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Home » Teatro Verdi: «Revoca iter? Su quali basi?»

Teatro Verdi: «Revoca iter? Su quali basi?»

di Simone Francioli
9 Giugno 2020
in Cultura, Opinioni, Politica
Tempo di lettura: 3 minuti di lettura
Salvati e Melasecche: vecchio e attuale assessore ai lavori pubblici

Salvati e Melasecche: vecchio e attuale assessore ai lavori pubblici

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di Benedetta Salvati
assessore ai lavori pubblici del Comune di Terni

Sul percorso ormai avviato da questa amministrazione per restituire alla città il teatro Verdi non è possibile continuare ad assistere a polemiche e a attacchi dei quali francamente si fa fatica a comprendere gli obiettivi. Attacchi che a volte non sono stati semplici critiche, alle quali non ci sottraiamo di certo, ma che hanno tracimato nelle offese personali, o in elaborazioni che trovano ben pochi riscontri tecnici nella realtà.

L’ARCHITETTO GIANI: «SINDACO, SOSPENDA L’ITER»

Gli obiettivi della nostra amministrazione sono stati sempre chiari, perseguiti nella massima trasparenza, prendendo le decisioni che ci competono, assumendoci le responsabilità proprie del mandato che ci è stato conferito. Ricordiamo per l’ennesima volta che – rispetto alla questione del teatro Verdi, chiuso da dieci anni – ci siamo dovuti confrontare con una vera e propria emergenza culturale della città, dovendo anche riparare alle falle di procedimenti già intrapresi e non portati a termine. Gioverà inoltre ricordare che sul teatro Verdi sono stati posti dei vincoli. La nostra amministrazione – come è noto – è ripartita da lì: dal confronto con la Sovrintendenza e poi da quello con gli Ordini professionali e con il consiglio comunale.

Considerati i vincoli posti abbiamo chiesto ai nostri tecnici di individuare un percorso, il più alto possibile, per far sì che il teatro possa tornare a disposizione dei cittadini più bello e più funzionale, adeguato alle esigenze di Terni, delle sue stagioni teatrali e musicali, dei concorsi internazionali che la caratterizzano, a cominciare dal concorso pianistico ‘Casagrande’ e di nuove iniziative che potrebbero essere attratte da una struttura finalmente all’altezza sia a livello tecnologico che di comfort per gli spettatori.

Il 21 aprile scorso abbiamo proceduto alla pubblicazione del bando del concorso di progettazione internazionale. Siamo entrati così nella fase operativa finale che consentirà alla città di avere un progetto importante per un teatro nuovo, rispettoso dei vincoli, del suo passato, ma soprattutto pensato per rispondere ai migliori standard funzionali e tecnologici, di adeguata capienza, di forte identità e riconoscibilità architettonica, destinato anche all’opera lirica, oltre che a tutte le tipologie di spettacolo adatte per una struttura di questo tipo.

La predisposizione del bando ha fatto seguito ad una minuziosa attività dei nostri uffici della direzione lavori pubblici, che hanno collaborato con gli ordini provinciali degli ingegneri e degli architetti. Abbiamo così potuto utilizzare la piattaforma informatica del consiglio nazionale degli Architetti Cnappc per la diffusione del bando. Anche nella scelta della commissione è stato adottato un criterio che ci consentirà di avvalerci di autorevoli professionisti provenienti dal mondo accademico nazionale.

Ora qualcuno ci chiede di revocare questo bando di concorso di progettazione non si sa bene su quali basi logiche e giuridiche. Qualcun altro ritiene che pareri di grandi personaggi della cultura e dello spettacolo, completamente estrapolati dal contesto e che probabilmente non sono al corrente dei particolari della situazione, possano contare più delle scelte politiche e tecniche già compiute e anche degli stessi vincoli posti da enti sovraordinati, infischiandosene evidentemente del rispetto delle scelte democratiche, del rispetto del lavoro dei colleghi architetti e ingegneri, ma anche dei procedimenti amministrativi e soprattutto della legalità.

Amministrare una città significa confrontarsi continuamente con la complessità degli interessi rappresentati, ma scegliere poi nell’interesse superiore della comunità intera, rispettando le normative e i procedimenti amministrativi. È quello che stiamo provando a fare, con tutti i nostri limiti. Ci sembra, anche sul Verdi, di aver dimostrato di voler fare e di saper fare. Un’ultima nota in risposta all’architetto Giani. Per l’intervento complessivo sul Verdi è stata ipotizzata una spesa di circa 12 milioni di euro. Come è noto le disponibilità economiche al momento sono pari ad 4.656.783,33 euro, fondi provenienti dalla Regione, dal bilancio comunale e dal Mibac, che non consentiranno il completamento dei lavori, ma soltanto di coprire i costi della procedura progettuale e la realizzazione di un primo stralcio funzionale. In questo primo stralcio dovranno essere necessariamente comprese sia opere strutturali che di finitura.

Questa è la condizione affinché non ci venga ritirato il finanziamento, considerato il tempo finora inutilmente trascorso. Dunque con i fondi a disposizione si realizzeranno il consolidamento della sala, la nuova copertura e il nuovo ridotto da 200 posti. Sarà dunque anticipato solo ed esclusivamente l’utilizzo del ridotto e questo – lo ripetiamo – ci consentirà di completare la procedura per l’utilizzo dei primi 4 milioni e 656mila euro, altrimenti persi. Pur tra mille problemi, pur nella complessità del procedimento, l’iter per restituire alla città il teatro sta andando avanti. Speriamo che questo non dispiaccia a nessuno, oppure vogliamo continuare a privare la città del suo teatro per altri dieci anni o vent’anni?

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