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Home » Foligno, ansia Topino: servono almeno 4 anni

Foligno, ansia Topino: servono almeno 4 anni

di Redattore
15 Marzo 2017
in Attualità, Dal territorio, Politica
Tempo di lettura: 3 minuti di lettura
Il fiume Topino

Il fiume Topino

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di P.C.

Non solo le forti piogge. Il fiume Topino rischia l’esondazione soprattutto perché non è ben curato, gli argini cedono e i rifiuti si accumulano, provocando dei ‘tappi’ al corretto defluire dell’acqua.

TOPINO: L’ACQUA ‘COPRE’ LA CASCATA – IL VIDEO

I milioni stanziati Poi, quando arriva il maltempo, come quello che ha attraversato l’Umbria la scorsa settimana, le bombe d’acqua mettono in serio pericolo la tenuta del fiume, che rischia di esondare in vari punti, come documentano le nostre foto. Non è normale si innalzino le acque in tempi così rapidi e con piogge non esagerate. Per questo motivo, il ministero ha stanziato 24,5 milioni di euro destinati proprio alla salvaguardia idrogeologica di Foligno dalle piene del fiume Topino. L’annuncio lo scorso dicembre.

Accordo di sei anni fa La somma rientrava nell’accordo integrativo siglato fra il ministro Gian Luca Galletti e la presidente Catiuscia Marini e si inseriva nel più ampio ‘accordo quadro’ sottoscritto nel 2010 tra Regione e ministero: già in quella prima intesa erano contemplati interventi di riduzione del rischio idraulico sul bacino del fiume Topino nel comune di Foligno. Interventi finanziati sei anni più tardi ma al momento rimasti ancora su carta, visto che i lavori non sono cominciati.

I fondi della Regione Se ne lamenta, in un comunicato, la Lega Nord di Foligno, che fa riferimento anche ad un finanziamento di 8 milioni e 750 mila euro, stanziati e mai utilizzati nel tratto folignate del Topino. La questione, apprendiamo dagli esponenti del carroccio, è legata anche alla modalità dell’intervento, cui in passato si sono opposti alcuni comitati cittadini. «Oggi, come un anno fa, ci ritroviamo allo stesso punto, a dover impegnare le forze della Protezione Civile, già ampiamente occupate a far fronte all’emergenza del sisma, per monitorare la situazione. Cosa vogliamo attendere ancora?», questa la domanda della Lega.

Dove sono i soldi? Una domanda cui abbiamo provato a rispondere interpellando le istituzioni competenti. A cominciare dalla Regione, dove l’assessorato interessato è quello guidato da Fernanda Cecchini. A seguire l’iter è Diego Zurli, coordinatore ambito ‘territorio, infrastrutture e mobilità’, che ha ricostruito per noi tutto l’iter progettuale: appena terminata la fase preliminare, si entra ora in quella definitiva e nel giro di 12-18 mesi si dovrebbe arrivare al bando definitivo e all’appalto dei lavori. Un iter complesso che prevede una seria di passaggi, a cominciare dalla Valutazione di impatto ambientale. Anche per l’arrivo dei finanziamenti ministeriali l’iter è complesso: «I fondi sono attualmente sono alla registrazione da parte della Corte dei Conti e presto saranno disponibili». Intanto si lavora sul progetto.

Un genesi complicata per un intervento che ha subito numerosi aggiustamenti in corso d’opera. Una storia intricata. Ce la siamo fatta spiegare da Candia Marcucci, direttore generale del ‘Consorzio di Bonificazione Umbra’, nome arcaico che conserva in sé il suono della sua radice latina: «Bonus facere, fare cose buone, rendere buono», dice con orgoglio la Marcucci. «Tutto cominciò negli anni novanta – racconta – quando uno studio accademico evidenziò come l’area fosse particolarmente esposta alle inondazioni, quello che tecnicamente viene definito ‘rischio idraulico’. Si arrivò quindi al primo progetto, finanziato poi con il primo accordo di programma Regione-Ministero».

Il primo progetto prevedeva l’abbattimento dei ponti, che, essendo bassi, costituiscono un ostacolo al defluire dell’acqua quando il fiume è in piena, provocando di fatto le esondazioni (anche a causa dei residui e dei detriti che fanno da ‘tappo’). Un intervento radicale, quindi, che però non andava giù ai cittadini, legati ai ponti da un rapporto emotivo oltre che per il loro valore storico-architettonico. «Quando la Soprintendenza pose il vincolo sul ponte di viale Firenze – continua il direttore Marcucci – il progetto fu radicalmente modificato e intanto i fondi furono utilizzati per avviare il primo lotto, fra Bevagna e Cannara, i cui lavori sono in via di ultimazione. Intanto cominciò lo studio per un nuovo intervento, che non intaccasse i ponti».

Un progetto complesso e articolato che cambiava radicalmente il senso dell’intervento: anziché favorire l’espansione dell’acqua ‘verso l’alto’ si tenterà di ‘abbassare’ il fiume, erodendone il fondo e rendendo l’alveo più capiente. Restano comunque tutte le cautele, vista la vicinanza con le fondamenta del ponte di viale Firenze, dove ci sono reperti di epoca medievale e la presenza delle mura urbiche, che ovviamente non devono essere intaccate. Il secondo problema è di tipo idraulico: ‘abbassando’ il fiume, i ponti diventano meno stabili e quindi vanno messi in sicurezza con un’opera di consolidamento. Infine, aumentando la portata dell’acqua si corre il rischio di sovraccaricare le zone più a valle. Per questo motivo, all’altezza di Cannara, saranno realizzate delle ‘casse di espansione’: in parole povere, un sistema per convogliare l’acqua e produrre una ‘esondazione controllata’ nel caso di piene eccessive.

Tempi: entro fine 2018 i lavori dovrebbero essere appaltati. Il cronoprogramma dei lavori prevede un tempo fra i 2 e i 3 anni. Entro la fine del 2021, quindi, il fiume Topino dovrebbe essere messo in sicurezza e Foligno non dovrebbe più rischiare una esondazione. Sui lavori c’è una sorta di ‘certificato di garanzia’. L’intervento dovrebbe garantire una relativa sicurezza a Foligno per almeno 50 anni.

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