla clavicola. Fu secondo. Sul podio Anderson, il vincitore, gli alzò il braccio, quello buono, celebrandone il gesto. L’anno dopo, con la Morbidelli, il pilota ternano vinse il campionato del mondo.

Il dolore E’ scomparso il 13 febbraio 2007, Paolo Pileri. Dieci anni fa. Un campione schivo, un uomo mite che in sella ad una motocicletta da corsa tirava fuori una grinta, una tenacia, un coraggio insospettabili. A correre aveva cominciato nel 1968, categoria cadetti, classe 60 cc. Arrivò quarto nella classifica finale. Usava lo pseudonimo di “Richard”, per non far stare in pensiero quelli di casa. Ma il segreto durò poco. Nel 1969 passò tra gli juniores, nalla classe 125, con una Motobi. Fu secondo assoluto nel campionato italiano. Da lì fu sempre un crescendo. Conclusa l’attività agonistica divenne manager di un team che portava il suo nome. Portò Loris Capirossi a vincere due titoli mondiali e Valentino Rossi all’esordio in un team ufficiale.

Il ricordo Lo stroncò un malore improvviso, mentre stava nella sua officina. Aveva 63 anni. Il motoclub di Terni cambiò la propria denominazione in “MC Liberati-Pileri” legando la memoria dei due campioni mondiali di motociclismo che Terni può vantare. Lunedì, il motoclub ricorda Paolo Pileri con un raduno di moto e con un corteo che andrà a deporre una corona d’alloro al cimitero di Papigno, dove riposa. L’appuntamento è per le 14 allo stadio di Terni.

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